Quantum of Solace

GRAN BRETAGNA, USA - 2008
Quantum of Solace
James Bond è in cerca di vendetta per il tradimento e la morte di Vesper. La sua missione lo porterà in Austria, Italia e Sud America e, guidato dalla bella Camille, l'agente entrerà in contatto con Dominic Green, esponente di una misteriosa organizzazione e uomo d'affari senza scrupoli, in cerca del totale controllo delle risorse naturali.
  • Altri titoli:
    Bond 22
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, SPIONAGGIO, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX D-20, PANAVISION GENESIS HD CAMERA, HDCAM, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: personaggi creati da Ian Fleming
  • Produzione: MGM, COLUMBIA PICTURES, DANJAQ, EON PRODUCTIONS, UNITED ARTISTS
  • Distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA - BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX ENTERTAINMENT
  • Data uscita 7 Novembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
James Bond è tornato, ma non è una buona notizia. Almeno per chi, come noi, aveva salutato con soddisfazione, se non entusiasmo, la new entry Daniel Craig nell'inedito Casino Royale, parente lontanissimo del patinato Pierce Brosnan e dei bolsi film che lo ospitavano, perché in delicato e - esistenzialmente - precario equilibrio tra action, ruvido e forsennato, e introspezione psicologica e affettiva, a tal punto che 007 si faceva rubare il cuore da Vesper Lynd (la tagliente Eva Green), seconda volta nella storia bondiana dopo la Tracy di Vincenzo (Diana Rigg) di Al servizio segreto di Sua Maestà (1969).
In questo 22° capitolo, viceversa, di quell'equilibrio non v'è più traccia: ambientato un'ora dopo gli eventi di Casino Royale - Bond viene subito rimproverato da M (Judi Dench, polverosa) per l'uccisione di Le Chiffre - il film drammaturgicamente vi è distante anni luce: il nuovo regista Marc Forster (Monster's Ball e Neverland in carnet) fa rimpiangere il paradossale Casino, perché armonico e omogeneo, del sottovalutato Martin Campbell, rendendosi co-protagonista, a pari merito con gli sceneggiatori Neal Purvis & Robert Wade e Paul Haggis, di un'eterogeneità e difformità poetico-stilistica che alterna alla copia-carbone della saga di Jason Bourne momenti di stasi, che stanno "insieme" come l'acqua e l'olio.
Da un lato, è cinesi parossistica - su tutti, l'inseguimento a Siena durante il Palio tra 007 e un agente traditore - che accelera il ritmo interno alle inquadrature, sforbicia i raccordi sul movimento e rende quasi non intelleggibili gli eventi; dall'altro, si tira il freno a mano repentinamente, concedendo soste forzate a Bond per il ricordo dell'amata-odiata Vesper, le conversazioni amabili - non per gli spettatori - con il Mathis di Giancarlo Giannini, che si presenta con (sic!) Lucrezia Lante della Rovere (medaglia al merito trash) e finisce - giustamente - morto ammazzato in un cassonetto; discutere sui massimi sistemi della vendetta con l'improbabile Camille (Olga Kurylenko, che bisogno c'è della schiena sfregiata?): fornicare "una botta e via" con l'impiegata dell'MI6 Fields (Gemma Arterton, incolore), che - citazione pauperistica di Goldfinger - finirà laccata di petrolio, il tutto supportato da dialoghi didascalici quando non inverosimili - due o tre quelli azzeccati nell'intero film.
Giramondo come non mai nella saga - da Panama al Cile, dall'Italia (Siena, Carrara, Lago di Garda e Fonteblanda) all'Austria, con la base dei Pinewood Studios inglesi - Quantum of Solace finisce per essere davvero apolide, senza una patria, un ubi consistam poetico: peccato capitale, che è l'oscura piovra Quantum - presumibilmente ideata quale upgrade della Spectre - se non un McGuffin piccino, inspiegata perché inspiegabile? E che dire, se non male, della nemesi Dominic Greene (Mathieu Amalric, con probabile disturbi alla tiroide, visti gli occhi fuori dalle orbite...) e del suo farraginoso progetto criminale di siccità coatta?
In tutto questo, Daniel Craig fa un discreto mestiere, mostra pettorali scolpiti, cerca ostinatamente la vendetta, picchia i suoi e continua ad ammazzare gli altri, ma la terra, quella tagliente, burbera e disperata di Casino Royale, gli manca sotto i piedi.
Forse troppo coraggiosa, nonostante il successo al box office globale, quella rivoluzione, il sequel Quantum of Solace è puro attendismo di raccordo, sosta intermedia tra quel recentissimo e aureo passato e un futuro tutto da scoprire, ma su cui pesano già inquietanti timori.

CRITICA

Anche se nella sceneggiatura del ventiduesimo 007 c'è la mano dell'ottimo Paul Haggis, non si può dire che la trama sia delle più chiare. (...) Il soggetto, del resto, non importa granché. Vero è che la nuova serie, iniziata con l'avvento d Daniel Craig, ha rivoltato molte carte in tavola. Non ha intaccato affatto, però, il principio narrativo della serie: quello schema di cui scrisse Umberto Eco in un vitatissimo saggio in cui comprimeva gli eventi di ogni romanzo di Fleming nelle mosse di una partita a scacchi. Lo hanno capito bene gli autori del Bond ultima maniera: lavorando non tanto sugli intrighi in cui è coinvolto, quanto piuttosto sulla definizione del personaggio. Al punto che 007 può fare a meno di rinnovare ad ogni puntata gadget tecnologici, automobili truccate, armi mirabolanti per affrontare il supermalvagio di turno." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 novembre 2008)

"A rinnovare storia e rappresentazione di 007 sono arrivati Paul Haggis, che ha dato una svolta politica alla saga, e la faccia proletaria da malinconico cattivo di Daniel Craig. Lui è il giovane 007 e ha un modo muscolare di risolvere le controversie. Si scontra contro multinazionali politico-economiche (buono il supercattivo Mathieu Amalric) che assomigliano alla Gazprom, cerca vendetta per un amore negato e mostra insospettabili tenerezze. Tutti tasselli ottimi per un buon mosaico, se non fosse che il regista Marc Forster - un indipendente, questo non è il suo cinema - sembra non metterci mai troppa convinzione, e il film così rimane medio, se non mediocre, utile base per la rivoluzione in atto, nell'immaginario individuale e collettivo di James Bond, ma incompleto e imperfetto. Non decolla 'Quantum of Solace', regala solo bei momenti, come la scena madre con Giancarlo Giannini che passa dal virile abbraccio di Craig a un cassonetto. Scena ruvida e dolce, come la bella canzone 'Another way to die', ottimo duetto tra Alicia Keys e Jack White. Tutto il resto è (quasi) noia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 7 novembre 2008)

"Due anni fa avevamo salutato con grande entusiasmo la scelta di affidare a Daniel Craig i panni di James Bond. Ma questa volta con 'Quantum of solace' si andati troppo oltre la voglia di modernizzazione del personaggio, sempre più debitore dalla trilogia di un altro agente segreto, James Bourne, facendo perdere di vista allo spettatore ogni punto di riferimento. Basti pensare che la frase 'Bond, mi chiamo James Bond' non viene pronunciata neanche una volta e neppure le Bond Girl sono più quelle di prima." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 novembre 2008)

"Ma i temi trattati, come in 'Casinò Royale', si elevano oltre il cartone animato, complici il regista Marc Forster ('Monster's Ball' e 'Neverland'), sempre originale nel taglio narrativo, e lo sceneggiatore Paul Haggis ('Crash' e 'Million Dollar Baby', oltre che 'Casinò Royale'), che inserisce nella trama i suoi temi preferiti: colpa, punizione e redenzione. Da action movie 'Quantum of Solace' si trasforma in riflessione sulla contemporaneità trattando argomenti scottanti come l'appropriazione delle risorse idriche da parte di malviventi globalizzati come l'arcinemico di questo film, lo strepitoso Mathieu Almaric che recita il suo ruolo come un Peter Lorre per il ventunesimo secolo. Strepitoso anche Giancarlo Giannini che riprende il ruolo di Mathis. Unica pecca del film è la Bond girl, la modella ucraina Olga Kurylenko, troppo poco attrice per risultare credibile a fianco del nostro eroe, soprattutto visto che lui è di bravura shakespeariana." (Paola Casella, 'Europa', 7 novembre 2008)

"C'è da dire che rispetto a 'Casino Royal', questo 'Quantum of Solace' è un po' scombiccherato, che non è un'elegante categoria critica, ma dà il senso di un film che non riesce a tenere ferma la palla, a far quadrare il tutto, nonostante tra gli sceneggiatori ci sia il quotato Paul Haggis." (Dario Zonta, 'L'Unità', 7 novembre 2008)

"Antiquato, deludente: chissà come mai negli anni Sessanta e Settanta si ideavano in ogni campo tante cose nuove e adesso non s'inventa mai niente, non si fa che ripetere." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 novembre 2008)
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