Piano 17

ITALIA - 2005
Piano 17
Negli uffici della direzione generale di una grande banca, Mancini, su commissione di un losco uomo d'affari, deve posizionare una bomba per distruggere così alcuni importanti documenti troppo scomodi per lui. Camuffato da uomo delle pulizie e con la bomba collegata a un timer, Mancini, però, rimane bloccato in ascensore insieme a due ignari impiegati che stanno per tornare a casa dopo il lavoro. Intanto all'esterno dell'edificio, Pittana e Borgia, i suoi due complici, dovrebbero tenere sotto controllo la situazione ma, in una corsa contro il tempo, Mancini comincia a rendersi conto che forse non lo stanno aiutando come dovrebbero...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: MANETTI BROS, MORELLI, SILVESTRIN, SOLERI, ALESSANDRO PASSADORE PER MOVIEMAX, GAMP PRODUZIONI
  • Distribuzione: MOVIEMAX (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Un gruppo d'amici, un ascensore e poco più. Non è servito molto ai Manetti Bros. per dimostrare che l'intrattenimento è possibile a costo quasi zero. Senza troppe pretese, ma con il dichiarato obiettivo di riavvicinare il cinema allo spettatore, i fratelli registi hanno vinto la loro scommessa. A premiare Piano 17, thriller piacevole, ottimamente fotografato e scandito dalle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, sono già stati il pubblico del festival di Courmayeur e addirittura la Vertigo Film che vorrebbe farne un remake Usa. La suspense della storia è tutta nelle premesse: tre persone, casualmente bloccate nell'ascensore di una grande azienda, in compagnia di una bomba in procinto di esplodere. Due sono semplici impiegati, Elisabetta Rocchetti e il bravo Giuseppe Soleri, il terzo è un membro della gang, incaricata di far saltare in aria l'ufficio del direttore per eliminare delle prove compromettenti. Lui è Giampaolo Morelli, efficacissimo nel ruolo del capobanda dallo sguardo stralunato e l'etica ferrea. A questo si aggiungono le lotte intestine che si stanno intanto consumando all'interno della banda, di cui Enrico Silvestrin sta cercando senza scrupoli di guadagnare il comando. I continui flashback per cui procede la narrazione alla lunga stancano, ma il meccanismo nel complesso funziona e i tasselli del puzzle guadagnano il loro posto con misurato tempismo. La caratterizzazione dei personaggi risulta molto carica, ma la scelta sposa bene lo stile complessivo imposto dai Manetti: più che ambizioni realistiche, si tratta di un fumettone a tinte forti, con chiara eco dei loro trascorsi musicali. Più che semplice accompagnamento, i ritmi di Pivio e Aldo De Scalzi diventano a tratti parte integrante del tessuto narrativo, scandendo gli eventi e avvicinandone il linguaggio a quello di un videoclip. Da notare, fra i cammei, la breve comparsa di Valerio Mastandrea nel ruolo dell'ambulante napoletano e quella di Massimo Ghini in quello del capobanda. Un complimento, fra i comprimari, va infine ad Antonino Iuorio. E' bravo anche se gigioneggia un po', completamente in linea col film.

NOTE

- ANTONIO E MARCO MANETTI SONO ACCREDITATI COME MANETTI BROS.

- PREMIO DEL PUBBLICO AL COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL 2005.

- SIMONE SILVESTI E' CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2006 PER I MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER LA MIGLIOR MUSICA.

CRITICA

"'Piano 17' dei Manetti Bros è un noir ben scritto e fatto con amore. Un thriller credibile, che può contare su dialoghi nient'affatto banali e sulle interpretazioni: i ruoli dei protagonisti sono cuciti addosso, scritti appositamente per gli attori. E si vede. Certo, è un film di genere, infarcito di cultura pop, ma è coraggioso, compiuto. E la presa in giro degli stereotipi su Napoli vale da sola il biglietto del film." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 3 marzo 2006).

"Non è un film 'da vedere' nel senso che è senza imperfezioni, ne è anzi pieno zeppo. Però ci sembra, e lo vogliamo indicare con quel simbolico, che ci sia dentro qualcosa di sfizioso e promettente. Un'anima indipendente e ottimista, non indipendente e piagnona. Che questi Manetti Bros, in realtà vecchie conoscenze del giro festivaliero, dei filmaker e videomaker, dei maniaci di generi e sottogeneri splatter e dintorni, dei videoclippari o videoclippisti, delle sperimentazioni creative via web, abbiano il loro talentaccio ancora da mettere a punto e da dimostrare compiutamente. Che meritino ancora una prova dopo quella zoppicante di 'Zora la vampira' e questa qui, interessante e notevole perché costruita su una struttura produttiva praticamente volontaristica e 'fai da te', di partecipazione ai rischi e agli (eventuali) utili da parte dell'intero gruppo ma non proprio soddisfacente nei risultati. Lo sanno anche loro, i Bros, che un thriller sia pur ingegnosamente e spiritosamente congegnato richiede spalle un po' più forti e solide per funzionare da cima a fondo. Due euro in più per non stare condannato tutto il tempo tra un paio di location, in strettissima e vistosa economia." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 10 marzo 2006)
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