Passioni e desideri

360

GRAN BRETAGNA - 2011
2/5
Passioni e desideri
Varie relazioni sentimentali, intrattenute da persone di differente estrazione sociale, si intrecciano sullo sfondo di diverse città: un unico, affascinante racconto di amore nel XXI secolo che prende le mosse da Vienna per poi passare a Parigi, Londra, Bratislava, Rio, Denver e Phoenix.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Tratto da: ispirato al dramma "Girotondo" di Arthur Schnitzler (ed. Einaudi)
  • Produzione: BBC FILMS, ORF FILM/FERNSEH-ABKOMMEN
  • Distribuzione: BIM (2013)
  • Data uscita 20 Giugno 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
A Vienna per partecipare a un congresso internazionale, Michael prende appuntamento con una escort. Nel locale stabilito, incontra però un collega tedesco che comincia a fargli domande su donne, fedeltà, menzogne. Così l'appuntamento salta. Uscito di scena Michael, è la volta di John, uomo maturo che dalla natia Inghilterra arriva negli USA: la figlia è sparita anni prima e ora lui si presenta al riconoscimento di una ragazza trovata morta senza altri indizi. Tra L'America e alcune città europee (Parigi, Londra, Bratislava) si inseriscono altre storie e altri personaggi, sempre combattuti tra amori, affetti, sentimenti in affanno. Quando un personaggio ancora sconosciuto (una donna in uno studio fotografico) si appresta a raccontare gli eventi, partendo dalla constatazione che “siamo tutti davanti a un bivio, e si tratta di capire quale direzione imbroccare”, le premesse per quello che seguirà non sono incoraggianti.
Nato a San Paolo del Brasile, Meirelles si era imposto all'attenzione nel 2003 con City of God, esaltato e premiato in tutto il mondo e tuttavia accompagnato dalla sensazione di una sopravvalutazione. Quello che è arrivato dopo ha confermato le perplessità: molti elogi per il corretto ma non esaltante The Constant Gardner in concorso a Venezia e premio Oscar per Rachel Weisz; platee limitate e nessuna uscita italiana per Blindness. Anche in questo nuovo 360 (titolo originale, girato nel 2011), Meirelles parte con grandi propositi e fervide ambizioni, disegna uno scenario in rapida evoluzione tra Europa e America, fa transitare le persone da un aereo all'altro, visualizza scenari urbani, studi fotografici, inseguimenti, improvvise confessioni sui rimorsi individuali. Tutto finalizzato ad addentrarsi con la migliore evanescenza possibile nei fili invisibili dentro i quali corre il destino di ciascuno, a seconda delle scelte compiute. Sull'idea di partenza, debitrice de La Ronde di Schnitzler, ha lavorato in sede di sceneggiatura Peter Morgan (autore di recente dello script di Hereafter di Clint Eastwood).
L'esito è qui decisamente inferiore. Il copione naufraga in una frammentazione narrativa insipida e asettica, che vuol dire presa di distanza da emozioni, sorprese, domande. La cornice tra cronaca e storia (internet, crisi finanziaria, globalizzazione) soffre l'assenza di compattezza visiva. Invano Meirelles fa ricorso ad espedienti di antica data: lo “split screen” come soluzione per movimentare l'azione bisogna saperlo usare, e se non si è Sam Peckimpah è meglio rinunciare. Film mancato dunque che spreca un bel gruppo di attori (Hopkins, Law, Weisz…) , amici del regista ma anche loro poco convinti dell'operazione cui partecipano.

CRITICA

"Partendo da Vienna, adattamento libero dal 'Girotondo' di Schnitzler dove si alternano più coppie amorose con bisogni d'affetto o sesso, rivalità, gioie, illusioni e tradimenti. Il brasiliano Meirelles regola il traffico dei cuori: punta su momenti fatali e sentimentali, chorus line di personaggi con bisogni del cuore, viaggiando in tour tutto compreso. Ottimi Jude Law, Hopkins e la Weisz." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 giugno 2013)

"Il dispositivo del racconto rimanda al celebre 'Girotondo' di Arthur Schnitzler; però il film di Fernando Meirelles ('La città di Dio'), più che essere una trasposizione della celebre pièce, vi s'ispira. Nella sceneggiatura di Peter Morgan agiscono oltre dieci personaggi, rappresentando le varie facce dell'amore, la casualità e la fragilità dei sentimenti. Quasi estranei gli uni agli altri, essi influenzando tuttavia i rispettivi destini per vie arcane. Variando tra l'Europa e gli Stati Uniti, il film è ambientato soprattutto in spazi di transito: sale d'attesa di aeroporti, aerei, camere d'albergo e altri 'non-luoghi'(come direbbe Marc Augé) che si prestano a fugaci occasioni d'incontro." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 20 giugno 2013)

"Non posso dire di essere un estimatore del regista brasiliano Fernando Mereilles. 'City of God', comunque, il suo film di esordio (...) qualche pregio l'aveva, specialmente dal punto di vista del realismo, come, se pur con dei limiti, aveva, alcuni anni dopo, 'The Constant Gardener' (...). Oggi il tema, allontanandosi del tutto dai precedenti, gioca con un susseguirsi di relazioni sentimentali o sessuali a tal segno così apertamente collegate fra loro da ricordare, senza citarlo, quel celebre dramma ottocentesco dell'austriaco Arthur Schnitzler, 'Girotondo', arrivato con molto successo al cinema nel Cinquanta con 'La Ronde' di Max Ophüls, imitato poi nei Sessanta, ma con esiti dubbi, da Roger Vadim con 'Il piacere e l'amore'. Il nuovo "girotondo" Mireilles se l'è fatto immaginare dallo sceneggiatore inglese Peter Morgan cui va almeno il merito di aver scritto il testo di 'The Queen' di Stephen Frears (...), ma il risultato stenta molto a convincere. (...) le cifre caustiche del "Girotondo" di Schnitzler e quelle fra l'ironico e il mondano con ammiccamenti al sesso de "La Ronde" di Ophüls, sono del tutto accantonate, sostituite da un susseguirsi un po' vano di piccoli episodi spinti ora al dramma ora alla commedia da un eccessivo fluire di dialoghi prolissi, sostenuti da immagini in cui molto di rado la regia riesce a proporsi tentando di costruire tutt'intorno i climi adatti. Fra i tanti interpreti, Jude Law e Rachel Weisz, la coppia di inizio e fine, in un episodio piuttosto secondario Anthony Hopkins con l'aria, lì in mezzo, di sentirsi un po' a disagio." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 20 giugno 2013)

"Pescando un po' da 'Girotondo' di Arthur Schnitzler, un po' da Altman, un po' da 'Babel', il film ci ricorda le nostre responsabilità verso gli altri e quanti disastri possano provocare in amore le parole non dette." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 giugno 2013)

"Il titolo originale è più calzante del nostro: '360'. Come i gradi che servono per avere una completa panoramica. Il nuovo film del Fernando Meirelles partito dalle favelas ('City of God') e finito nel cinema internazionale ('The Constant Gardener') sembra un sequel del 'Babel' di Iñarritu. Il messicano colse l'urgenza di raccontare il dolore globale (era il 2006). Il brasiliano un po' si perde nel gratuito spleen cosmopolita da jet set. Jude Law è un uomo d'affari adultero ma con sensi di colpa, Rachel Weisz sua moglie fotografa (e adultera pure lei), Anthony Hopkins un vecchio pensionato incuriosito in aeroporto dall'ex fidanzata dell'amante della Weisz. Si affrontano in superficie temi come lo sfruttamento, il tradimento, la redenzione. Saltando da Londra a Vienna a Rio de Janeiro. Tra uno sbadiglio e l'altro." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 20 giugno 2013)

"Difficile non trovare evocazioni agli universi babelici del messicano Iñarritu. Film ambizioso sull'effetto domino tra casualità a 360° , vuole imporsi come novello manuale d'amore (e incontri) senza confini di lingua, cultura e classi sociali, a dimostrazione che certi vizi dell'umana specie non dipendono dalla geografia. Vero, ma a quale costo di noia e retorica..." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 20 giugno 2013)

"Complicata ma avvincente commedia drammatica del brasiliano Fernando Meirelles che dirige con grande abilità un intenso traffico di personaggi in mezzo mondo. Tante storie intrecciate (quasi) degne di Altman e Iñárritu. L'episodio più riuscito quello di papà Anthony Hopkins, intenerito sul volo Londra-Phoenix, da una ragazza brasiliana, coetanea della figlia scomparsa. Si sente purtroppo il doppiaggio romano: o a Bratislava dicono «Stavamo una favola»?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 giugno 2013)

"Piacerà a chi ricorda 'La ronde' di Max Ophüls (da Schnitzler) sui girotondi d'amore della belle époque. Qui i girotondi sono nel nuovo secolo, e continuano a intrigarci. Non tanto per l'originalità, ma per la gran parata di star che vivono da par loro l'ossessione amorosa, da Hopkins alla Weisz (che ha il personaggio più convincente), da Jude Law, al sorprendente Ben Foster." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 giugno 2013)
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