Pompei

Pompeii

CANADA, GERMANIA - 2014
2/5
Pompei
Pompei, 79 d.C. Quando il Vesuvio esplode con un torrente di lava incandescente, Milo, uno schiavo diventato invincibile gladiatore, deve lottare contro il tempo per salvare Cassia, la donna che ama e che, figlia di un ricco mercante, è stata promessa a un corrotto senatore romano. Mentre quella che un tempo era la splendida città di Pompei gli crolla attorno, Milo metterà in campo tutto il suo coraggio per abbandonare l'arena e salvare la sua amata.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, D-CINEMA
  • Produzione: PAUL W.S. ANDERSON, JEREMY BOLT, ROBERT KULZER, DON CARMODY PER CONSTANTIN FILM, IMPACT PICTURES
  • Distribuzione: RAI CINEMA/01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 20 Febbraio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Si salvi chi può, anzi, ci salvi chi può. E' Pompei, anche in 3D, e recita: “La fine di un mondo. L'inizio di una leggenda”, che poi non si sa quale sia. Alla regia il temibile Paul W.S. Anderson, si torna a Pompei, 79 dopo Cristo, dove il gladiatore celta Milo (Kit Harington) lotta per salvare la bella Cassia (Emily Browning): non solo dal Vesuvio, ma pure da un prepotente senatore romano (Kiefer Sutherland). Per il resto, eruttanti effetti speciali, scopiazzature di Ben Hur (il gladiatore nero è l'Adewale Akinnuoye-Agbaje di Lost) e 2012 (a cavallo) e, appunto, Mr. Anderson, che “ha trasformato – parola di press-book – l'ossessione di una vita per Pompei in un film d'azione epico, con incontri fra gladiatori, intrighi politici, amanti sfortunati e una terrificante lotta per la sopravvivenza che si scatena quando sembra che l'inferno si sia rovesciando sulla terra”. Oppure, sullo schermo: involontariamente trash, volontariamente fracassone, offre a buon mercato psicologie tagliate con l'ascia, maschia abnegazione, amori ignifughi e un rispetto storico ai minimi storici. Con due ghiotti post scriptum: l'apice della carriera di Mr. Anderson rimane la conquista del cuore di Milla Jovovich; l'amore non si lava.

CRITICA

"L'ideale sarebbe stato vedere 'Pompei' nel '58 in locale di terza visione, schermo rigato, fumo, cornetti, sedie scricchiolanti. Immaginando così l'ottavo kolossal sul disastro del 79 d. C., oltre a serie e documenti tra cui quello del British Museum, l'epico film dell'altro Anderson, l'adrenalinico di 'Resident Evil' non Paul Thomas d'essai, poggia su fondamenta di ingenuità e stereotipi che l'autore conferma: «Il Titanic che incontra il Gladiatore». Perfetto. (...) Accettando il patto trash delle convenzioni, glissando su script e recitazione in eccesso, il film è anacronisticamente divertente con scenografie da Sansone e Dalila, basandosi del fascino di Pompei immobile nel silenzio del tempo, costruita al computer a Toronto dopo aver trasvolato su quella vera. Funziona l'assenza di sovrastrutture, Anderson è strafatto di cinema play station e alla psicologia sostituisce sguardi da spot, riccioli al vento, muscoli, tatuaggi e corazze, la nota silhouette con pennacchio del Vesuvio fino all'atteso cataclisma che ferma il mondo in una bolgia di effetti digital scanditi da un abile, rumoroso montaggio alla Cecil B. DeMille." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 febbraio 2014)

"Catastrofico e spettacolare, più che storico il film diretto da Paul Wes Anderson punta sull'amore e sull'azione tra combattimenti, il disastro che incombe, con scene spettacolari, piogge di lapilli e rovesci di lava. (...) Forse una citazione (anche se il confronto è davvero troppo distante tra i due autori), ma Anderson ritrova nel calco degli amanti una importante svolta del film, quasi a ricordare le sequenze più belle di 'Viaggio in Italia' di Rossellini. 'Pompei' non convince nella sua estrema superficialità, anche se Anderson punta tutto sui sentimenti: quelli che precedono l'eruzione del Vesuvio, interpretati da uno schiavo su una nave per Napoli che lotta per tornare a casa, salvare la donna che ama e il suo migliore amico, un gladiatore intrappolato all'interno dell'anfiteatro della città. Tra effetti speciali altamente spettacolari, rievocando quella terribile eruzione del Vesuvio che distrusse le città di Pompei ed Ercolano provocando la morte di circa 16.000 persone, l'autore della saga di 'Resident Evil' ha realizzato un disaster movie dai contorni fumettistici. Girato a Toronto, prodotto da Constantin Movie e distribuito in Italia da 01 Distribution anche in 3D, 'Pompei' conta su un ottimo cast, con Kit Harington (tra i protagonisti della serie tv 'Il Trono di Spade'), Emily Browning, Kiefer Sutherland, Jared Harris, Jessica Lucas, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Carrie-Anne Moss, Paz Vega e Joe Pingue." (Dina d'Isa, 'Il Tempo - Roma', 20 febbraio 2014)

"Regia di Paul W.S. Anderson, 'Pompei' è un carrozzone fantastorico e fracassone, che risciacqua in Hollywood 'la fine di un mondo, l'inizio di una leggenda' con il 3D per ammorbidente e gli effetti speciali per smacchiatutto. Se l'amore è ignifugo e - letteralmente - non si lava, tutto il resto corre sul filo del trash involontario. La speranza? Una sola: più turisti a Pompei." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 20 febbraio 2014)

"Un bel fumettone per raccontare le ultime ore di Pompei, seguendo l'impossibile storia d'amore tra uno schiavo divenuto gladiatore e la figlia di un ricco mercante, insidiata da un corrotto senatore romano. Il Vesuvio e il suo fiume di lava incandescente seppelliranno persone e passioni. Tra i giovani protagonisti non scatta l'alchimia, mentre a colpire l'immaginazione sono le concitate scene dell'eruzione. Un film adrenalinico, senza troppe pretese storiche." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 20 febbraio 2014)

"Piacerà a chi non si perde un'edizione (con questa sono sei) del romanzone di Bulwer-Lytton. E a chi ha classificato le edizioni a seconda dei botti sullo schermo. Qui i botti sono di prima scelta. Anche se non sono destinati a rimanere di prima ancora per molti anni." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 febbraio 2014)

"Nel 1932 il grande e prolifico regista Cecil DeMille firmò 'Il segno della croce' ('The Sign of the Cross'), ispirato all'omonima tragedia di Wilson Barrett. Il film ebbe enorme successo e suscitò scandalo per le scene erotiche (...). Nel 1944 comparve una nuova edizione censurata e abbreviata di questo film che oscurava gli aspetti esotici e trasgressivi a favore di un messaggio moraleggiante. Fu aggiunto anche un prologo: un prete cattolico e un pastore protestante volano sopra Roma su un aereo militare e introducono gli spettatori alla storia del cristianesimo. (...) Veniva così impostata un'immagine nazi-fascista della Roma antica che avrebbe dominato gran parte della successiva produzione cinematografica. Nel 'Quo Vadis?' di Mervyn LeRoy (1951) mentre Roma brucia Nerone suona la cetra indossando una tunica nera trapunta di aquile fasciste. (...) Questa atmosfera risale ormai ad oltre sessant'anni fa ma a giudicare dal nuovissimo 'Pompei' di Paul Anderson si direbbe che nulla sia cambiato. Raramente nella storia del cinema è stato anzi proposto un ritratto così ideologicamente esasperato degli antichi romani. Dalla prima all'ultima scena i romani sono più nazisti dei nazisti: sempre avvolti da corazze e tuniche nere sgozzano ridendo uomini donne e bambini, frustano senza motivo a destra e a manca, sprecano una quantità enorme di energie per spingere a calci e pugni prigionieri mansueti, il tutto accompagnato da un parossismo di insulti, di offese, di sguardi torvi e disgustati. I professori che vanno a caccia di errori nei film storici sprecano il loro tempo e trasmettono un messaggio sbagliato. Anche i poeti antichi, quando componevano poemi storici si prendevano le loro libertà, manipolavano, non rispettavano i dati geografici e cronologici. Il racconto artistico, che sia in versi, su immagini statiche o in movimento, ha le sue regole e non è un saggio scientifico. Ma il distacco dall'autenticità storica deve avere una ragione, una motivazione artistica, almeno un messaggio originale. Che senso ha, come vuol dirci questo nuovo film, rappresentare la romanissima città di Pompei come una comunità colonizzata, ostile a Roma perché vittima di una speculazione edilizia ordita da un affarista locale e da uno spregiudicato senatore? Nessun senso ovviamente, se non un tocco di ambientalismo e l'adesione a un usurato cliché antiromano che ha fatto il suo tempo, non diverte, non emoziona. Con una clamorosa incoerenza, il film presenta inoltre l'eruzione del vulcano come un castigo divino, che punisce le colpe degli uomini. Ma a subirne le conseguenze sono proprio i pompeiani vittime di Roma ladrona. A parte un'affrettata storiella d'amore, tutto il resto è una serie interminabile di atrocità gladiatorie che imitano 'Il gladiatore' di Ridley Scott senza nemmeno sfiorarne la smagliante originalità. Tutto il resto è noia direbbe il poeta. Come hanno sempre saputo i romanzieri, i pittori e i registi un minimo di sensualità è consigliabile quando si tratta dell'antica Roma. Ma questo nuovo film su Pompei è meno erotico di 'Mary Poppins'. L'unica attività riprovevole dalla quale le belve romane di Paul Anderson si astengono è lo stupro. Non ne deduciamo certo che la loro sia una casta violenza, ma che la produzione e il regista hanno fatto una scelta ben precisa: niente sesso, perché il sesso è osceno e fa perdere un po' di spettatori, mentre le teste mozze, i bambini sgozzati, gli arti troncati nulla avrebbero d'indecente. La cosa può stupire ma dice molto sui nostri tempi." (Andrea Giardina, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2014)
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