Parenti serpenti

ITALIA - 1992
Parenti serpenti
E' la vigilia di Natale e in piccolo paese degli Abruzzi nevica abbondantemente. Per trascorrere come ogni anno le feste insieme ai vecchi genitori, da varie città giungono: le figlie Lina (col marito Michele e il figlioletto Mauro), Milena (col marito Filippo) e i figli Alessandro (con la moglie Gina e la figlia Monica) e Alfredo, che è scapolo. La nonna Trieste, ancora attiva e lucida, e il nonno Saverio, ex carabiniere, che invece ha la mente piuttosto confusa, li accolgono con grande gioia e l'atmosfera della casa appare piena di affetto e di calore. Durante i festeggiamenti, portati avanti come da tradizione, affiorano però i primi screzi e pettegolezzi, specie fra le due sorelle e la cognata. Poi, nel corso del pranzo del giorno di Natale, nonna Trieste, commossa delle tante dimostrazioni di affetto, comunica ai congiunti che, avendo scartato con orrore l'idea dell'ospizio, lei e il nonno hanno deciso di andare a vivere gli ultimi anni della loro vita insieme a uno qualsiasi dei figli; e a chi di loro li accoglierà, verrà donata la casa in cui vivono ora al paese e la metà della loro pensione. La notizia sconvolge tutti i presenti creando un tremendo imbarazzo. Quando i nonni vanno a fare la loro solita passeggiata, i parenti si chiudono in una stanza e cominciano a litigare fra loro, rinfacciandosi colpe grosse e piccole con acrimonia, finché giungono a una drastica risoluzione...
  • Altri titoli:
    Une famille formidable
    Stille Nacht, tödliche Nacht
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: GIOVANNI DI CLEMENTE PER CLEMI CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: C.D.I. - MFD HOME VIDEO, CDI HOME VIDEO, CLEMI VIDEO

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 1993 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Il film di Mario Monicelli presenta un quadro desolante della vita piccola borghese italiana, anche in un piccolo paese, dove le tradizioni sono soltanto folclore ed esteriorità, la religione è superficiale, e regna in realtà l'egoismo più spietato. Durante i giorni di festa in famiglia abbondano le grandi abbuffate e gli abbracci, ma serpeggiano (anche prima della crisi) risentimenti nascosti e velenosi. Forse le intenzioni del regista sarebbero di denuncia, ma Monicelli usa un tono troppo acre e perfido, che non risparmia nulla. E quando si arriva all'uccisione dei genitori ingombranti, decisa da tutti con cinismo feroce, per mezzo di una sola occhiata, mentre ascoltano l'involontario suggerimento dato dalla televisione con la notizia di un incidente analogo, e si vedono poi i figli assassini starsene tranquillamente al veglione (mentre sanno bene cosa accadrà), il limite del grottesco viene superato e si provano orrore e repulsione. La prima parte del film si dilunga troppo in scenette bozzettistiche, l'ultima è certamente condotta tecnicamente meglio. Tutti gli attori sono ottimi, specie Marina Gonfalone, nel ruolo di Lina." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 114, 1992)
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