Ricordati di me

ITALIA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2003
Ricordati di me
Giulia, che sognava di diventare una grande attrice, fa l'insegnante al liceo e Carlo, che si vedeva romanziere, è funzionario in una società finanziaria. I loro sogni di gloria sono stati vanificati dall'arrivo dei figli, ora adolescenti. Ed è proprio la determinazione di Valentina nell'arrivare a fare la soubrette in televisione che incrina la serenità familiare risvegliando desideri sopiti e mettendo in crisi anche il fratello Paolo, finché tutti si interrogheranno sulla possibilità di ricominciare, dopo varie peripezie, tutto da capo.
  • Altri titoli:
    Remember Me, My Love
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: FANDANGO
  • Distribuzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE
  • Data uscita 14 Febbraio 2003

TRAILER

NOTE

- CANDIDATURA AI NASTRI D'ARGENTO 2003 PER LA MIGLIOR CANZONE ("RICORDATI DI ME") DI PACIFICO.

CRITICA

"Come in 'L'ultimo bacio' i movimenti di macchina da presa sono frenetici e angoscianti per sovrabbondanza, ma in 'Ricordati di me' hanno la voracità insopportabile di chi deve sopraffare un dolore persistente. Perché Muccino sempre la stessa storia ci racconta, ma stavolta la disillusione è più netta, non dà tregua. E si condensa in due estremi, la debuttante Romanoff che buca lo schermo con la sua corrotta prepotenza e il bravissimo Bentivoglio ridotto a larva dalla propria vita quotidiana. Musiche e canzonette per stridere, attori straziati dai sovratoni magistralmente giostrati dalla Morante. Un pugno nello stomaco che racconta l'oggi senza chiudere gli occhi e senza snobismi. Un film talvolta squilibrato, ma sempre potente, diretto e recitato a pugni chiusi. Con quello che resta della famiglia italiana raccolta davanti alla tv, tutti a guardare la figlia velina. Tutti a pensare come uscirne. Mentre i cellulari scandiscono, un perenne, minaccioso: 'Il telefono potrebbe essere spento'." (Piera Detassis, 'Panorama', 20 febbraio 2003)

"Bravo Muccino: lontano da retoriche populiste o snobismi altoborghesi, riporta la cinepresa dentro una famiglia media, esplorando quel presente italiano che oggi pochissimi sanno restituire su pellicola. Abbiamo trovato un nuovo Dino Risi? Forse. Intanto 'Ricordati di me' somiglia più a un Antonio Pietrangeli, febbrile e moderno". (Alberto Anile', Tv Sorrisi e Canzoni', 15 febbraio 2003)

"'Ricordati di me', quarta regia di Gabriele Muccino è un bel film sull'Italia di oggi, sui suoi desideri banali e chiassosi, sulle sue guerre sotterranee e sanguinose. E' anche un bel film in assoluto? Sì e no. Talvolta Muccino sembra saperla fin troppo lunga e i personaggi soffocano un poco sotto l'implacabile schema sociologico; più che vivere di vita propria sembrano risultanti di una sommatoria statistica, suonano a tratti troppo tipici per crederci fino in fondo. Ma è vero che la loro tragica inconsistenza, la dipendenza reciproca che li condanna ad esistere solo 'dentro' la famiglia che li castra e li avvilisce, è il cuore stesso del film. E Muccino strappa alla loro banalità diverse scene memorabili. (...) Convincono meno invece i personaggi maschili. Ma non è certo colpa degli attori, né carenza di scrittura o di regia. E' il maschio oggi a essere debole, sfuggente, sfocato come in un film di Woody Allen, e il tristissimo sorriso finale di Fabrizio Bentivoglio è il suggello perfetto di questo film teso, incalzante, senza pause. Che magari attribuisce a Hegel una frase di Hofmannstahl, ma sa catturare in un dettaglio, un gesto, uno sguardo, le aberrazioni del contemporaneo. Come accade quando gli autori parlano di un mondo che conoscono davvero, e magari hanno l'età dei loro personaggi". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2003)

"Non sarà il caso di cominciare a parlare di 'neo-neorealismo'? Le etichette valgono quel che valgono; però è un fatto che 'Ricordati di me' parla degli italiani come facevano, decenni fa, i neorealisti o i registi della commedia all'italiana: con la macchina da presa ficcata bene a fondo dell'attualità (...) Muovendo da argomenti che riguardano ciascuno di noi, il regista ha scelto di fotografare la realtà senza concessioni né sconti di pena, con un'esattezza a-ideologica che non esclude, però, la partecipazione. A volergli fare le bucce, l'unico appunto potrebbe riguardare l'eccessiva dilatazione della carriera televisiva di Valentina, assunta a emblema della società dell'apparire ma le cui avventure non aggiungono poi molto alle cose che sapevamo già sul Moloch televisivo e sul suo modo di fagocitare l'immaginario della gente, risputandolo sotto forma di spazzatura". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 febbraio 2002)

"In realtà Muccino, il Luciano Emmer del 2000, ci avverte che è impossibile coltivare sogni che vadano oltre le ristrettezze dei valori di oggi. Convince con il suo film migliore, avvolgendo le storie che corrono parallele con uno sguardo di cinema affannato e nevrotico come i personaggi, usando non a caso tutto il materiale di Nostra Signora Fiction: famiglia, amore, amante, destino. E largheggiando, dopo una prima parte tesa, impietosa e cattiva, nei colpi bassi della sorte, sfruttando un incidente da deus ex machina per il ritorno di una finta serenità. La verità è che i genitori sono smarriti, hanno esaurito certezze e i figli sono neutrali, impotenti, privi di veri desideri: il regista sta, anche generazionalmente, in mezzo, da una parte guardando la patetica coppia in esercizio di odio-amore, dall'altra solidale col fratello Silvio Muccino e la scosciata Nicoletta Romanoff. Perfetti come sono, icone pop di una società confusa che il film rispecchia sociologicamente benissimo, pur non carpendo l'attimo poetico della sconfitta, singola e collettiva, e quell'atroce dolore dell'impossibilità di tornare indietro per ricominciare daccapo". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2003)

"Il set è Roma, esterni e interni non solo fisici ma pure emozionali di chi alla città ci appartiene, ne conosce da dentro la facciata buona e borghese e dunque non rischia di essere stritolato. Cinema romano puro quello di Gabriele Muccino che per qualche strana alchimia sembra il rovescio schiaffeggiato di Nanni Moretti - nonostante le idiosincrasie qui hanno in comune la sceneggiatrice Heidrun Schleef - e pure dell'ultimo Mimmo Calopresti che del resto ha scritto 'La felicità non costa niente' con Francesco Bruni, stesso 'pool' di sceneggiatori ma dentro Roma da 'straniero' ha finito col perdersi un po'... 'Ricordati di me', incursione nei salotti buoni di una famiglia come tante, annichilita dalla tv. E da molto altro, nel caso dei genitori sogni lasciati nel cassetto, tran tran quotidiano, quel gusto della 'trasgressione' che per lui sono le 'pizzate' con gli ex-compagni di scuola però sul bordo della piscina e per lei (scopriremo) qualche storia che 'quando stai con uno che dopo si rimette subito la cravatta anche il matrimonio sembra migliore'". (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 5 febbraio 2003)
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