Nessuno si salva da solo

ITALIA - 2014
Delia, biologa nutrizionista, e Gaetano, sceneggiatore di programmi televisivi, sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Separati da poco tempo, una sera Delia e Gae si danno appuntamento per vedersi a cena in un ristorante e discutere dell'organizzazione delle vacanze dei loro figli. L'incontro si trasforma in un viaggio dentro la loro storia d'amore: dall'entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l'amore, la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione...

CAST

NOTE

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2015 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (JASMINE TRINCA), ATTORE PROTAGONISTA (RICCARDO SCAMARCIO), CANZONE ORIGINALE ("ELIS").

CRITICA

"Sincero no, reticente. Parafrasiamo Franca Valeri per 'Nessuno si salva da solo' (...): ammesso che si salvi. Mazzantini, con Castellitto che sposa la causa lapalissiana passando da psicanalista a psicanalizzato, adopera le armi concesse a una scrittrice che sa quali nervi toccare per far scattare l'immedesimazione, invitando gli attori ad urlare, perché a voce alta ogni cosa sembra più importante. Tutto scorre nei binari del pessimismo sentimentale con qualche accenno reale (...) con molta autoreferenzialità. (...) un prodotto di alta convenzionalità drammaturgica che Castellitto regola a ogni emozione delle tre R: rancore, rimorso, rimpianto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 marzo 2015)

"Con un materiale tanto incandescente (e a ben vedere tanto banale), le strade sono due. O si lavora di sottrazione, si lasciano molte cose nell'ombra, si usano con sapienza allusioni e omissioni, dosando con molta attenzione luci e ombre, tracce ed indizi, o si sceglie la spietatezza più iperrealistica. Chi conosce i film di Castellitto-Mazzantini (...) sa già che la prima opzione non è nemmeno contemplata. Regista e autrice (qui anche sceneggiatrice) vogliono farci bere il calice fino alla feccia. Come se solo così i personaggi, e forse gli spettatori, potessero capire, magari espiare, comunque affrontare davvero il passato e l'eventuale futuro che quel passato contiene. Saltando il melodramma per puntare direttamente allo psicodramma. È una posizione etica prima che estetica, da cui deriva un cinema volutamente sgradevole, urlato, eccessivo; un cinema per cui il non detto non esiste e tutto dev'essere rimesso in scena, ovvero rivissuto. Qualcuno lo troverà catartico e magari si rispecchierà in questa coppia asimmetrica, come tante coppie (...). A noi invece sembra che la mancanza di controllo, l'accumulo di scene madri (e battute improbabili: una vera collezione), finisca per soffocare anche il nucleo di verità - umana, sociale, sentimentale - della vicenda, dando a ogni cosa l'accento retorico della predica. Anche perché i personaggi, malgrado la prova generosa degli attori, non vivono mai di vita propria ma sembrano sempre un po' ostaggio di un copione dimostrativo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 marzo 2015)

"(...) Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca bravissimi a reggere tutto il film che ci credi sempre anche alle battute più assurde e fastidiose (...) il personaggio di Delia è attuale e «vero» (...). Quello che sfugge è perché la nostalgia da fine di un amore deve essere dimostrativa, dire perciò qualcosa sul cinema italiano e sulla crisi che «costringe» alla tivvù, sui fondi di garanzia e sui padri che non hanno lasciato nulla (altro tormentone di Castellitto), con tanto di «sliding doors» e momento surreale di Vecchioni e Molina che gli spiegano la forza dello stare insieme. La nostalgia modello cinema italiano da sceneggiatura deve chiudere, circoscrivere, spiegare, indottrinare in modo che ci entri dentro tutto e il suo contrario. Nel mélo, che pure Castellitto cerca, non ci crede e così invece di lasciarli liberi chiude Gae e Delia in un implacabile destino in cui la nostalgia finisce per disperdersi fuori dal tempo, da ogni tempo, interiore e collettivo che non sia quello autoreferenziale e schematico (e poco interessante) del regista. Peccato." (Cristina Piccino, 'Il manifesto', 5 marzo 2015)

"C'è qualcosa nel film di Sergio Castellitto che rende la storia che racconta (...) diversa ma uguale a quella di chiunque. (...) Un appuntamento a cena per discutere dell'estate dei bambini: il film è questo. Una cena alle soglie dell'estate, tutto in una sera, e la storia intera in flashback." (Concita De Gregorio, 'La Repubblica', 5 marzo 2015)

"Riccardo Scamarcio delinea, in 'Nessuno si salva da solo', nei panni di Gaetano, i tratti di un protagonista perfetto. (...) Sergio Castellitto, che dirige il film basato sul libro della moglie Margaret Mazzantini e che, prima di essere regista, è attore di consumata bravura, gli ha cucito addosso un Gaetano su misura che Scamarcio indossa con accattivante spontaneità, come se lo conoscesse da tanto tempo, forse da quando è nato (...)." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 5 marzo 2015)

"'Nessuno si salva da solo' è il film migliore di Sergio e Margaret, e nel mazzo ci mettiamo anche 'La bellezza del somaro', soggetto, sceneggiatura ma non libro di lei, regia di lui, anno 2010. A renderlo migliore, crediamo, è innanzitutto l'ordinarietà dello status quo (...) Sergio e Margaret non cercano più l'esotico, il singolarissimo, il simbolico preterintenzionale, bensì si affidano alla sottrazione per antonomasia, quella dall'uno allo zero della coppia che non è più. (...) Riccardo Scamarcio (...) ha fatto grandi passi dagli esordi, e Jasmine Trinca (...) è sempre brava ma l'abbiamo preferita altrove (...). Per carità, nulla di sorprendente, nulla di strepitoso (...). Eppure, il miglior film di Castellitto-Mazzantini non va trascurato, almeno per due ragioni: riesce a farci sussultare con una giravolta e un piatto rotto e, soprattutto, sfoggia un titolo oltremodo evocativo in tempi di renzismo assoluto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 marzo 2015)

"Spiacerà a chi ha gradito 'Non ti muovere', il primo film della pregiata ditta Sergio Castellito- Margaret Mazzantini e troverà questa opera terza nettamente inferiore. E inferiore pure alla seconda ('Venuto al mondo'). I precedenti erano insoliti per argomento e personaggi. 'Nessuno' naviga nelle ovvietà. E nelle caricature di maniera." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 marzo 2015)

"Una storia di coppia che sembra racchiuderne tante, ordinaria, narrata con le parole, debordanti ed eccessive, più che con le immagini. Con l'intenzione, di fondo, di raccontare il malessere sociale di una generazione nata tra i «calcinacci», dalle macerie del Muro di Berlino a quelle dell'11 settembre, che sembra perdente. Solo sulla carta, perché 'Nessuno si salva da solo', diretto da Castellitto con taglio colto snob (...) pecca di mancanza di originalità. Tutto sembra già visto, già sentito in centinaia di dialoghi (molto meno volgari di questi) e non certo rappresentato da alcune caricature di personaggi, come i genitori di lui o il grottesco sceneggiatore di grido. I sentimenti che si decompongono arrivano allo spettatore, così come la percezione che sotto le ceneri di un grande amore si possa sempre riaccendere una fiamma. Scamarcio e la Trinca (bravo lui, discreta lei) trasmettono passione ed erotismo (altro che le 'Sfumature'). Però, alla fine, se accettiamo che il cuore si possa anche scaldare in chi siede in platea, non succede all'anima, che rimane imperturbabile davanti ad una rappresentazione che poco stupisce e tramortisce." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 5 marzo 2015)

"(...) due attori impegnati a fabbricare due cuori e una capanna con dedizione, affiatamento e mimesi cronologica (un decennio) diretti da un attore maturo col gusto della maieutica e un tratto compositivo tragicomico che ricorda Virzì, forse Ferreri, piuttosto che Ingmar Bergman. La Trinca spende crediti ieri oggi e domani tra Monica Vitti e Laura Morante (...). Scamarcio (...) a qualsiasi modello aspiri, nel bene e nel male torna sempre a se stesso (...). Si crede più ai personaggi che alla storia e al contesto. Come in 'Non ti muovere' o 'Venuto al mondo' la fedeltà coniugale, quella artistica di Castellitto e Mazzantini, nuoce alle libertà potenziali del film, tra fastidiosi ricicli simbolici e un finale per fortuna in piedi." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 6 marzo 2015)

"Non c'è bisogno d'infierire su un film che si giudica da solo compiacendosi delle proprie scelte. «Nessuno si salva da solo» s'incardina su una sequenza portante - la cena al ristorante di Scamarcio e Trinca - sulla quale s' innestano i flashback (...). Il guaio è che il romanzo della Mazzantini (...) aveva la pretesa già in partenza d'inzepparci letteralmente tutto (...). Magari piacerà al pubblico, cosa che peraltro non dispiace quanto la trovata di Vecchioni e la Molina evocanti i protagonisti quando saranno vecchi."(Valerio Caprara, 'Il Mattino',12 marzo 2015)
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