Pecore in erba

ITALIA - 2015
3/5
Pecore in erba
Trastevere, luglio 2006. Lo storico quartiere della Capitale viene messo in subbuglio da una clamorosa notizia: Leonardo Zuliani - genio della comunicazione, fumettista e scrittore di successo, stilista visionario, attivista per i diritti civili - è scomparso. Sua madre è disperata e il quartiere è paralizzato mentre i seguaci di Leonardo si accalcano davanti alla sua casa, le autorità esprimono solidarietà e ogni canale TV parla di lui. Il caso diventa una vera e propria emergenza nazionale, ma chi è veramente Leonardo? E cosa è realmente successo?
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: LUIGI MUSINI E OLIVIA MUSINI PER ON MY OWN S.R.L. CON RENATO RAGOSTA, IN ASSOCIAZIONE CON PAOLA E ICKY LEVI
  • Distribuzione: BOLERO FILM
  • Data uscita 1 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Chi è Leonardo Zuliani? Un giovane uomo dalle vulcaniche risorse: fumettista di successo, scrittore di discutibili best-seller complottari, imprenditore innovativo, trascinatore di folle e quant’altro. Zuliani ha un unico problema: è antisemita fino al midollo e fin dalla nascita, forse per cause genetiche, e gli ebrei da sempre sono la sua ossessione, e poco importa se tanti personaggi illustri, da Gesù a Freud, tutte figure di cui Leonardo è un convinto ammiratore, sono del pari figli di Israele.

Il finto documentario, o mockumentary, scritto e diretto da Alberto Caviglia si rifà al modello, insuperabile, messo a punto da Woody Allen coi suoi primi film (tutto quel filone che va da Prendi i soldi e scappa fino a Zelig, per intenderci) che, sotto la maschera della deformazioni comica e paradossale, scagliavano amari strali contro determinati aspetti della società. Nel nostro caso, ci troviamo di fronte a un’opera di lodevolissime ambizioni e di folgorante attualità, intenta ad attaccare con le armi della satira il becero antisemitismo di moda imperante nei nostri tempi, dimostrando che la differenza tra i due estremismi, quello di destra e quello di sinistra, si riduce al lumicino quando si tratta di sfogare la frustrazione contro il capro espiatorio per antonomasia della storia, ossia il popolo ebraico.

Non mancano le situazioni divertenti e le gag azzeccate ma, sia chiaro, il cinema abita da un’altra parte e non basta l’imponente sfilata di vip, impegnati in cameo di ogni tipo (irresistibili però Carlo Freccero e Vittorio Sgarbi, che mettono a disposizione della vicenda il proprio personaggio televisivo con risultati esilaranti), a innalzare il livello di un lavoro che si segnala più per un umorismo garbato che per autentica e mordace capacità di denuncia. In Orizzonti a Venezia 72, dove ha vinto il premio Civitas Vitae e il premio Arca CinemaGiovani per il miglior film italiano in Mostra.

 

NOTE

- PREMIO ARCA CINEMAGIOVANI COME MIGLIOR FILM ITALIANO A VENEZIA E PREMIO CINEMATOGRAFICO "CIVITAS VITAE PROSSIMA" ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

- ALBERTO CAVIGLIA È STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2016 COME MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2016 COME MIGLIORE COMMEDIA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 PER IL MIGLIOR SOGGETTO. ALBERTO CAVIGLIA HA OTTENUTO IL PREMIO 'GRAZIELLA BONACCHI'-NASTRI D'ARGENTO SIAE PER I NUOVI SCENEGGIATORI (INSIEME A PIERO MESSINA PER "L'ATTESA" E FRANCESCA MANIERI PER "VELOCE COME IL VENTO" DI MATTEO ROVERE).

CRITICA

"L'antisemitismo è genetico o culturale? Scorrendo la storia ci sono belle sorprese. (...) L'autore si chiede come si possa parlare oggi di antisemitismo, s'immerge così nelle dinamiche sociali, ma la geniale idea, che chiaramente si ispira a 'Zelig' di Woody Allen nella natura di falso documento, ha il respiro di uno sketch e il racconto diventa presto meccanico, ripetitivo, automatico, perdendo humour." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 ottobre 2015)

"Il finto documentario dedicato alla figura di Leonardo Zuliani "attivista per i diritti civili' amato dalle masse e misteriosamente scomparso, è una stravagante satira surreale. (...) L'idea è dilatata allo spasimo, e non fa tanto ridere." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 1 ottobre 2015)

"Premiato a Venezia (Civitas Vitae e Arca CinemaGiovani), l'esordio del 31enne Alberto Caviglia 'Pecore in erba' sceglie un terreno diserto dal nostro cinema: il mockumentary, il finto documentario, per mettere alla berlina l'antisemitismo non con le solite rampogne civili bensì con il capovolgimento e la satira. II modello è il primo Woody Allen, quello di 'Prendi i soldi e scappa' e 'Zelig', gli esiti deformanti e ridanciani, s'intende, con la testa." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 ottobre 2015)

"Spiacerà a chi, come noi, non ha mai amato le satire controcorrente di Sasha Baron Coen e quindi troverà tutto sommato indigesto questo allievo italiano. Il suo gioco dell'inversione degli stereotipi poteva anche riuscire divertente se durava poco. Ma dopo mezz'ora è solo guazzabuglio, un 'blob' che s'inceppa una sequenza su tre." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 ottobre 2015)

"De Bortoli, Sgarbi, Cazzullo, Freccero, Mentana, Fazio, tutti insieme appassionatamente per dare sostanza al finto documentario dell'esordiente Alberto Caviglia. (...) Ovvio che trattasi di una provocazione, un ribaltamento dell'assunto, per portare a riflettere. Si sorride qua e là, ma la trovata evapora in un intero film." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 ottobre 2015)

"Rovescia il cannocchiale per guardare il mondo, agita l'inverso di un terribile vizio ideologico metamorfizzandolo in virtù e mescola l'orrenda società moderna dei media con la bava alla bocca, i maestri d'opinione che spesso dovrebbero essere perdonati come i due ladroni del Calvario perché non sanno quello che dicono, senza dimenticare la prevalenza del cretino dei Social. Così un imbecille nato e cresciuto patologicamente antisemita diventa un paladino dei diritti civili nella spietata allegoria di 'Pecore in erba', un falso documentario (...) realizzato da Alberto Caviglia come un reportage televisivo mandato in onda mentre si attende la manifestazione pubblica per la sparizione misteriosa del giovane Leonardo Zuliani, interpretato da Davide Giordano. (...) Alternando biografia, interviste e pareri stranianti di personaggi come Augias, Brass, De Cataldo, De Bortoli, Fazio, Freccero, Mentana, Sgarbi e Mara Venier, Caviglia gioca sull'antisemitofobia quale valore che scarica, alla nazista, ogni colpa dell'universo su chi va in sinagoga. Non mancano neppure i preti a gettare legna sul fuoco. (...) la riflessione satirica di Caviglia si allarga a riflessione sulla contemporaneità, non risparmiando rotative, telecamere e blog. (...) 'Pecore in erba' non è privo di qualche lungaggine e cadute in un umorismo un po' così, ma il suo cuore non sdrucciola e la sua idea portante ha solide fondamenta, come nel ritratto della famiglia Zuliani, tutta lasagne e caratteri da cartone animato balordo. Anche così si può provare a sconfiggere la piaga dell'antisemitismo che corre ancora per l'Europa, non nella finzione dello schermo ma nella realtà di atteggiamenti, pregiudizi e falsità. Lo spaesamento di "Pecore in erba" è salutare, una medicina per almeno provare a non lasciarsi andare alla deriva dell'intelligenza e dei sentimenti. (...) Un'opera da proiettare agli studenti in modo che non crescano altri Zuliani e che un perverso sistema di comunicazione non versi lacrime sulla sua scomparsa." (Natalino Bruzzone, 'Il Secolo XIX', 28 settembre 2015)

"Il mockumentary di Caviglia è divertente ma 90 minuti forse sono troppi per una barzelletta sugli ebrei, ovviamente realizzata da un ebreo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 settembre 2015)
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