Matrix

The Matrix

USA - 1999
Matrix
Esistono due realtà: una è rappresentata dall'esistenza che conduciamo ogni giorno, l'altra è nascosta e non accessibile a tutti. Neo vuole disperatamente scoprire la verità su "Matrix", mondo virtuale elaborato al computer creato per tenere sotto controllo le persone. Neo crede che l'unico uomo in grado di rispondere a questa domanda sia Morpheus, personaggio sfuggente considerato l'essere vivente più pericoloso che esista. Una notte, in un locale, Neo viene avvicinato da Trinity, una bella straniera che lo conduce in un altro mondo sotterraneo e gli fa conoscere Morpheus. Questi conduce Neo alla presenza dell'Oracolo, una donna cui è affidato il compito di scegliere l'eletto. L'Oracolo gli dice che a salvarsi sarà lui o Morpheus. Il malefico Cyfer consegna Morpheus alla polizia, e Neo allora cerca di salvarlo, rientrando in Matrix. Dopo una sparatoria, Morpheus viene ferito, ma Neo lo trascina via e insieme scappano in elicottero. Neo è l'eletto. Mentre si avvia all'uscita di Matrix, un poliziotto gli spara e lo uccide. Trinity, accorsa sul posto, dice che lo ama. Neo risorge, Trinity e Neo si baciano. In un mondo dove tutto è possibile, quello che accadrà dopo dipenderà da voi e da loro.
  • Durata: 136'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35MM (1:2.35)
  • Produzione: SILVER PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (1999), DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2008)

NOTE

- 4 OSCAR 2000: MIGLIOR MONTAGGIO, MIGLIORI EFFETTI VISIVI, MIGLIORI EFFETTI SONORI E MIGLIOR SONORO.

CRITICA

"Effetti visivi innovativi, e grandiosi. Romanticismo nero. Invenzioni divertenti: i personaggi ricevono informazioni direttamente nel cervello, il futurismo elettronico si mescola alle arti marziali della tradizione orientale, che la lavorazione sia avvenuta a Sydney in Australia o altrove non ha importanza, tanto è sempre buio e i paesaggi urbani sono diapositive immensamente ingrandite. Keanu Reeves va benissimo, come andava benissimo in un film per qualche verso analogo, "Johnny Mnemonic"; Laurence Fishburne vorrebbe essere Morgan Freeman, ma non lo è". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 maggio 1999)

"Sembra complicatissimo il messaggio di "Matrix", e mai come ora si è confuso con il "medium", ma forse è semplice. I fratelli Larry e Andy Wachowski, che ai tempi del lesbo thriller "Bound" sembravano due porcelloni, ci mandano a dire che viviamo comandati da una Intelligenza Artificiale, in una realtà virtuale che solo il potere della mente rende tangibile. E' Matrix, tesoro, la Matrice. Basterebbe ancora una domanda per risalire alla Causa Prima, forse a Dio. Insomma, la Vita è sogno, parola di computer". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 8 maggio 1999)

"Per raggiunti limiti anagrafici e per inadeguatezza "culturale" quelli della mia età dovrebbero rinunciare a misurarsi con certi fenomeni dell'età cyber, come Matryx, il fortunatissimo film dei fratelli Wachowski, Larry e Andy, 33 e 31 anni rispettivamente. Dovrebbero rinunciare non perché incapaci di leggere tra le righe dell'ambizioso e furbo progetto dei due brillanti registi, arrivati, al secondo film, a una produzione da 70 milioni di dollari. Non perché non vedano e in qualche misura non apprezzino, sotto il cyber-action-movie, l'abile frullato misto di bibbia e yoga, metafisica e matematica, kung fu e Sergio Leone, buddhismo e arti marziali, alta tecnologia e messaggi messianici, velo di Maya e Alice nel paese delle meraviglie, e chi più ne trova più ne metta. Ma perché mentre, a quanto risulta, i giovanissimi si divertono un mondo e delirano di gioia di fronte alla realtà virtuale messa in essere da Matryx, chi ha superato i quarant'anni, di fronte alle due ore e passa del film dei Wachowski prova - dopo un'iniziale ammirazione per alcuni effetti notevolissimi, la bella fotografia e la ricchezza produttiva - una incontenibile irrequietezza, e il desiderio di darsela a gambe". (Irene Bignardi, 'la Repubblica,' 8 maggio 1999)

"Incuranti dall'ondata di pernacchie da cui sono stati travolti nella loro opera prima, e tutti invano hanno sperato ultima, l'indecente thriller saffico 'Bound', i fratelli Larry e Andy Wachowski hanno virato di parecchi gradi abbracciando il cinema dell'irrealtà. E qui viene il difficile per chi deve raccontare il film ai lettori, anche se il dovere professionale gli ha imposto di restare imperterrito al proprio posto per i 136 minuti (interminabili) del film, tenendo gli occhi e, purtroppo, anche le orecchie, aperti. Con incommensurabile invidia per chi, grazie al favore delle tenebre, se l'è invece svignata già nel primo tempo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 maggio 1999)
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