Rapina a Stoccolma

Stockholm

USA - 2019
2,5/5
Rapina a Stoccolma
Stoccolma, 1973. Lars Nystrom, un rapinatore alquanto eccentrico, irrompe nella banca centrale e prende in ostaggio alcuni impiegati per costringere la polizia a scarcerare il suo amico Gunnar. Con i suoi modi bizzarri, Lars riesce ad accattivarsi le simpatie e l'aiuto dei suoi sequestrati, soprattutto di Bianca, moglie e madre di due bambini. Il paradossale rapporto tra Lars e i suoi ostaggi ha dato origine al fenomeno noto come "Sindrome di Stoccolma".
  • Durata: 92'
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:2.35), ALEXA MINI, ALEXA SXT
  • Produzione: JONATHAN BRONFMAN, ROBERT BUDREAU, NICHOLAS TABARROK, FREDRIK ZANDER PER DARIUS FILMS
  • Distribuzione: M2 PICTURES
  • Data uscita 20 Giugno 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
C’è un rapinatore dal cuore tenero che non vuole sparare. Ci sono degli ostaggi che anziché collaborare con la polizia preferiscono stare dalla parte del loro aguzzino. E una delle sequestrate si innamora perfino di lui.

Al cinema tutto si può. Ma la cosa più assurda è che questa storia paradossale è veramente successa nel 1973 alla Kreditbank di Stoccolma. Una situazione talmente inverosimile e nuova che ha dato origine al fenomeno noto come “Sindrome di Stoccolma”: un particolare stato di dipendenza psicologica e affettiva che si manifesta in alcuni casi nelle vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica.

Il film, diretto da Robert Budreau e interpretato da Ethan Hawke nel ruolo del farabutto di buon animo, che si preoccupa perfino di procurare gli assorbenti ai suoi ostaggi, mette in scena quest’incredibile storia vera dal sapore tragicomico nella quale Lars Nystrom (Hawke) riuscì con i suoi modi bizzarri ad accattivarsi le simpatie e l’aiuto dei suoi sequestrati, soprattutto di Bianca (Noomi Rapace), che si rivoltarono contro le autorità.


Tra commedia dark e dramma psicologico, questo caper movie dall’ironia amara riesce a riportare solo parzialmente la folle vicenda uscita dal caveau della banca svedese.

E non per l’ambientazione anni settanta dai toni beige-marroni quanto piuttosto per lo sviluppo dei personaggi o forse semplicemente perché quando la realtà supera ogni immaginazione poi qualsiasi rappresentazione perde il suo fascino originario.

Non farne un film e non scrivere una sceneggiatura su questo episodio di cronaca di cui tutti gli svedesi sono a conoscenza, tra l’altro talmente cinematografico da dare adito a leggende e dicerie, sarebbe però stato un vero peccato. E poi Ethan Hawke, un po’ Jack Nicholson e così maldestro, è da vedere.

 

CRITICA

"Una crime-comedy non eccezionale, ma che almeno illustra le origini dell'espressione "sindrome di Stoccolma", il fenomeno psicologico per cui i sequestrati sono solidali con i propri sequestratori. (...) L'azione si svolge per la maggior parte all'interno dell'istituto, un po' come nell'indimenticato 'Quel pomeriggio di un giorno da cani'; però il canadese Budreau non è Sidney Lumet e il suo film spreca le buone occasioni del soggetto senza innescare un meccanismo di humour nero (che ci stava a pennello), né farci provare empatia per i personaggi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 20 giugno 2019)

"(...) 'Rapina a Stoccolma' esce dopo 'Juliet, Naked', altro film interpretato da Hawke nel nord Europa del 2017. E i toni composti della commedia britannica gli sono più congeniali che quelli urlati del dramma svedese. Qui, in cerca di un riferimento, forse pensava all'Al Pacino di 'Quel pomeriggio di un giorno da cani'. Senza essere lui come Pacino e senza essere Budreau come Sidney Lumet." (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 20 giugno 2019)

"(...) Ethan Hawke nei panni del ladro, che gigioneggia neanche fosse Johnny Depp. Così, da una storia drammatica, ci ricavano una commedia ridicola, tra assorbenti e ricette sulle aringhe. Incomprensibile scelta." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 20 giugno 2019)

"(...) Piacerà perché il regista (sconosciuto) si dimostra molto abile a coniugare la commedia (eh sì ogni tanto si ride) con il dramma. E abilissimo a far girare al loro meglio attori spesso non entusiasmanti come Ethan Hawke e la Rapace." (Giorgio Carbone, 'Libero Quotidiano', 20 giugno 2019)
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