Piuma

ITALIA - 2016
4/5
Piuma
Ferro e Cate sono due ragazzi come tanti che si ritrovano alle prese con una gravidanza inattesa e il mondo che inizia ad andare contromano. A partire dalle loro famiglie: quella accogliente e 'normale' del ribelle Ferro e quella sgangherata e fuori dagli schemi della più assennata Cate. per non parlare poi della scuola, con i fatidici esami di maturità, e degli amici che sì, li capiscono, ma devono partire per il viaggio organizzato dopo gli esami. E infine il lavoro, che non c'è. Tra tentennamenti e salti nel buio, prese di responsabilità e bagni di incoscienza, i due protagonisti attraverseranno i nove mesi più emozionanti e complicati della loro vita, cercando di non perdere la loro purezza e quello sguardo poetico che li rende così speciali.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: CARLO DEGLI ESPOSTI, NORA BARBIERI, NICOLA SERRA PER PALOMAR, SKY CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 20 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Teo Zampa

Travolti da un insolito destino, i personaggi di Roan Johnson sembrano incapaci di risalire la corrente per tirarsi fuori dai marosi con cui la vita li sorprende. Eppure lo fanno. Come per i post-sessantottini paranoici de I primi della lista e per gli universitari al giro di boa di Fino a qui tutto bene, anche Piuma, ultimo riuscitissimo lavoro dello sceneggiatore e regista anglo-italiano, è la storia di due eroi per caso e loro malgrado, improbabili già a partire dai nomi, Ferro e Cate. Colti a pochi mesi dall’esame di maturità e a poco più dal diventare – per caso no, loro malgrado sì – genitori. Non bastasse la situazione, ci sono pure i padri e le madri di lui e di lei a complicare le cose e i nonni e le badanti, perché non c’è peggior adulto di chi si ostina a non voler crescere.

Le cose si ribaltano dunque, i figli non educheranno i genitori ma sembrano saperla più lunga di loro o vivono come se la sapessero, il che se non altro è una bella prova di coraggio e una buona iniezione di fiducia.
Ed è sotto questo aspetto, tra i cliché della commedia, le battute al vetriolo e quelle più sceme, che Piuma parla di noi, di oggi, di padri e di figli, di eredità non volute ma (loro malgrado) accettate, fondamentalmente di responsabilità. Una parola dimenticata tra il finto edonismo social e il vuoto pneumatico di ambizioni di una generazione elevato addirittura a mantra dell’estate con quell’Andiamo a comandare non si sa dove, non si sa cosa.

Johnson si sposta dalla Toscana alla Roma di borgata senza perdere una virgola d’ispirazione, di resilienza morale e di arguzia. Non sbaglia un tono, una scena, un dialogo. Non sbaglia soprattutto il cast: perfetti Michela Cescon, Sergio Pierattini e Francesco Colella, semplicemente splendidi i due giovani protagonisti, gli esordienti Luigi Fedele e Blu Yoshimi.

In barba ai parolai funesti e ai sociologi d’accatto, in barba alla triste commedia quotidiana di un paese auto-afflitto, finalmente un film capace di amarsi, di amarci, di amare i propri personaggi, di restituirne un ritratto senza giudizio, tragicomico e lieve, tra il cinico e il romantico, quello di un’adolescenza con “il cuore dalla parte giusta”. Un’adolescenza che piace, che come il samurai vede arrivare le difficoltà e se ne rallegra: perché “quando l’acqua sale, la barca fa altrettanto”. Che forza questa Piuma!

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI SKY: NILS HARTMANN, ROBERTO AMOROSO, SONIA ROVAI.

- PRODUTTORE ESECUTIVO: PATRIZIA MASSA.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO- DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA. REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON UNIPOL BANCA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO- FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO. REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO DI IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007, N.244.

- PREMIO SIGNIS, PREMIO CIVITAS VITAE, PREMIO FONDAZIONE MIMMO ROTELLA A ROAN JOHNSON E LUCKY RED, PREMIO FRANCESCO PASINETTI-SNGCI SPECIALE AL CAST ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2017 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (MICHELA CESCON) E DAVID GIOVANI.

- NASTRO D'ARGENTO SPECIALE 2017 DEDICATO AL CINEMA SUI GIOVANI E PREMIO 'GUGLIELMO BIRAGHI'.

CRITICA

"(...) la commedia di Roan Johnson (...) ha un lato italiano vecchio stile, molto gustoso con la vita nel salotto buono della famiglia folk. Qui sembra proprio di tornare agli interni casalinghi Anni 50 che forse il regista ha studiato con Virzì, mentre altrove egli si lascia andare a qualche seducente avviso di realismo magico acquatico. Il lato negativo, mentre i «vecchi» sono bravi assai, sta nella storia esile, nel comportamento teenager ed anche se i due «peccatori» Luigi Fedele e Blu Yoshimi tengono il passo, il coro degli amici col vociare in gergo romano giovanile «tipo» di oggi, è davvero insopportabile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 ottobre 2016)

"Una volta sottolineato che non si tratta certo di un titolo imperdibile, possiamo aggiungere che quantomeno si presenta al pubblico privo di pretensioni spropositate, svelto nel ritmo e a tratti rafforzato da dialoghi brillanti e duetti davvero esilaranti: se riguardo al costume nazionale, ai problemi più imbarazzanti causati dalla diffusa irresponsabilità giovanile nonché da quella speculare dei genitori e in generale degli adulti il pisano acquisito Roan Johnson non ha molto da dire, il suo terzo film cerca in qualche modo di seguire la non disprezzabile traccia delle commedie americane fuori di testa e fuori standard come «Juno» o «Molto incinta». (...) I due protagonisti sono del tutto spontanei nella loro solare, imbarazzante riconoscibilità tanto da fare provare più volte allo spettatore over diciottenne una voglia irresistibile di fargli una faccia di schiaffi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 ottobre 2016)

"(...) possiamo mettere la mano sul fuoco: merita. Scuola Virzì, in carnet i convincenti 'I primi della lista e 'Fino a qui tutto bene', Johnson prosegue nelle sue buone intenzioni: (r)innovare la commedia italiana, giocando tra i 'topoi' del genere, le indicazioni geografiche tipiche, gli stilemi e, perché no, i patemi d'animo. 'Piuma' ha nel titolo il peso specifico, ma non è minimismo, semmai minimalismo; non è esilità, bensì levità; non è volatilità, ma ariosità. Il romanzo, intra e intergenerazionale, è di formazione, ma senza accatti sociologici né affondi esistenziali: 'Piuma' mantiene quel che promette, né più né meno, e non lesina sul divertimento, con una comicità di situazione, di 'battuta' ma spesso anche di 'tratto', ovvero connaturata ai personaggi. Anche co-sceneggiatore, Johnson illumina con intesa leggerezza il passo a due di Ferro (Luigi Fedele) e Cate (Blu Yoshimi), coppia di tee-nager alle prese con una gravidanza inaspettata. Senza edulcorare la realtà, ma senza eludere le risate, utilizza il formato famiglia per analizzare i rapporti tra giovani, adulti, anziani e sottolineare come, in mezzo a mille difficoltà, l'unione continui a fare la forza. (...) Johnson ama i propri personaggi, presenti e divenienti, e lo mostra senza timidezze né cincischiamenti: con Cate e Ferro sul ring della vita - e delle vite - c'è anche lui, ci siamo anche noi. 'Piuma' non è un film rivoluzionario: più rotondo e compiuto di 'Fino a qui tutto bene', ma forse meno affascinante, scava però uno iato incolmabile tra sé e le fiction tv su temi analoghi nella forma e nella sostanza. E nel gusto: al bando il buonismo, vietato il cinismo, offre risate pensanti ad altezza uomo, donna e bambino. In gestazione con 'Piuma' è un'altra commedia possibile e un altro modo di raccontare i giovani: per quello che sono, e per quello che sanno essere. Oltre le semplificazioni dei mass media, oltre le sconfessioni del cinemino nostro." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 20 ottobre 2016)

"Niente di nuovo se non fosse per l'aria di compiaciuta furberia su cui si regge tutto il film, preoccupato di far ridere (con le solite trovate dialettali: il padre di Ferro è toscano, la madre romana) più che di dare una vera anima ai suoi personaggi. Tutto è subordinato alla battuta che però non nasce dal personaggio (come ad esempio in 'Fantozzi') ma piuttosto dagli stereotipi che il pubblico può aspettarsi (il giovane svalvolato, il padre irresponsabile, il nonno terribile), secondo una logica che funziona benissimo nelle fiction tv ma lascia molto a desiderare al cinema. L'elementarità della recitazione e la superficialità delle psicologie (se così si possono chiamare i caratteri) non è molto diversa dalla non-qualità media del cinema italiano mainstream." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 settembre 2016)

"Leggero, leggerissimo, quasi evanescente. Divertente, molto divertente, forse troppo divertente. Al terzo film (...) Roan Johnson entra in quella «comfort zone» che è sempre rischiosa per un regista. Perfettamente padrone dei propri mezzi, sa benissimo cosa vuole e come ottenerlo. Così rischia di avere troppe risposte pronte e dimenticarsi qualche domanda, di quelle che allo spettatore non arrivano ma danno al film radici e profondità. Sono domande di sceneggiatura più che di regia. Chi è quel personaggio, perché parla e pensa così, dove vive, cosa vuole, cosa sogna, cosa non sa nemmeno lui di volere, etc. Se le domande chiave vengono affrontate a dovere, il film si può concedere le più strepitose inverosimiglianze. Al cinema vogliamo stupirci, non riconoscere qualcosa che sapevamo. Altrimenti la piacevolezza prenderà il sopravvento e la verità finirà sotto il tavolo. Rendendo la piacevolezza molto meno interessante. (...) Johnson e i suoi sceneggiatori (...) risolvono tutti gli snodi chiave della storia, distribuita sui 9 mesi della gravidanza, in un modo solo o quasi. Dialoghi, dialoghi, dialoghi. Con momenti irresistibili, come no (...); sviluppi imprevedibili (...); scene rivelatrici (...). Eppure troppo spesso sembra di vedere una collezione dei momenti più deboli dei film di Virzì o della Archibugi. In fondo «Piuma» è un piccolo romanzo di formazione (...)». Ma scegliendo di restare sempre esterno ai suoi personaggi, senza mai adottare il punto di vista di nessuno di loro (con un'eccezione: la scena, molto bella, in cui nuotano sopra la città), «Piuma» resta piacevole e un po' inoffensivo. (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 settembre 2016)

"Con la complicità di due giovani attori scelti dopo estenuanti provini, Luigi Fedele e Blu Yoshimi, che recitano al fianco di interpreti come Michela Cescon, Sergio Pierattini, Francesco Colella, Johnson 'piega' il proprio stile alle esigenze di un film corale dove sembra che tutto stia accadendo in quel momento per la prima volta e confeziona una commedia leggera come una piuma, ma impegnata ad affrontare un tema tutt'altro che semplice come quello dell'assunzione di responsabilità. (...) La metafora che usa il regista per raccontare con tono ironico e scanzonato il destino dei due giovanissimi protagonisti è riassunta nella storiella raccontata nel film: centinaia di paperelle di plastica destinate a galleggiare in una vasca da bagno, finiscono in mare aperto in seguito alle perdita del carico e cominciano a solcare l'oceano proprio grazie alla loro leggerezza. Ferro e Cate sono due di quelle paperelle davanti ai quali si apre un orizzonte ben più vasto di quello che immaginavano. (...) seppure imperfetto, il film dimostra con una comicità semplice e fresca, mai volgare (anche se il 'romano-centrismo' di tante commedie italiane è una questione che andrebbe affrontata), che raccontare i giovani in un'altra maniera è possibile, tracciando senza presunzioni sociologiche il ritratto autentico di due ragazzi alle prese con l'evento più importante della vita." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 6 settembre 2016)

"Nulla distingue questo film da decine di altri prodotti cinematografici e televisivi che si fanno in Italia. E non mancano i difetti: dialoghi didascalici, regia televisiva, personaggi stereotipati, direzione d'attori elementare che penalizza perfino un'attrice come Michela Cescon, parentesi visionarie stonate. Per carità, alcune situazioni e battute funzionano (i migliori momenti li regala il balordo padre di Cate, interpretato da Francesco Colella). Blu Yoshimi (...) tiene la scena, al contrario del partner Luigi Fedele." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 6 settembre 2016)

(...) il film di Roan Johnson potrebbe essere un «ottimo» spin off per una serie modello 'Cesaroni' o 'Medico in famiglia' o pure 'È arrivata la felicità' un po' più «giovane», con qualche faccia nuova e altre giù collaudate (...). Non siamo dalle parti di Ken Loach e delle adolescenti scassate e marginali madri precoci in cerca di welfare, qui sono tutti «bravi ragazzetti» (le inquadrature del palazzone romano servono come scenografia), e nemmeno della sfacciataggine di 'Juno' (...). Quella di Johnson anche autore della sceneggiatura insieme a Ottavia Madeddu, Davide Lantieri, Carlotta Massimie è una commedia «generazionale» (lo sono tutti i suoi film) sugli adolescenti di oggi che mettono la piscinetta in casa e fanno bambini per sentirsi qualcuno. In realtà pure sui trenta-quarantenni, come il regista che racconta di avere scritto questa storia a partire dalle incertezze condivise con altri amici sul fare un figlio. Nulla in contrario, per carità, al cinema «intimista» se è spunto per raccontare qualcosa del mondo. Qui però rimaniamo alle battute ammiccanti, che fanno ridere, al grazioso che rasserena tutti, che tutti possono capire, che tutti sono contenti." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 6 settembre 2016)

"(...) secondo noi, 'Piuma' non è un film brutto, e non è un capolavoro. È un film leggero - che probabilmente riempirà le sale - un po' come il suo titolo, che costeggia da vicino la televisione. Nei modi del racconto, nella caratterizzazione dei personaggi, per come cerca la risata. Nel taglio delle inquadrature, nelle riprese addosso ai volti. (...) Il film di Roan Johson (...) cerca i toni di una commedia all'italiana aggiornata al presente, più intrisa di Virzì che di Monicelli. E non è una colpa, fare la commedia. Il fatto è che le commedie vivono di alchimie delicatissime. Sono come la maionese: se non stai attento, «impazzisce». Gli ingredienti non si uniscono. E può accadere anche alla fine della preparazione, o negli ultimi 10 minuti. Perché tutto nel film si risolve con troppa facilità, come se i problemi non avessero peso, come se ci fosse più voglia di favola che di sguardo dritto dentro la realtà. Sono bravi gli attori, specialmente lei, Blu Yoshimi Di Martino, che non alza mai la voce, neppure quando litiga. Come faremmo in tanti, nella vita. Ed è bravo il padre di lui, Sergio Pierattini, che nel film assiste impotente al disgregarsi di qualsiasi progetto di normalità borghese. Ma c'è l'impressione che ancora qualche prova in più avrebbe dato più scioltezza al ritmo delle battute. E soprattutto, la sensazione che la sceneggiatura di Roan e della sua compagna Ottavia Madeddu, insieme a Carlotta Massimi e Davide Lantieri, sia troppo piena di «spieghe», di quei momenti in cui i personaggi si dicono in faccia ciò che già sanno (...). Un'abituale pratica televisiva, che facilita la vita al teledipendente distratto, ma che toglie credibilità al dialogo. Fra le cose belle, il modo in cui Johnson racconta le donne. Sono loro, nel film, che compiono le scelte, che hanno coraggio." (Luca Vinci, 'Libero', 6 settembre 2016)

"(...) il film di Roan Johnson (...), restando sul piano della pura scrittura e della messa in scena si è rivelato molto frizzante e molto fresco, grazie soprattutto alla naturalezza dei due interpreti principali (...)." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 6 settembre 2016)
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