Potere assoluto

Absolute Power

USA - 1996
Potere assoluto
Luther Whitney, professionista del furto, prossimo al ritiro, si prefigge un ultimo grande colpo per chiudere la carriera in bellezza. Ma non può prevedere che la padrona di casa abbia rinunciato all'ultimo momento a partire per il week-end insieme al marito, e soprattutto che ella riceva in casa il suo amante, il Presidente degli Stati Uniti. Assiste all'omicidio involontario della donna da parte delle guardie del corpo del Presidente, ma il caso viene insabbiato e da quel momento Luther diventa un personaggio scomodo. Ne consegue l'inevitabile caccia da parte di polizia e servizi segreti.
  • Altri titoli:
    Les pleins pouvoirs
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX GOLD /PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, PANAVISION, 35 MM PANORAMICA (1: 2.35) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: basato sul romanzo omonimo di David Baldacci (edito in Italia da Mondadori con lo pseudonimo di David B. Ford)
  • Produzione: CLINT EASTWOOD E KAREN SPIEGEL PER MALPASO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA (1997) - MEDUSA VIDEO - BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2012)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1997.

CRITICA

"A parte incongruenze e inverosimiglianze, scontate nel 'genere', 'Potere assoluto' è intrigo avvincente. E, alla scacchiera consueta, Eastwood aggiunge due notazioni interessanti: l'affetto profondo ma non esibito dello scassinatore per la figlia, e le motivazioni (il disgusto dell'ipocrisia del Presidente) che lo spingono a non mollare la presa". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 23 maggio 1997)

"Forse talune sorprese sono inutilmente pasteggiate (perché rivelare che il manesco puttaniere è il Presidente solo dopo 45 minuti, quando sta scritto su tutte le anticipazioni del film?) ed ogni tanto Clint si concede qualche tocco di autocompiacimento in più. Però questo è cinema-cinema al più alto grado di consumo, presentato in una confezione perfetta e contenente la sorpresa cui alludevo all'inizio: un granello di sana ed autentica rabbia". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 19 maggio 1997)

"Eastwood regista non è al suo meglio, Eastwood attore rimane irresistibile: e non è poco (magari, anzi, è troppo) fare un film in cui il cattivo è il presidente degli Stati Uniti, beone, donnaiolo, sadico, bugiardo, ipocrita, traditore dell'amicizia, mandante di assassinii, aspirante strangolatore". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 maggio 1997)

"Dopo il western, il road-movie che finisce in tragedia e il melodramma, adesso tocca al poliziesco: Eastwood si trova benissimo nel cinema di genere, ne padroneggia le regole con la semplicità dei maestri asciugandone l'enfasi postmoderna e vivificandolo con la malinconia della sua disillusione. Così è anche per la storia del ladro che scopre prima la violenza e poi la meschinità del presidente degli Stati Uniti, disposto a ogni bassezza per non incrinare il proprio potere: il film inizia come un thriller, continua come lezione di morale, in nome di quei valori che il mondo sembra aver dimenticato, e finisce con il coraggio del pessimismo. E la necessità dell'azione. Quasi un testamento, perfino con un paio di battute a effetto per vendicare un'idea di cinema essenziale e intensa, come solo i grandi artigiani sanno ormai fare". (Paolo Mereghetti, 'Sette', 15 giugno 1997)
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