Red Sparrow

USA - 2018
2/5
Red Sparrow
Dominika Egorova è una prima ballerina che viene reclutata nella "Sparrow School", un servizio di intelligence russo, dove viene educata a diventare una letale amante e seduttrice. La sua prima missione ha come obiettivo Nathaniel Nash, un ufficiale della CIA che monitora le infiltrazioni dei servizi segreti della Russia.
  • Durata: 139'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Jason Matthews
  • Produzione: PETER CHERNIN, STEVEN ZAILLIAN, JENNO TOPPING, DAVID READY PER CHERNIN ENTERTAINMENT, FILM RITES
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 1 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Francis Lawrence cavalca ancora l’onda della rivoluzione “giovane” di Hunger Games. Ama le grosse produzioni, gli ambienti eleganti e le eroine che cercano di ribaltare i potenti e il sistema. In Red Sparrow, il regista ritrova la sua musa Jennifer Lawrence (non c’è alcuna parentela) e la proietta nella Russia post Guerra Fredda.

Dominika Erogova è la prima ballerina del Bolshoi e pensa di essere sul tetto del mondo. Si prende cura della madre malata, è ambiziosa, e la sua bellezza è un’arma aggiunta. Ma le invidie sulle luci della ribalta le distruggono il futuro. In stile I, Tonya, le spezzano una gamba durante uno spettacolo ed è costretta a ritirarsi dalle scene. Lei si vendica con le stesse armi, rompendo la mascella di una collega. Il teatro la licenzia e lo spettro della miseria si avvicina, così Dominika si rivolge allo zio, un pezzo grosso dei servizi segreti: diventerà una “Sparrow”, una spia letale in grado di manipolare le pulsioni degli uomini.

Il film è tratto dal romanzo Nome in codice: Diva, il primo di una trilogia scritta dall’ex agente della Cia Jason Matthews, di cui fanno parte anche Il palazzo degli inganni e The Kremlin’s Candidate. Inizialmente l’adattamento per il grande schermo doveva essere diretto da Darren Aronofsky, poi da David Fincher (con protagonista Rooney Mara). Alla fine è arrivato Francis Lawrence, che ancora risente dei suoi esordi con videoclip e spot pubblicitari. Costruisce scenografie pompose e fa in modo che la sua pupilla, in un modo o nell’altro, non perda il tocco glamour. La mente è all’estetica invece che alla sceneggiatura, dove la durata di 140 minuti potrebbe scoraggiare anche chi si arma di santa pazienza.


 


Le lungaggini sono molte, con la prima mezz’ora che fa il verso a Mata Hari e alle sue illustri colleghe. Francis Lawrence scimmiotta i classici, cerca di mettersi sulla scia di Salt, Lucy e Atomica bionda, perdendosi nei meandri di Mosca e Budapest. Fa spogliare la sua omonima Jennifer per mantenere sveglia la platea, e aggiunge un’infarinatura gore per gli amanti del sangue.

L’obiettivo era di costruire una spy story dura e cruda, consigliata solo a chi ha uno stomaco forte. Ma l’andamento è farraginoso, e la vena action lascia il posto a inquadrature anonime e a tempi inutilmente dilatati. Il tema della mercificazione del corpo (oggi di grande attualità) va a farsi benedire. L’unica nota positiva resta la presenza di Charlotte Rampling, che dà tutto il suo carisma alla “perversa” di turno.

CRITICA

"I cinéfili a proposito di titoli come «Red Sparrow» usano l'espressione «guilty pleasure» riferendosi ai film che non valgono nulla, ma garantiscono godurie sul piano dello sbrigliato, se non sbracato divertimento. E in effetti lo spythriller cucito addosso alla diva più amata dai giovani, la Jennifer Lawrence di «Hunger Games», si guadagna la qualifica galoppando sullo schermo per ben 139 minuti, non mitigando i toni disperati e cupi e rinunciando, così, alla routine usata per compiacere il gusto medio del grande pubblico. Anche il vorticoso alternarsi in stile bondiano delle suggestive location tra Mosca e Budapest, Vienna e Londra contribuisce a tenere vivo il livello di suspense, senza peraltro perdere mai divista il ruolo cruciale assegnato a una Guerra Fredda che solo gli ingenui riterrebbero morta e sepolta (...). Tutto sommato, però, l'affine «Atomica Bionda» con Charlize Theron (...) cercava e trovava soluzioni meno prevedibili: se qualcuno, infatti, dovesse pensare che nel tourbillon di colpi e controcolpi di scena di «Red Sparrow» sia andato perduto anche un dettaglio del repertorio tramandato della francese Anne Parillaud alias «Nikita», si sbaglierebbe di brutto. I doppi, triplici o quadruplici giochi dei servizi segreti qui ci sono tutti, ma proprio tutti, e un timido pizzico di novità la si può reperire solo nelle succitate acmi parossistiche e nelle temerarie scene di nudo o tortura." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 marzo 2018)

"La dotata Dominika/Jennifer Lawrence esegue egregiamente. Ma il contatto con la vittima designata, l'agente Cia che è un fusto ancorché un po' sgualcito, provoca inattesi cortocircuiti. Da un romanzo scritto da un ex agente Cia, non si limita a risvegliare un genere in chiave vintage ma lo fa con una certa originalità." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 1 marzo 2018)

"Red Sparrow è forte di una buona base letteraria, ovvero il primo volume di una trilogia firmata da Jason Matthews che, vantando un'ultratrentennale carriera di uomo Cia, ha saputo convogliare la sua esperienza sulla pagina affermandosi come nuovo astro del thriller spionistico americano. (...) il film si intona al testo offrendo un'immagine convincente e insieme romanzesca delle trame sulla mappa planetaria ridisegnata dalla Caduta del Muro. L'austriaco Francis Lawrence di 'Hunger Games' dirige l'avventura con piglio fluido ed elegante; e la grintosa Jennifer (anche lei) Lawrence, nei panni di Dominika (...) con la sua presenza scenica domina sul bel triangolo maschile composto da Joel Edgerton (Nash), Matthias Schoenaerts e Jeremy Irons." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 marzo 2018)

"Salvo nei pochi anni dell'alleanza Roosevelt-Stalin contro italiani, tedeschi e giapponesi, nei film americani la Russia è regolarmente tetra, notturna, nevosa, proprio come lo era la Germania, fosse del Kaiser o del Fuehrer. La connotazione ambiental-climatica oppressiva permane in 'Red Sparrow'. Ricostruita a Bratislava e Budapest (ex città dell'Austria-Ungheria), la Russia appare come il regno dell'incubo neo-capitalista, dopo essere stata il regno dell'incubo vetero-comunista. L'apprendistato postribolare è molto meno dettagliato in 'Red Sparrow' che in 'Salon Kitty' di Tinto Brass. Ma si capisce che ad allieve ed allievi non si risparmia nulla e del resto ciò non accade solo in Russia oggi o in Germania ieri. Il tatto nello spiegarlo è però variabile. In 'Fair Game' di Doug Liman, Naomi Watts era un'agente della Cia con marito diplomatico, ritenuto quindi ipso facto consapevole dei compromessi che il lavoro di spia comportava per la moglie; in 'The Good Shepherd' di Robert DeNiro (...) vi si allude in modo più netto. Trattandosi stavolta di agenti non americani, in 'Red Sparrow' si va sull'esplicito. Se quindi lo spettatore troverà frammenti sparsi di erotismo nel film di Lawrence, ben più compatto gli apparirà il sadismo. Jennifer Lawrence ha dunque due espressioni: coi lividi e senza. Le persone sensibili si astengano. Ai cultori delle emozioni forti, 'Red Sparrow' offre un buon ritmo. Sebbene il film duri dieci minuti più del 'Filo nascosto', pare lungo la metà. Ma ciò va a scapito della chiarezza e della credibilità. I personaggi più interessanti e verosimili, i capi (Jeremy Irons, Matthias Schoenaerts, il migliore attore del film) del controspionaggio russo restano poi sacrificati sugli archetipi del genere, salvo l'eleganza: vestono meglio che ai tempi di Breznev. Per i reali addetti allo spionaggio, c'è la frase che lo zio-spia della ballerina lascia cadere davanti alle lamentele di lei per la fine della carriera artistica: «Il Bolshoi? Se qualcuno non l'avesse voluto, credi che ci saresti arrivata?»." (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 1 marzo 2018)

"Uno spy movie che pecca di qualche ingenuità nella sceneggiatura. Ambientato ai giorni nostri, si sorride quando, in una compravendita di informazioni, si utilizzano dei floppy disk, oggetto sconosciuto per molti giovani spettatori seduti in sala. E come rimanere perplessi nel dover accettare che la prima ballerina del Bolshoi, viso, quindi, non propriamente sconosciuto, venga trasformata in una spia in incognito, sotto falso nome (come se i nostri servizi segreti lo chiedessero a Roberto Bolle). Per non parlare dei 140 minuti nei quali è dilatata, in tutti i sensi, la storia. Eppure, il carisma, la bravura e il fascino della Lawrence rendono il tutto più digeribile, sorretti da qualche nudo che tiene desta l'attenzione della platea. Riuscito anche il colpo di scena finale. Attenzione, poi, agli stomaci deboli, perché ci sono alcune scene di tortura e violenza davvero molto cruente e realistiche." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 marzo 2018)

"Jennifer qui, Jennifer là, la cinepresa le costruisce un mondo intorno per un cast-movie di spionaggio totalmente dedito alla star femminile, anche nuda. (...) Da un romanzo di successo di un ex Cia, è il risvolto spy-noir della platinata terminator Charlize Theron di 'Atomic Blonde', e altre ne seguiranno in un sottogenere para femminista del thriller d'azione alla Jason Bourne come vogliono i tempi." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 8 marzo 2018)
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