Orazi e Curiazi

ITALIA - 1961
Caduto in un'imboscata, il nobile romano Orazio viene fatto prigioniero dagli Etruschi mentre, alla testa della quarta legione, s'appresta a dar man forte ai Romani, impegnati in una lotta accanita contro gli Albani. Insieme con Scilla, una prigioniera egiziana, Orazio riesce però a fuggire, dopo essere stato costretto a combattere nell'arena contro un branco di lupi affamati. Intanto al campo romano giunge la notizia che la quarta legione è stata sopraffatta e che Orazio ha codardamente abbandonato i suoi soldati. Marzia, fidanzata dello sfortunato comandante romano, credendolo morto, si promette al fratello di lui, Marco. Il re di Roma, Tullo, e Mezio, re di Albalonga, stanchi della sanguinosa guerra e dietro consiglio dell'indovina Egeria, decidono d'affidare le sorti del conflitto ad un combattimento che vedrà opposti in campo tre guerrieri romani e tre albani. Alla vigilia del duello, Orazio torna a Roma. Offeso dalle ingiuste accuse di tradimento, si rifiuta di scendere in campo con i suoi due fratelli. Alla fine il senso dell'onore e l'amor di patria, hanno in lui la meglio. Orazio, Elio e Marco della "gens" Orazia, si misurano con i tre fratelli Curiazi e quando la vittoria sembra ormai degli albani - già Elio e Marco sono stati uccisi - Orazio riesce a sopraffare uno dopo l'altro, ricorrendo all'astuzia, gli avversari. Nel tripudio dei Romani s'ode il pianto disperato di Orazia, sorella del vincitore. Ella, vedendo il corpo esanime di Curiazio, confessa pubblicamente d'averlo amato e subito dopo si trafigge con una spada. Addolorato, Orazio rinuncia al trionfo e s'allontana da Roma, seguito da Marzia.

CAST

CRITICA

"(...) Anche se il film non si discosta molto dalla media degli spettacoli (...) dello stesso genere, non si possono disconoscere alla realizzazione pregi di sobrietà e di moderazione che rendono senz'altro accetto il racconto. Fastosa la scenografia e buona l'interpretazione (...)". (U. Tani, "Intermezzo", 3/4, 28/2/1962).
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