Radio America

A Prairie Home Companion

USA - 2006
Radio America
Sullo sfondo dei preparativi per lo show finale di un programma radiofonico, tecnici e artisti intrecciano dure lotte e ardenti passioni mentre un manager autoritario, con estreme difficoltà, cerca di tenere insieme l'intero cast.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: omonima trasmissione radiofonica di Garrison Keillor
  • Produzione: GREENESTREET FILMS INC., RIVER ROAD ENTERTAINMENT, PRAIRIE HOME PRODUCTIONS, SANDCASTLE 5 PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 1 Giugno 2006

RECENSIONE

di Silvio Danese
Come Moulin Rouge! di Luhrmann è la panoramica fibrillante, attuale, del sincretismo del Novecento Picture Show occidentale, nelle forme della contaminazione, del riciclaggio, del lirismo, Radio America è il romanzo della malinconica sorte dell'umanesimo di quel Picture Show, che cerca, più che un fine, "il senso della fine", come direbbe il critico inglese Frank Kermode. La fusione dei piani temporali è il motore di quella malinconia.
Al Fitzgerald Theater di St. Paul, Minnesota, sta per cominciare l'ultima puntata del programma radiofonico più celebre degli Stati Uniti d'America. Meryl Streep e Lili Tomlin, le sorelle Yolanda e Rhonda, vestite da ragazze di prateria cantano country blues in microfoni zigrinati a patata, anni '50, ma sulle aste di fianco ci sono anche gli shure direzionali anni 70. Kevin Kline, detto Guy Noir, sorvegliante della compagnia vestito in doppiopetto anni '40, mima il private eye di Chandler, seduto al bar nella luce opaca e di taglio dei quadri di Hopper. Woody Harrelson e John C. Reilly fanno in duo "Whoop-I-Ti-Yi-Yo" con l'impermeabile, il cappellaccio e la pistola del vecchio West. La coordinatrice incinta del radio-show A Prairie Home Companion, programma del Minnesota in onda dal '74 su 588 canali locali, usa una cuffia dinamica di collegamento regia anni '80. Il magnate Tommy Lee Jones che ha deciso di chiudere lo show e fare un museo, arriva con una limousine Chrysler di oggi. Tempi diversi emergono e si fondono. C'è anche un angelo bianco, Virginia Madsen con l'impermeabile di Humphrey Bogart e londulata lucida acconciatura delle dark lady. Lei veglia sulla morte improvvisa di un cantante, veglia sulla fine del programma e sulla fine accorata di tutto, veglia sulla chiusura del sipario nello sguardo commosso e divertito del regista di M.A.S.H., California Poker e America oggi. Diretto nell'ombra del giovane Paul Thomas Anderson per mancanza di copertura assicurativa ("era la mia ombra silenziosa e discreta" ha detto Altman), Radio America è il Nashville dell'allegra morte, emozionante e divertente fino alle lacrime, mozartiano rockblues d'America accolto con applausi calorosi a Berlino dove era in concorso per eccellenza di modestia. E giustamente non è stato premiato per provata dotazione fuoriclasse. Ai tempi di Nashville, che ordinava il caos di una società liberandolo, sul rapporto tra cinema e realtà Altman fu esplicito: "Il cinema è uno specchio. Non si può mostrare la realtà. Realtà è accettare tutto, la realtà è caos, è stupida, mentre la fantasia è ordine. Per questo attraversiamo la realtà per giungere alla fantasia, dove tentiamo di dare senso al non-senso, che è la realtà". Succede che il cubismo morbido di Radio America sembra perfettamente concentrato a rilevare e mettere in gioco questo rapporto tra cinema e realtà come motivo centrale dell'opera, o meglio l'America-cinema come specchio dell'America-realtà. Tra i dettagli della vita dietro le quinte e la precisione nella ricostruzione dello show, viene da chiedersi come sia possibile tanta struggente ampiezza di sguardo, ormai "oltre" gli Stati Uniti come società-spettacolo, oltre l'Incubo che aveva sostituito il Sogno, nel cuore tenero dello "spegnimento". Perchè ha scelto A Prairie come show modello del percorso, ma soprattutto del risultato? Forse per la sua natura country californiana, nel senso che suggerisce Baudrillard: "Tutta l'America è diventata californiana" scrive. Di fianco all'ascesa di New York, Baudrillard parla del successo di Dallas nel nome del reaganismo post Nashville e del conseguente regime culturale, che oggi si ammira nellerede Schwarzenegger, governatore di California. Tornando alla questione estetica (ed etica), Altman evita gli errori che Adorno segnala in un capitolo dei Minima moralia intitolato Dietro lo specchio: "Prima regola di prudenza dello scrittore: esaminare ogni testo, ogni brano, ogni periodo e chiedersi se il motivo centrale emerge con sufficiente chiarezza. Uno è talmente preso da quello che vuol dire, è "troppo nei suoi pensieri" e dimentica di dire quello che vuole. Di cento correzioni ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme possono invece determinare un nuovo livello». Ebbene, questo è forse il film di Altman più chiaro a cercare un senso mentre espone il metodo.

NOTE

- IN CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

CRITICA

"C'è un nuovo, grande film nella grande filmografia di Altman. E' imperniato intorno alla country music, come il suo classico 'Nashville', cui lo legano parecchi elementi. (...) Proprio da qui si misura il tempo passato tra 'Nashville' e oggi: là era il 1975, Altman aveva 50 anni ed era pieno di rabbia e combattività; adesso, che ne ha ottanta, mette in scena un film lucido e divertentissimo, eppure coreografato come una messa a morte. C'è la nostalgia del passato (un po' alla 'Radio Days' di Allen); c'è un vecchio cantante che muore in camerino; ma soprattutto c'è una bella bionda in impermeabile bianco, 'chandleriano' Angelo della Morte. Concertato con disinvolta sapienza da un grande veterano, insomma. 'A praire home companion' sembra cantare la fine di un'epoca ma, dietro, lascia intravedere il declino di un'intera civiltà." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 febbraio 2006)

"Risate, applausi, commozione, entusiasmo. Il più bel film visto finora in concorso lo ha firmato un signore di 80 anni che quest'anno riceverà un meritatissimo Oscar alla carriera, Robert Altman. Si chiama 'A Prairie Home Companion' ed è diverso da tutto ciò che Altman ha fatto in precedenza, ma è insieme la summa di una vita di lavoro. E' quasi interamente ambientato nel chiuso di uno studio radiofonico, ma finisce per dire molte cose sul presente e soprattutto sull'America. E' l'elegia per un mondo al tramonto, e al tempo stesso è un film profondamente ancorato nel presente. E' anche un film corale, musicale, sfacciatamente (polemicamente) nostalgico; (...) Una decina d'anni fa tutto questo sarebbe suonato polveroso e reazionario. Oggi 'A Prairie Home Companion', lo show e il film, suona quasi come una sfida. E infatti Altman e Garrison Keillor ne fanno quasi una ghost story, col fantasma di un'ascoltatrice morta tanti anni prima in qualche modo per colpa dello show, che si aggira invisibile (ma non per tutti...) dietro le quinte, consolando le anime smarrite e annunciando una fine che sarà impossibile rimandare, anche se quando arriva il nuovo padrone della radio (cameo di Tommy Lee Jones) penserà lei a portarselo via..." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2006)

"Quando un signore ottantenne come Robert Altman da Kansas City è titolare di una filmografia lunga due pagine, ci si può aspettare qualsiasi sorpresa. Nel senso che, onusto di fatica e di gloria, il prossimo Oscar alla carriera potrebbe permettersi senza batter ciglio persino di licenziare un prodotto di bandiera o allestito con la mano sinistra. Non è il caso di 'A Prairie Home Companion', che è riuscito, invece, ad amalgamare una deliziosa commedia crepuscolare, un album musicale impreziosito dall'ironia e un coro di recitazioni arditamente sospeso fra il virtuosismo teatrale e il documentarismo storico. (...) È vero che il film finisce per raccomandarsi soprattutto ai cultori della musica country-western, declinata nei suoi versanti tra il populistico e il naif; ma, una volta accettata la colonna sonora infarcita dei 'sempreverdi' di categoria, lo spettatore può immergersi in un mondo ovattato di tremuli sentimenti al confine tra realtà e la fantasia. Per effettuare il poliedrico viaggio - che ricorda, ma assolutamente non replica quello portato a termine nel più caustico e aggressivo 'Nashville' (1975) - Altman conferisce il ruolo di guida a due personaggi che, a buona ragione, passano continuamente da una sfera esterna e pertanto visionaria e densa di citazioni colte a quella concreta del film." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 febbraio 2006)

"Per la serie coincidenze, Robert Altman compie i suoi incredibili 81 anni il 20 febbraio, ovvero il giorno dopo la chiusura del FilmFest. Viene spontaneo chiedersi: quale regalo più adatto di un Orso d'oro? Ma lasciamo la giuria decidere da sola (e magari sbagliare), tanto più che il regalo il Missouriano l'ha fatto a noi. Trent'anni dopo 'Nashville', mi azzardo a dire che 'A Prairie Home Companion' è un film non meno bello: simile e insieme diverso, traboccante di musica, umorismo e malinconia, ma aggiornato al tempo presente. (...) Fra le quinte aleggia comunque la Morte, una Virginia Madsen con l'impermeabile bianco, e in effetti qualcuno se ne va anche se lo spettacolo continua: e forse nel contesto la donna fatale è l'unica nota un po' stonata, starebbe meglio in un copione intellettualistico di Prévert. Perfetto è invece il cammeo del neoacquirente Tommy Lee Jones, che di fronte al busto bronzeo di Scott Fitzgerald orgoglio locale non si perita di chiedere: 'Chi è?'. Sedotto dalla bianca signora, il filisteo uscirà di scena: ma al punto in cui è arrivata la società americana non è con la sparizione di un Bush qualsiasi che le cose potranno cambiare. Il teatro chiuderà ugualmente dopo l'ultimo coro della compagnia schierata, che intona classici come 'Red River Valley' e 'In the Sweet By and By'. Travolti dall'emozione, bisogna darsi dei pizzicotti per ricordare che non possiamo correre in palcoscenico ad abbracciare tutti, Altman incluso. Suggestiva metafora che colpisce al cuore, 'A Prairie Home Companion' è soltanto un film." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 febbraio 2006)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy