Pixels

USA - 2015
Alieni intergalattici fraintendono il filmato di alcuni videogames classici come una dichiarazione di guerra contro di loro e decidono di attaccare la Terra, usando i giochi come modelli per i loro assalti. Il Presidente Will Cooper si rivolge al suo amico d'infanzia Sam Brenner, campione di videogames anni Ottanta e ora installatore di home theater, per guidare una squadra di videogiocatori della vecchia scuola per sconfiggere gli alieni e salvare il pianeta.

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE: PATRICK JEAN, SETH GORDON, TIM HERLIHY E STEVE KOREN.

CRITICA

"Chi di giochi gioisce di giochi perisce. In un best of dell'umanità sparato nello spazio finiscono anche i videogames anni '80, da Donkey Kong a Galaga e Centipede, e il 'misunderstanding' è servito: gli alieni li intendono quale atto minaccioso dei terrestri e ci invadono proprio seguendo quegli Arcade, gli antenati dei 'Call of Duty' contemporanei. La salvezza del mondo intero è nella mani di quattro vecchi smanettoni (...). Non inedito, ma il soggetto è buono: l'idea di un mondo disintegrato, ovvero ridotto ai Pixels del titolo, da alieni ludici e nostalgici convince, decisamente meno lo sviluppo. Ok l'idea di videomessaggi dallo spazio (ri)affidati a Reagan, Madonna e Fantasilandia, super il cammeo del papà di Pac Man Toru Iwatani, ma i combattimenti sono stracchi, la parodia stiracchiata, la noia... yawn. (...) per soli nerd." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 luglio 2015)

"Ormai è una mania. Da quando l'accelerazione della cultura digitale ha cominciato a moltiplicare vertiginosamente le immagini che avvolgono le nostre vite, e a mandare in soffitta a ritmi crescenti idoli e feticci che sembravano intramontabili, la cultura pop ha iniziato a vendicarsi. Recuperando quei 'baby pensionati' - film, telefilm, mode, canzoni, in questo caso anche videogames, il massimo del virtuale - in forme inaspettate e spesso perverse. Come se le nostre memorie di spettatori, fatte per affezionarsi a lungo, rifiutassero di perdere veramente quegli idoli e tentassero di resuscitarli sotto altre spoglie. Può sembrare un modo lambiccato di avvicinarsi a un film di pura evasione come 'Pixels'. Eppure vedendo i vecchi videogame anni 80 risorgere sotto forma di alieni distruttori, con effetto almeno sulle prime irresistibile, viene da pensare che la cosiddetta cultura pop non è affatto effimera. Oltre ad essere, comprensibilmente, ossessionata dall'idea del recupero e del riciclo (se molti la chiamano cultura-spazzatura qualche ragione ci sarà). Che cosa fare in effetti di tutti questi detriti che ingolfano le nostre memorie neuronali e digitali? Che ruolo dare ai divi di epoche ormai trascorse, come salvare gli idoli delle nostre gioventù, per pigre, banali e poco avventurose che siano state? In mano a creativi vulcanici come il duo Miller e Lord, una domanda simile genera un capolavoro di cinema-sul-cinema (e su moltissimo altro) come 'The Lego Movie'. In mani meno geniali, un film 'estivo' come 'Pixels'. Che parte, va detto, da un'idea assolutamente esilarante (...) la squadra di imbranati ex-campioni di videogame mobilitata contro gli invasori, capitanata da due nerd amici da sempre dell'attuale presidente Usa, per un po' sembra ritrovare addirittura il brio di 'Ghostbusters', anche grazie ai duetti fra l'installatore tv Adam Sandler, prototipo del maschio infantile e improponibile, e la bella divorzianda Michelle Monaghan (...). Ma poi si siede su una sceneggiatura a corrente alternata che usa la nostalgia per coprire alla meglio i suoi buchi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 luglio 2015)

"Chi sarà maggiormente in grado di apprezzare nei suoi più intimi sapori rétro questo 'Pixels'? La generazione di chi venne direttamente investito, ragazzino o adolescente, dall'età dell'oro dei primi videogiochi. Non a caso l'inizio del film è collocato nel 1982. Si parla infatti di intrattenimenti come Pac-Man, Space Invaders, Tetris, Donkey Kong, Super Mario, in buona parte rievocati e rivisitati da questa storia, della prima metà dei decennio Ottanta. Dunque, utenti-protagonisti di quella stagione con tutti i suoi annessi e connessi - i locali dove si giocava, la tecnologia, i marchi produttori - sono stati massicciamente i nati negli anni Settanta. Proprio come i nostri eroi 'retrogamers', cultori di quella memoria dopo essere stati ai loro tempi campionissimi nelle gare. (...) Una vera scemenza, con rispetto parlando, ma coinvolgente e divertentissima. Alla regia Chris Columbus, carico di onori nel mainstream del cinema più popolare, compresi i primi due 'Harry Potter'." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 30 luglio 2015)

"Cosa resterà di questi anni '80? Sicuramente un ricordo indelebile di vecchi videogame come Pac-Man, Centipede e Donkey Kong, i protagonisti delle sale giochi (rimpianto luogo di socializzazione) di tutto il pianeta e ora celebrati in questo strampalato (in senso sia positivo, sia negativo) film di Chris Columbus. Quasi una lettera d'amore all'epoca degli arcade, che risveglierà ben più di un nostalgico ricordo nelle generazioni di cinquantenni, quando tutto sembrava, forse, molto più «cretino» di ora, ma anche più genuinamente vero. Non è una novità. Ci aveva provato e con risultati migliori il cartone "Ralph Spaccatutto", ma occhio a non lasciarsi deviare dalla voluta deriva stupidotta (certe battute lasciano il gelo in platea) di un film che propone anche qualche spunto di riflessione del dualismo antico-moderno. (...) Da un corto omonimo, Columbus ha tirato fuori un film discreto per volontà. Certo, bisogna non prendere questo titolo seriamente, passare sopra sui tanti difetti e godersi le interessanti scene d'azione in maniera balneare e disimpegnata. E con un Sandler, per una volta, quasi convincente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 30 luglio 2015)

"Piacerà ai ragazzini di 33 anni fa (tra i quali probabilmente i finanziatori del film). Ai ragazzini di adesso (che scopriranno che i «games» di allora erano più divertenti di quelli odierni). Ai «nerd» (termine che sta per ragazzo imbranato) di ogni epoca. E a chi ha un debole per l'umorismo greve di Adam Sandler (che ai soliti partners ha aggiunto il piccolo grande Peter Dinklage di 'Trono di spade')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 luglio 2015)
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