Point Break

USA - 2015
2/5
Point Break
Johnny Utah, giovane agente dell'FBI, s'infiltra in un gruppo itinerante di atleti amanti del brivido, capeggiati dal carismatico Bodhi. Gli atleti sono sospettati di crimini perpetrati in maniera estremamente inusuale. Sotto copertura, costantemente esposto a grandi pericoli, Utah dovrà scoprire chi è la mente che si nasconde dietro questa serie di crimini apparentemente non legati tra loro.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, THRILLER
  • Produzione: ANDREW A. KOSOVE, BRODERICK JOHNSON, JOHN BALDECCHI, DAVID VALDES, CHRISTOPHER TAYLOR, KURT WIMMER PER ALCON ENTERTAINMENT, STUDIO BABELSBERG, DMG ENTERTAINMENT, EHMAN PRODUCTIONS, WARNER BROS.
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2016)
  • Data uscita 27 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Nel corso di una delle tante azioni da sport estremo, dei quali è appassionatissimo, Johnny Utah vede morire il  proprio migliore amico. Duramente colpito dall’evento, il giovane decide di mettere la sua innata abilità al servizio di un più nobile scopo. Si arruola nell’FBI  e, come compito di prova, riceve l’ordine di infiltrarsi in un gruppo itinerante di atleti amanti del brivido, capeggiati dal duro Bodhi. Gli atleti sono sospettati di crimini organizzati in modo del tutto imprevedibile e finalizzati a difendere gli stravolgimenti forzosi del territorio…

Il precedente Point Break è del 1991, Katherine Bigelow lo diresse con un’ottica dinamico-drammatica innovativa e imprevedibile. Con Ericson Core l’approccio cambia radicalmente. Questo è il suo secondo film come regista (l’esordio è 187 Codice omicidio con Samuel L. Jackson) ma lui è soprattutto un valido direttore della fotografia. E non solo, perché per esempio nella serie Fast & Furious ha progettato molti veicoli con telecamere montate su misura, ottenendo effetti nuovi e fortemente dinamici. Con un simile esperto di tecnologie, anche la scelta narrativa era obbligata.

Questo secondo Point Break comincia e finisce sopra un continuo inseguirsi di spericolate azioni, ogni volta più rischiose, difficili, talmente pericolose da sembrare non vere. Se va riconosciuta la incalzante scelta produttiva di spostarsi in giro per il modo e dare spazio ad acrobazie ogni volta più incredibili, risulta parimenti arduo individuare una parvenza di sostanza problematica, uno spunto di riflessione per motivare l’impalcatura generale.

Anche l’action thriller non vive di soli automatismi adrenalinici, e quello delle otto prove di un fantomatico Ono Ozaki appare solo un pretesto per puntellare imprese da capogiro tra montagne e oceani, avendo sullo sfondo la scusa degli ecoterroristi. Il film insomma colpisce per la bella confezione ma lascia freddi perché senza motivazioni di senso. Come una bella cornice che avvolge una tela piatta. Accanto a nomi non famosissimi, figurano alcuni caratteristi (Ray Winston, Delroy Lindo, Teresa Palmer) che fanno il possibile per tenere in piedi una tensione ai minimi termini. Bigelow dove sei?

NOTE

- REMAKE DELL'OMONIMO FILM DIRETTO NEL 1991 DA KATHRYN BIGELOW. IL RUOLO DI BODHI ERA STATO INIZIALMENTE AFFIDATO A GERARD BUTLER.

CRITICA

"Audacissimi stunt sono eroi di questo remake 3D della Bigelow, thriller action new age (...). Si può restare insensibili e increduli di fronte a eroi che penetrano nelle crepe giganti delle Alpi svizzere? Discutiamo: sovrabbondanza di meraviglie, fiati sospesi, è un self service di adrenalina." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 gennaio 2016)

"Se i remake di cui non si avvertiva il bisogno sono molti, quello del film di Kathryn Bigelow con Patrick Swayze e Keanu Reeves era il meno necessario di tutti. La trama originaria è ridotta a una riga: giusto per cucire un'esibizione di sport estremo dopo l'altra. (...) niente è proibito: salvo un minimo di originalità, s'intende." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 gennaio 2016)

"Nel 1991 uscì 'Point Break', film diventato di culto sull'arte di cavalcare le immense onde oceaniche, realizzato da una regista, Katherine Bigelow, di talento; e interpretato dall'astro nascente Keanu Reeves e da Patrick Swayze consacrato divo dal successo di 'Dirty Dancing' e 'Ghost '. A distanza di un quarto di secolo arriva il remake a firma di Ericson Core, più noto come direttore di fotografia, che si affida a interpreti non esattamente di prima fila come Luke Bracey ed Edgar Ramirez per raccontare un'avventura che coniuga la mistica dello sport estremo a quella dell'attacco pirata a un sistema di potere responsabile di povertà ed eco-degrado. (...) la suggestione dei luoghi, le prodezze degli stunt e la bellezza dei corpi in azione potrebbero garantire un minimo di riscontro di pubblico." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 gennaio 2016)

"'Point Break' (Punto di rottura) è come tanti possono presumere, il remake dell'omonimo film diretto da Kate Bigelow nel 1991 e divenuto cult (...). Se ne distacca per il numero delle location (il primo film si limitava alle spiagge della California e nel finale a quelle australiane). E per un'accentuata presa di posizione ideologica. Il Bodhi del 1991 era simpatico, ma comune ladrone. Quello attuale pretende di vendicare il crac economico del 2008. Piacerà ai fanatici dei film adrelanici, dell'action movie zeppi di acrobazie, fotografate (spesso in un ottimo 3D) come Dio comanda. Ma è difficile che soddisfi chi nel 1991 elesse il film a cult. Non siamo tra gli spettatori facili al culto, ma abbiamo sempre riconosciuto che l'opera della Bigelow nel pantheon meritava di andarci. Per il carisma degli attori principali, Patrick Swayze e Keanu Reeves (Edgar Martinez che fa Bodhi non sfigura, ma il biondino Luke Bracey è una vera frana). Per il modo apprezzabilmente «macho» con cui Kate aveva ridato slancio al tema (nato col cinema western) degli amici-nemici (non v'è dubbio che Utah non rinuncerà mai alla caccia nonostante l'handicap di una forte amicizia per Bodhi). Azzeccati gli interpreti e individuato il loro rapporto conflittuale, Kate aveva facile gioco a instaurare la tensione (insomma quando Bodhi e Utah si buttavano senza paracadute dall'aeroplano facevi un tifo matto per loro prima che toccassero terra). Qui non tifi. Le occasioni di pericolo sono decuplicate, ma non ti importa nulla della sorte delle ossa dei due contendenti. Perché? Perché ti accorgi che è tutto voluto, artificioso, i personaggi non contano nulla. Contano solo le location e le acrobazie degli stuntmen. In realtà tutta l'operazione nasce sotto il segno di una macchina mangiasoldi progettata a tavolino. Che necessità c'era di rifare 'Point Break' che anche oggi a 25 anni di distanza tiene benissimo un prime time? No, la verità è che il film di Ericson Core è nato sotto il segno del remake a tutti costi, dello sfruttamento ultra intensivo dei titoli famosi. Ha fatto bene Keanu Reeves (subito interpellato) a chiamarsi fuori (era evidentissimo che volevano coinvolgerlo in una minestra riscaldata). Ora rimane da constatare se Keanu ha fatto bene a rifiutare oppure se ci ha rimesso una montagna di dollari (i rifacimenti sbancano due volte su tre)." (Giorgio Carbone , 'Libero', 28 gennaio 2016)

"L'inutile remake si apprezza solo (in 3D) quando mostra le spettacolari performance. Da dimenticare, invece, i ridicoli dialoghi, la scelta dei pessimi protagonisti, un noioso filosofeggiare e la mancanza di ironia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 28 gennaio 2016)

"(...) noiosissimo remake firmato Ericson Core (...). Se vi sembra un film assurdo è perché lo è. L'originale possedeva una sceneggiatura più logica (i criminali si finanziavano con le rapine la loro 'dolce vita' da surfisti nullafacenti) nonché scene d'azione da urlo (assente qui la satira sugli Ex Presidenti) e uno sgargiante Swayze in un ruolo sexy e mefistofelico (dove il suo stesso nome era ambiguamente sospeso tra il superficiale 'body' inglese e lo spirituale concetto di 'bodhisattva' buddista). Questo 'Point Break' 2.0 invece sembra stanco e privo di tensione. A partire dal Robin Hood ambientalista del venezuelano Edgar Ramirez (...), scialbo capo della setta ambientalista intento a superare le fantomatiche, e un po' ridicole, 'Otto prove' del suo maestro Ono Ozaki. (...) Come tutto ciò possa riguardare multinazionali Usa e indagini dell'Fbi, non è lecito sapere. In realtà queste esibizionistiche acrobazie paiono solo delle scuse produttive per gettarsi in volo, scalare montagne a mani nude, sciare, fare surf e volare sulle valli con le tute alari wingsuit (ma sono molto più spettacolari le riprese in soggettiva su Youtube del mago wingsuit Jeb Corliss). (...) Fallimentare al botteghino ed in grado di irritare i tanti ammiratori dell' indimenticabile originale firmato dalla regista di 'The Hurt Locker'." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 febbraio 2016)

"Realizzato in undici paesi, distribuito in quattro continenti, «Point Break» richiama alla memoria «Point Break - Punto di rottura», diretto nel 1991 dalla statunitense Kathryn Bigelow: Ericson Core, il regista, ne ha adottato lo spunto di partenza (...). L'opera notevole della regista di «Strange Days», «Hurt Locker» e «Zero Dark Thirty», un poliziesco dal tessuto narrativo all'avanguardia nella produzione di genere degli anni 90, è diventato un racconto d'azione in 3d, dalla trama esile, quasi inesistente, ma visivamente spettacolare: la fotografia è dello stesso regista, che con «Point Break» firmala sua seconda regia (...), un film da alcuni definito un costoso splendido documentario sugli sport estremi e da altri un «Fast e Furious», in cui le prestazioni dei bolidi rombanti sono state sostituite da quelle sportive al limite dell'impossibile. Senza troppo curarsi della caratterizzazione dei personaggi e dell'ordine logico e temporale dello sviluppo della vicenda, Core descrive avvincenti sfide sulle «tavole d'acqua», su quelle con ruote e per neve, lanci nel vuoto con o senza paracadute e tute alari e altre imprese acrobatiche, in cui si cimentano atleti e campioni ingaggiati per rendere credibili e veridiche immagini e scene mozzafiato." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 2 febbraio 2016)
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