Pane e cioccolata

ITALIA - 1973
Pane e cioccolata
Un italiano emigrato in Svizzera perde il permesso di soggiorno. Viene salvato da un industriale che, in crisi economica e sentimentale, si suicida. Lo sfortunato emigrato decide allora di fingersi svizzero. Qualcosa andrà male.
  • Altri titoli:
    Bread and Chocolate
    Pain et chocolat
    Brot und Schokolade
    Aventuras y desventuras de un italiano emigrado
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, 35 MM (1:1.85) - EASTMANCOLOR
  • Produzione: MAURIZIO LODI FÈ PER VERONA PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE
  • Distribuzione: C.I.C.
  • Riedizione 1980

TRAILER

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: TURI VASILE.

- ORSO D'ARGENTO E PREMIO OCIC AL 24MO FESTIVAL DI BERLINO (1974).

- DAVID DI DONATELLO PER MIGLIOR FILM A FRANCO BRUSATI, MIGLIORE ATTORE A NINO MANFREDI E DAVID EUROPEO 1974 A FRANCO BRUSATI.

- NASTRO D'ARGENTO 1975 PER IL MIGLIOR SOGGETTO ORIGINALE.

- ALLA 70 MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2013), NELLA SEZIONE 'CLASSICI', E' STATA PRESENTATA LA VERSIONE RESTAURATA A CURA DELLA CINETECA NAZIONALE.

CRITICA

"Il film esplora, narrando le vicissitudini di un lavoratore italiano all'estero, il dramma degli emigrati; vittime di una società ingiusta (quella che li ha costretti a partire); immersi in un'altra che non lo è meno, anche se per altre ragioni, tra cui non ultima l'egoismo dei privilegiati; essi finiscono per aggiungere, alle difficoltà di vivere in ambienti socio-culturali del tutto diversi da quelli di origine, quella provocata da una vera e propria crisi di identità; solo restando se stessi e accettando di vivere e di lottare si può sperare in una società più giusta. Sotto i modi e i toni della commedia all'italiana, la vicenda è pervasa da un'amarezza che, pur non sfociando mai nel pessimismo, le consente di esprimere con ricchezza di idee e sincera partecipazione le sofferenze che la solitudine e l'estraneità infliggono agli emigrati. Ricco di trovate, abile, (anche per merito del bravo interprete) nel passare senza stridenti contrasti dalla commedia al grottesco al dramma, il film soffre tuttavia di alcuni squilibri, di qualche dispersione e di spunti meno felici." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 76, 1974)

"Rivisto ad alcuni anni di distanza, questo film accentua l'aliquota di paternità dovuta a Nino Manfredi (il quale, indicato tra i responsabili della sceneggiatura, come si sa dalle cronache del tempo di realizzazione, ebbe diverse dispute con il regista-scrittore), ma non sfigura nella filmografia dello stesso Franco Brusati (...). Alcune cadute di buon gusto, superate dagli eccessi di trivialità tipici della commedia degli ultimi tempi, oggi recano minore fastidio e permettono di porre maggiore attenzione agli aspetti migliori e dei temi e della realizzazione tecnico-artistica. (...) In definitiva, anche questa riedizione è da considerarsi molto opportuna nei confronti dello studio di Brusati o di Manfredi, e non del tutto inutile per un risveglio d'attenzione nei confronti di problemi umani e sociali che sono sempre di attualità." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 89, 1980)

"Grande Manfredi, convincente rappresentazione del dramma degli emigrati, credibile immagine della "perfezione" svizzera". ('Magazine tv').
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