QUESTA VOLTA PARLIAMO DI UOMINI

ITALIA - 1965
Un dottore - ospite in casa di un amico - venutagli a mancare l'acqua nel momento in cui fa la doccia, cercando l'asciugamano finisce per errore sulle scale mentre un colpo di vento chiude alle sue spalle la porta di casa. Le disavventure, su questo o quel pianerottolo, alle quali va incontro, fanno da filo conduttore al quattro episodi che seguono. Alla fine la brutta avventura del poveretto si concluderà con il suo arresto venendo scambiato per un pericoloso pazzo.
1. Un uomo d'onore - Un ricco industriale scopre la moglie che ruba e ricatta per combattere la noia. Il fatto lo sconvolge, ma per un'improvvisa necessità finanziaria induce la moglie a rubare ancora.
2. Il lanciatore di coltelli - Un vecchio lanciatore di coltelli, non ascoltando i consigli della devota compagna, durante la prova di uno spettacolo sbaglia la mira e la uccide, dolendosi poi non della morte di lei ma delle difficoltà di trovare un'altra partner.
3. Un bravuomo - Un contadino ozia campando sul lavoro della moglie che sgobba come una schiava e che egli copre di disprezzo.
4. Un uomo superiore - Un professore favorisce il progetto della moglie - alla quale non si stanca di dare della cretina - di ucciderlo- inscena perciò una finta morte per godere dello spettacolo datogli dalla consorte convinta di averlo ucciso.
  • Durata: 91'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Produzione: PIETRO NOTARIANNI PER ARCHIMEDE FILM, CRONO FILM
  • Distribuzione: REGIONALE - AB VIDEO, AZZURRA HOME VIDEO
  • Riedizione 1978

NOTE

- TUTTI GLI INTERPRETI HANNO PIU' DI UN RUOLO.

- PAOLO TOMMASI E' LO SCENOGRAFO SOLO DI "L'UOMO SUPERIORE".

- NASTRO D'ARGENTO 1966 A NINO MANFREDI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE.

CRITICA

"Dall'inflazione contagiosa del film episodico-alimentare non si è salvata neppure la Wertmuller (..) che, con poca originalità, ricalca diversi stili cinematografici condensandoli in un involucro farsesco nelle intenzioni, ma acido nella sostanza. (...) Il film è ravvivato unicamente dalla poliedrica recitazione di Nino Manfredi, che offrendo un saggio delle sue capacità interpretative dà vita a una galleria di tipi colmando così le numerose lacune della sceneggiatura." (Enzo Natta, "Cineforum", 49, novembre 1965).
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