ORO NERO

ITALIA - 1942
La piccola Marta, orfana di un minatore, trova nel decenne Nicola un compagno di giuochi e i due fanciulli sognano avventure fantastiche nelle gallerie sotterranee della miniera di Bacu Abis. Ma la mancanza di volontà da parte dei proprietari e la disorganizzazione degli operai, nonostante la accanita insistenza di un gruppo di minatori capeggiato dal padre di Nicola, portano alla chiusura della miniera e i due fanciulli si separano. Trascorrono molti anni e la vecchia miniera sapientemente valorizzata ha dato vita a Carbonia dove ferve intensissimo il lavoro. Nicola col vecchio padre, che malgrado le avversità avevano sempre creduto nella ricchezza del sottosuolo, vivono felici la nuova vita di lavoro, Marta, ormai signorina, ritorna anche essa come maestra elementare e Nicola appena la rivede se ne innamora; ma il suo carattere chiuso e taciturno non gli fa esternare il proprio sentimento e Marta che nutre per lui un affetto fraterno, si fidanza con un giovane ingegnere. Durante una ispezione in una galleria, una frana colpisce i due rivali. Nicola che ormai ha compreso quali siano i sentimenti di Marta, si sacrifica per salvare la vita dell'ingegnere.
  • Durata: 85'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FONO ROMA / E.I.A.
  • Distribuzione: E.I.A..

NOTE

ORIGINARIAMENTE IL FILM ERA STATO AFFIDATO PER LA REGIA A CAMILLO MASTROCINQUE CHE SI FECE POI SOSTITUIRE DA ENRICO GUAZZONI. MA, NONOSTANTE IL FILM SIA ACCREDITATO A GUAZZONI, MOLTE CRITICHE DELL'EPOCA (STRANAMENTE) FANNO IL NOME DI MASTROCINQUE COME REGISTA.

CRITICA

"Attraverso una storia dalle varie drammatiche fasi questo film vuole esaltare l'opera tenace e vittoriosa dei lavoratori delle miniere carbonifiche sarde. [...] Il film, che pur non difetta di indovinati motivi, ci appare piuttosto slegato, difettando della necessaria coesione fra i vari elementi di cui alcuni risultano affatto estranei ed arbitrari. Nè, pensiamo, le tanti, troppe sciagure di cui la vicenda è costellata contribuiscono ad intensificare la drammaticità. [...]". (Vice, "Il Messaggero", 19/9/1942).
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