Rent

USA - 2005
Nell'East Village newyorkese, tra il 1989-1990, si snodano le avventure di un gruppo di sconsiderati bohemienne alle prese con la durezza della vita. Roger è un musicista che vorrebbe scrivere testi musicali ma la sua vena artistica si è esaurita dopo il suicidio della sua fidanzata. Neanche l'incontro con Mimi Marquez, una ballerina che vive al piano di sotto, riesce a scuoterlo dal suo torpore e a restituirgli la voglia di vivere e di gettarsi con entusiasmo in una nuova storia. Il coinquilino di Roger, Mark, è anche lui un artista incerto tra arte e business e alla ricerca di un proprio equilibrio e della possibilità di realizzare un film. La sua fidanzata Maureen lo ha appena lasciato per una rampante avvocatessa di nome Joanne. C'è poi Tom Collins, un professore di filosofia, che viene salvato da un'aggressione per la strada dalla persona che stava cercando da sempre: un eccentrico percussionista di strada che si fa chiamare Angel. Mentre il gruppo fa i conti con gli inganni dell'amore, la durezza della vita e l'AIDS, Benny, che ha sposato per interesse la figlia del loro padrone di casa, minaccia di sfrattarli.

CAST

NOTE

- COREOGRAFIE: KEITH YOUNG.

CRITICA

"L'uovo di Columbus. Soluzione semplice a un problema complesso: per portare al cinema 'Rent', musical di Broadway da Pulitzer ispirato a 'La Boheme' di Giacomo Puccini, il regista Chris Columbus scrittura gli stessi bravissimi attori-ballerini-cantanti della versione teatrale del 1996 firmata Jonathan Larson. Sì, va bene... ma sono passati dieci anni! Come possono essere credibili dei quasi quarantenni nei panni di giovanissimi bohemien newyorchesi alle prese con aspirazioni artistiche, sesso, droga, rock'n'roll e Aids? Questi giovani sono già dannatamente vecchi. Il fascino di 'Rent' stava nel descrivere quell'attimo fuggente che in questo film è già fuggito durante i titoli di testa. Ci voleva una magia alla Harry Potter ma Columbus, che ha abbandonato la regia della saga del maghetto al secondo episodio perché ai ferri corti con l'invadente J.K. Rowling, ha perso il senso di 'Rent' come Macaulay Culkin perdeva l'aereo in una sua ottima commedia del 1990. Ecco l'ennesima occasione sprecata di una carriera partita alla grande (suoi gli adorabili copioni de 'I gremlins' di Dante e 'Piramide di paura' di Levinson) e finita purtroppo in pellicole patinate, fasulle e senza un briciolo d'anima." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 aprile 2006)

"Dopo 'Il fantasma dell'Opera' e 'Producers', 'Rent' è il terzo musical top di Broadway che s'immola a una riduzione fuori tempo massimo per il gusto medio. Più di tutti questo, che parla di 525.600 minuti degli artisti gay e tossici dell' Aids generation dell' East Village nello stile di 'Hair'. In scena lo show era completamente cantato, qui gli inserti di dialogo che non aiutano la causa, anche perché il regista Chris Columbus, pur con ottimo cast a disposizione (quello del teatro, più Rosario Dawson) non ha il gusto del musical, eccetto che in due scene di gran ritmo, il tango e il blues in metrò. Sorretto da una partitura senza slanci di Jonathan Larson, l'autore che morì la sera prima del debutto, e da uno sviluppo narrativo tutto orizzontale, il film si affida ai fans di stretta osservanza e attualizza le sexy sregolatezze della vita di Bohème con 30 secondi di Puccini nel finale quando la new Mimì muore e rinasce." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2006)
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