My Son, My Son, What Have Ye Done

USA - 2009
2/5
My Son, My Son, What Have Ye Done
Brad McCallum è un aspirante attore scritturato per recitare in una tragedia greca. Completamente assorbito dal suo personaggio, Brad arriva a commettere anche nella realtà il crimine che è chiamato a compiere sul palcoscenico, ovvero uccidere la propria madre. Dopo il matricidio, Brad si barrica in un edificio insieme ad alcuni ostaggi, mentre la polizia, con l'aiuto di alcuni vicini e di amici del ragazzo, cerca di capire quale sia stata la causa scatenante del folle gesto scavando nella vita di madre e figlio...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Tratto da: ispirato a fatti realmente accaduti
  • Produzione: INDUSTRIAL ENTERTAINMENT, DEFILM PAPER, STREET FILMS
  • Distribuzione: ONEMOVIE (2010) - DVD: 01/ONE MOVIE (2010)
  • Data uscita 10 Settembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Doppio Herzog in concorso. Il titolo a sorpresa, gelosamente custodito, si è rivelato My Son, My Son, What Have Ye Done, prodotto da David Lynch e dal regista tedesco girato in Usa al pari di The Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans. Del resto le due opere appaiono complementari, impegnate entrambe a confrontarsi con alcuni topoi del cinema americano e a smontarli e rimontarli secondo un'ottica decisamente europea. Basta questo a giustificare l'inserimento della doppietta in competizione? Forse no, anche perché se esiste una regola non scritta ma dai direttori di festival sempre rispettata è quella di non offrire vantaggi ad alcun cineasta, Herzog incluso. Ma per venire alla sostanza di My Son, My Son, What Have Ye Done, anche da questo punto di vista sarebbe stato sufficiente presentarlo come evento speciale. Si tratta infatti di un piccolo film, pur pieno di cose preziose, che non ha il passo di altri dell'autore. Più un divertissement che un'opera di largo respiro, come è invece The Bad Leutentant: Porto of Call New Orleans, costruito per quadri e raccontato tra tempo presente e passato grazie all'uso di lunghi flashback. Al centro della vicenda frammenti di vite segnate dall'insoddisfazione: quella di un giovane oppresso dalla madre morbosa, della sua fidanzata incapace di contrastarne la crescente depressione, dell'amico regista teatrale che ha invano cercato di aiutarlo appassionandolo alla recitazione. Intorno a loro il coro dei poliziotti, che si muove nel presente, e quello del gruppo teatrale, che prova le scene di un'Orestea riletta in chiave contemporanea. Herzog monta la doppia tragedia in parallelo, un espediente che aiuta a penetrare sempre più nella mente di questo tragico eroe dei nostri giorni, vittima di sentimenti senza tempo e di un destino ineluttabile. La visione della società americana riletta alla luce della letteratura greca è però anche l'aspetto meno innovativo del film, che mostra piuttosto i punti forti nelle straordinarie scelte musicali che accompagno le immagini, nelle sequenze di sapore documentaristico che irrompono improvvise nella narrazione, nella schizofrenia di certe inquadrature che sono un chiaro omaggio al produttore e amico Lynch. My Son, My Son, What Have Ye Done ha insomma tutte le qualità per diventare un film di culto, in grado di soddisfare il palato dei cinefili ma che potrebbe invece deludere le aspettative dei cultori dell'Herzog più estremo e irriducibile.

NOTE

- FILM A SORPRESA DELLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"Herzog (e il coproduttore David Lynch) sembrano accontentarsi di raccontare la follia del mondo circostante - una fidanzata succube, una madre castrante, amici dementi, uno zio megalomane - senza affrontare le responsabilità morali del protagonista. E senza trovare uno stile adeguato a far emergere l'urgenza di quei temi. "(Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 settembre 2009)

"'My Son, My Son, What Have Ye Done?' è migliore di 'Bad Lieutenant'. Più ambizioso, più personale, più da Festival". Anche perché unisce le due anime di Herzog: il cineasta della realtà, sia pure trasfigurata a modo suo (c'è dietro una storia vera), e il regista che si impadronisce del suo nuovo paese, l'America, esplorandola sia in senso geografico che per così dire "mentale" (il film è prodotto da David Lynch e si vede). La struttura è semplicissima: c'è una casa assediata dalla polizia, con dentro un folle che ha trafitto a colpi di spada sua madre (lo straordinario Michael Shannon, già quasi-Oscar come figlio pazzo in 'Revolutionary Road'). E ci sono i flashback che illustrano, senza chiarirla naturalmente, la sua discesa nella follia. Nessuna suspence, qualche tocco di ironia e un puzzle magistrale che fonde piste diverse. Una psicologica; una 'cronologica'; e una diciamo 'fenomenologica', sicuramente la più cara a Herzog, che alle voci misteriose udite dal folle unisce le suggestioni provenienti dall'esterno, dai grattacieli di San Diego alla giungla peruviana, dall'allevamento di struzzi dello zio ai fenicotteri rosa del giardino della madre. Puro Herzog, a pensarci bene. Come se cambiando paese il regista non cambiasse la sua capacità di trasformare ogni paesaggio in una mappa della nostra psiche e dei suoi più oscuri recessi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 settembre 2009)

"La follia del mito antico intrecciata alla follia postmoderna: un tema suggestivo che Herzog coglie nei simbolismi figurativi (la natura selvaggia della California meridionale solo in apparenza domata dal lindore consumistico), ma poi spreca nella didascalica e un po' goffa piattezza narrativa." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 settembre 2009)

"Tutti e due i film americani di Herzog, questo come 'Il cattivo tenente', sembrano esercitazioni in un ambito di ricerca: molto fedeli al rispettivo genere, ben fatti, senza un dettaglio errato, senza emozioni." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 settembre 2009)

"Un film tira l'altro nello stesso flusso immaginario e si specchia con Abel Ferrara o con David Lynch, più che produttore di 'My son'. Cromatismi messicani, fanta-realismo, magie, alterazioni psichiche, un nano che misteriosamente attraversa il set, distorsioni visive, sogni, delitti... Un po' il (cattivo) tenente Colombo, un po' 'Twin Peaks', un po' i fratelli Coen con il killer robotico e visionario in missione per conto di Dio, il film si apre su una fiammeggiante San Diego con il taccuino squadernato del detective Willem Dafoe, che da solo basta a suscitare grandi passioni per il caso di un ragazzone suonato, barricato in casa dopo l'assassinio di sua madre. (...) La scatola colorata di 'My Son' assomiglia alle palle di vetro che se le giri piovono neve, variazione hollywoodiana delle avventure herzoghiane in capo al mondo, dall'Alaska al Polo sud. Senza nostalgia, meglio il losangelino Herzog che il muscolare teutonico, adesso sensibile alla pena di morte («non mi sento americano finché ci sarà»), ma dal supereroe di Monaco a quello dei fumetti il passo è lungo." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 6 settembre 2009)

"'My Son, My Son What Have Ye Done' fonde in un puzzle inquietante le due anime di Herzog: il cineasta che trasfigura la realtà in allucinazione (è una storia vera) e il regista che esplora il suo nuovo paese, l'America, in senso geografico e insieme mentale (produce David Lynch, e si vede). Niente suspense, un pizzico di ironia (...). E tre piste diverse, tutte suggestive, nessuna definitiva. (...) Puro Herzog insomma. Come se cambiando paese il regista non cambiasse la sua capacità di trasformare ogni paesaggio in una mappa della nostra psiche e dei suoi più oscuri recessi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 settembre 2010)
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