Natale a Beverly Hills

ITALIA - 2009
A Los Angeles, Cristina incontra Carlo, un mascalzone che l'aveva abbandonata diciassette anni prima incinta di sette mesi. Ora il figlio Lele ha un nuovo padre putativo, Aliprando, e Cristina vuole che il padre naturale rimanga lontano dalla loro vita. Carlo, temendo di essere messo di fronte ai suoi doveri paterni, tira un sospiro di sollievo e accetta di buon grado di rimanere lontano. Tuttavia, dopo essere stato lasciato dalla sua anziana compagna, Carlo si ritrova solo e senza un soldo in tasca. Decide quindi di farsi aiutare da Cristina che, facendolo passare per un fantomatico fratello missionario laico in Angola, lo presenta a Lele e Aliprando. Quando Lele, per far colpo su Susanna - la figlia del proprietario dell'albergo in cui lui è ospite con la famiglia e che andrà nella sua stessa università - si mette nei guai con l'auto del patrigno Carlo aiuterà Aliprando nella ricerca del ragazzo e per la prima volta Carlo si assumerà i propri doveri paterni.
La guardaspiaggia Serena sta per sposarsi con Marcello, un ragazzo di Roma che ha fatto fortuna con un ristorante a Los Angeles. Prima del matrimonio, entrambi decidono di passare una serata con i rispettivi amici per salutare la loro condizione di single. Durante la serata, Marcello incontra un suo vecchio compagno di scuola, Rocco, che ora produce protesi per la chirurgia estetica ma che ha una triste e desolata vita privata perché non ha ancora trovato la donna dei suoi sogni. Nel frattempo, Serena è con le sue amiche in un locale di spogliarelli maschili in stile country. Dopo aver bevuto dell'alcool a sua insaputa, Serena finisce per ubriacarsi perdendo ogni freno inibitore e quando decide di tornare a casa sale per sbaglio sull'auto di Rocco, finendo per equivoco anche nella sua stanza d'albergo. Durante la notte tra loro non succederà nulla, ma Rocco le farà credere il contrario perché si è follemente innamorato di lei. Da quel momento Rocco cercherà in ogni modo e con vari stratagemmi di sabotare il matrimonio tra Serena e Marcello.

CAST

CRITICA

"Basta fare sempre quello torvo, che non sa ridere. Lasciamoci andare, per una volta. E crepi l'avarizia. Diamogliele queste quattro palle. Sissignore, 'Natale a Beverly Hills': da vedere. Basta ripetere la solita solfa sulla porcata cinenatalizia: abborracciato, approssimativo, per un pubblico di bocca buona e anzi decerebrato. E la solita parola chiave: volgarità. Ma anche senza alibi e acrobazie. (...) Un momento, però. (...) E se l'umile compito di recensirsi dovesse per una volta toccare a Christian De Sica, che sarebbe ben capace di farlo, oppure agli altri due portatori di gran cognome presenti in questo cast, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman? Forse non sanno quello che fanno? Sì che lo sanno benissimo. E proprio perché portano nel sangue l'arte dell'attore, del grande attore comico e di commedia, sanno che c'è differenza tra 'La Grande Guerra' e 'Accadde al commissariato'. Infatti i grandi modelli sono inimitabili, e la loro arte del ricalcare, del richiamare e del citare si esprime nel ricalcare, richiamare e citare gli aspetti della grandezza dei rispettivi papà che più si prestano alla caricatura. I più corrivi. Ma non è questione di passato glorioso e di presente mediocre (a parte una cosa: la santa censura obbligava ad aguzzare gli ingegni e il risultato era più divertente). E non è per niente in discussione l'esperienza, la tecnica, perché no lo stile e l'arte di essere attore. In qualsiasi contesto. E' che ci sono le cose fatte per restare e quelle fatte per durare un attimo. E allora ognuno al proprio posto, a trascinare il fardello. Loro a fabbricare (in questo caso) giocattoli usa e getta. E il critico a ripetere porcata (a malincuore, senza piacere). Sono uomini di mondo, e anche esigenti quando diventano spettatori: è quello che essi stessi si aspettano." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 19 dicembre 2009)

"Mezzo secolo fa i critici francesi presero la commedia all'italiana per un'autocritica; invece il pubblico italiano si compiaceva di quel ritratto. Improbabile che l'equivoco si ripeta con la serie dei «Natali». Quello a Beverly Hills, l'ennesimo scritto e diretto da Neri Parenti, è uscito (...) in 800 copie, quantità più indicativa della qualità, che non è nemmeno cercata, mentre è trovata la professionalità. Più interessante dei grevi dialoghi e delle inverosimili situazioni messe in scena, è l'esser passati dalla «Hollywood sul Tevere» (sempre mezzo secolo fa gli americani giravano a Roma per risparmiare) alla «Cinecittà sul Pacifico», cioè a roman(esch)i che girano a Los Angeles per guadagnare! Essenzialmente con la pubblicità: sono tanti i marchi reclamizzati che 'Natale a Beverly Hills' dovrebbe essere in attivo ancor prima di vendere un biglietto. Bella lezione per un Paese in crisi strutturale come gli Stati Uniti e più per un altro, come l'Italia, che ci arriverà presto. Il castello di sogni di Natale a Beverly Hills è un'esemplare rimozione della realtà, tipica dei momenti d'angoscia. Che nel film tutto sia lussuoso, significa ben più delle esili vicende di corna e dei personaggi farseschi che le portano e le mettono. (...) E poi regista, produttore, attori pensano, come tutti, ai soldi. Se arte non ci sarà più, pazienza. Nel caso che i 23/24 milioni di euro toccati agli episodi precedenti della serie premino anche Natale a Beverly Hills, almeno il pubblico non dovrà assuefarsi - con la solita naturalezza - a film peggiori." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 dicembre 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy