Match Point

Match Point
Chris, un giovane irlandese, bello, sicuro di sé e, naturalmente, fortunato con le donne, all'inizio del film legge "Delitto e castigo" di Dostoevskij. Di origini modeste, attraverso il tennis professionale si emancipa dalla povertà, poi lascia il tennis e l'isola natale per andare a Londra, con l'ambizione di raggiungere il successo. Gli Hewitt, nobili e ricchi, lo accolgono generosamente nel loro giro di amici, tanto che la loro figlia Chloe si innamora di lui e lo sposa. Per Chris, il giro sembra chiuso, la vita sognata è divenuta realtà ma, un giorno, ritorna nella sua vita Nola, per cui lui aveva già perso la testa quando era fidanzata con il suo amico e cognato Tom. La passione tra i due si scatena e sembra incontenibile, e Nola rimane incinta mentre Chloe sembra non riuscire ad avere il figlio che desidera. Chris si rende conto, però, che la passione non vale la sicurezza opulenta che ha raggiunto. Nel tennis è il match point che segna la fine della partita. Nella vita, è il caso a determinare la vittoria o la sconfitta. Un anello resta sospeso per un attimo. Cadrà al di qua o al di là della rete? La fine della storia dipenderà da questo. Ma nella nostra società, in cui regna il cinismo e si è perso ogni senso morale, alla colpa non segue più il castigo ma solo un po' di rimorso che impedisce il pieno godimento della propria fortuna.
  • Altri titoli:
    Woody Allen Summer Project
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, TECHNICOLOR
  • Produzione: MAGIC HOUR MEDIA, THEMA PRODUCTION, INVICTA CAPITAL LTD., BBC FILMS
  • Distribuzione: MEDUSA - DVD: WARNER HOME VIDEO (2014)
  • Data uscita 13 Gennaio 2006

TRAILER

RECENSIONE

(Doppio) delitto e (senza) castigo. Solo con qualche rimorso di coscienza, un tarlo che non permette al colpevole di godersi appieno gli agi sociali ottenuti con ciniche strategie e col crimine, "necessario" per sbarazzarsi di un'amante ingombrante (e incinta). In Match Point - racconto (a)morale ambientato a Londra - Woody Allen sa tessere una perfetta e implacabile rete di personaggi, scelte, passioni e coincidenze per dimostrare il ruolo predominante della "fortuna" sul corso della nostra vita. Ai tempi di Crimini e misfatti l'oculista ebreo macchiatosi del delitto finiva per lacerarsi la coscienza, memore degli insegnamenti del rabbino sul fatto che non si può sfuggire allo sguardo di Dio anche se si elude la giustizia terrena. La tesa e misurata regia di Match Point (con ironico contrappunto di opere liriche) implica dialoghi in cui si nomina chiaramente il Caso. L'etica (o almeno il richiamo ad essa) qui è scomparsa: regna la sola Dea Bendata (non La dea dell'amore del regista), simbolizzata dall'esemplare scena d'apertura, con la palla da tennis che esita sopra la rete. Se cadrà al di là o al di qua del "net", dipende solo dal capriccio fortuito di un universo anti-provvidenziale, privo di un disegno o un destino. Il movimento della palla – fisico ma anche filosofico – si ripete nell'ambigua scena dell'anello della vecchia uccisa. Una prova scottante se venisse raccolto dalla polizia, con somma sfortuna del killer. Ma il caso gioca paradossalmente a favore di Chris, fornendo un indiretto alibi per scagionarlo dai sospetti della polizia, cosicché egli resta impunito. Nonostante le dichiarazioni di Allen sull'ispirazione dostoevskijana, la scena in cui il giovane arrampicatore sociale legge il romanzo, e qualche somiglianza con la struttura dell'intrigo, in realtà Delitto e castigo è distante anni luce dalla Weltanschauung del cineasta...

Per saperne di più leggi il resto della recensione sul numero di gennaio/febbraio della Rivista del Cinematografo
Massimo Monteleone

NOTE

- PROIEZIONE SPECIALE AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

- E' IL PRIMO FILM DI WOODY ALLEN INTERAMENTE GIRATO IN INGHILTERRA.

- NOMINATIONS OSCAR 2006: MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

- VINCITORE DEL DAVID DI DONATELLO 2006 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

"Buone notizie dal 57esimo festival: Woody Allen è sempre grande, sempre lui. Ma lui chi? Il personaggio che ha segnato una data nella storia della commedia? O addirittura una delle menti illuminate del nostro tempo, come sostiene il professor Roland Quilliot nel recente libro 'Philosophie de Woody Allen' pubblicato da Ellipses? Certamente, alla vigilia della terza età e dopo qualche operina meno felice, Allen è un maestro capace di rimescolare le carte e iniziare con 'Match Point' una partita tutta nuova. Niente più Manhattan, ma Londra; niente più jazz, ma la musica lirica; niente più risate, ma un conflitto d'anime che sconfina nella tragedia. (...) Ho anticipato, esagerando, che nel film non c'è niente da ridere, ma devo ammettere che si sorride spesso; e se il finale svela qualche nota stonata, come il faccia a faccia del protagonista chiamato a confrontarsi con due fantasmi, è risollevato da un colpo di genio. Proprio al culmine della tragedia, un paio di 'punch lines' (le battute a effetto sicuro che sono la specialità di Woody) scatenano l'ilarità generale e scaldano il pubblico per l' applauso che arriva puntuale sui titoli di coda." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 maggio 2005)

"A suo pieno agio nella trasferta londinese, il regista rinuncia a mettersi in scena come impagabile farceur, ma in compenso costruisce un thrilling societario che da una parte richiama il nichilismo di Dostoevskij e il naturalismo di Dreiser ('Una tragedia americana'), dall'altra la sorniona ed elegante crudeltà dell'ultimo Hitchcock. 'Match Point' si giova, innanzitutto, di stupende recitazioni, sostenute da dialoghi scritti in stato di grazia che sarebbe ideale gustare nel perfetto inglese originale; poi centra tutti i dettagli psicologici, tutte le sfumature ambientali, tutte le chiavi narrative mantenendo sempre alta la tensione e schivando la nota debolezza dell'autore per il tragico cerebrale. Nella sua implacabile progressione, infatti, resta incollato ai gesti, alle espressioni, ai pensieri occulti o manifesti dei personaggi, abrogando ogni (pre)giudizio teorico e limitandosi a utilizzare come sarcastico evidenziatore la colonna sonora gremita di hit operistici, da 'La Traviata' a 'L'elisir d'amore', da 'Rigoletto' a 'Guglielmo Tell'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 maggio 2005).

"Dopo il fiacco 'Melinda e Melinda' molti temevano un'altra delusione. Invece 'Match Point', asciutto e incalzante come un teorema, è un gioiello. Nonché un film del tutto inatteso per tono, linguaggio, visione del mondo. Siamo dalle parti di 'Crimini e misfatti', 1989, altra vicenda di amori clandestini e delitti quasi perfetti che prefigurava il film a venire. Lì però Woody giocava ancora in casa, e si concedeva un controcanto leggero in prima persona. Qui invece il tratto è ancora più secco, lo sguardo più disilluso, condanna e indignazione lasciano il posto a un'ironia amara e perfino crudele. Non esistono il bene e il male, non c'è morale o legge che tenga. In fondo è il Caso l'arbitro supremo, che la pallina da tennis cada di qua o di là dalla rete dopo aver fatto net (è il sorprendente incipit) dipende solo da un dio così capriccioso che conviene non crederci e nemmeno sperarci. Tutto questo però, ecco il bello, possiamo dirlo dopo, a film finito; mentre in platea ogni cosa, a partire dalla voce narrante, ci porta a identificarci nel personaggio peggiore, a simpatizzare con lui, a sposare il suo punto di vista e le sue ragioni; senza immaginare la strada che finirà per imboccare lo spiantato opportunista. Spalleggiato da comprimari ignari ma non migliori di lui, anche se nessuno infrange la legge, nessuno si sporca le mani, ma tutti in fondo, fra buone maniere e convenienze sociali, spingono nella sua stessa direzione. () Ma il film non sarebbe così crudo e sferzante se non mescolasse abilmente le carte della libidine e del (ri)sentimento di classe. Sono l'amarezza e la vulnerabilità della Johansson a conquistare il tennista facendolo sentire vicino a lei; sono la sua malizia, i suoi fianchi burrosi, le sue forme perfette a farlo crollare. Ma sono gli agi, i lussi, le regole della famiglia upper class a condurre la danza. Danza macabra, inutile dirlo, come nello Strindberg prediletto da Allen. Che con questo film implacabile e perfetto entra definitivamente fra i grandi, anche se in una categoria imprevista." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 gennaio 2006)

"'Match Point' è il migliore film di Woody Allen senza Woody Allen che ci fa capire per l'ennesima volta come solo grazie a titoli di questo calibro il cinema possa ridestare lo spossato interesse del pubblico grande. A suo pieno agio nella trasferta britannica, il regista rinuncia a mettersi in scena come adorato gaffeur, ma in compenso costruisce - a partire dalla sceneggiatura a orologeria - un thrilling d'amore e odio, di lotta di classe esistenziale che da una parte richiama il nichilismo di Dostoevskij e il naturalismo di Dreiser ('Una tragedia americana'), dall'altra gli azzardi in chiaroscuro di Alfred Hitchcock. 'Match Point' si giova, innanzitutto, di stupende recitazioni, supportate da dialoghi scritti in stato di grazia che sarebbe opportuno poter gustare nello squisito inglese fatalmente appiattito dal nostro doppiaggio; poi centra col necessario understatement la combinazione di tutti i dettagli psicologici, tutte le sfumature ambientali, tutte le serrature narrative mantenendo costanti ritmo e tensione e intarsiando i concetti di delitto e castigo col pessimismo innato del supremo umorista. Nella sua inesorabile progressione, infatti, resta incollato ai corpi, ai gesti, alle espressioni, ai complessi di colpa occulti o manifesti dei personaggi, abrogando ogni (pre)giudizio morale e limitandosi a utilizzare come sarcastico evidenziatore la colonna sonora gremita di hit operistici, da 'La traviata' a 'L'elisir d'amore', da 'Rigoletto' a 'Guglielmo Tell'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 gennaio 2006)

"Oltrepassata la settantina, superate le sue note turbolenze esistenziali e vari intoppi professionali dovuti alla sopravvenuta ostilità del pubblico americano, Woody Allen ha felicemente scelto la strada giusta, scoprendo di avere ancora il fiato dello scalatore. Scrivendo e dirigendo 'Match Point' ha accettato una sfida a tutto campo, senza ricorrere alle sue tradizionali risorse. Niente più Manhattan, Londra; niente più jazz, musica lirica; niente più risate, ma un conflitto d'anime che sconfina nella tragedia. (...) Ho anticipato, forse esagerando, che in 'Match Point' non c'è niente da ridere, ma si sorride spesso: e proprio al culmine della tragedia, un paio di punch lines (le battute a effetto sicuro che sono la specialità di Woody) scatenano l'ilarità generale e introducono un finale in chiave di riso amaro. Dove il colpevole, in bilico fra condanna e assoluzione, è come la pallina del tennis sospesa per un frazione di secondo sulla rete prima di cadere di qua e di là a segnare il punto della vittoria. In questo film, il cui tema deve essere profondamente radicato nell' anima sua perché l'aveva anticipato facendolo raccontare da un personaggio di 'Crimini e misfatti' (1989), Allen fa una stoica e dispettosa riverenza al caso come giudice cieco e inappellabile degli eventi umani. A voler cercare il pelo nell'uovo di un film pressoché perfetto, mi è parsa un stonatura l'apparizione dei due fantasmi nel sottofinale. Ma non è il caso di trovare difetti in un'opera che rivela una qualità molto rara nel cinema, quella di valere quanto uno di quei libri che lasciano il segno. A Woody, che nel frattempo ha girato a Londra un secondo film e ne sta preparando un terzo, non si può che raccomandare di proseguire così. Fortuna aiutando, la strada in salita che ha intrapreso con 'Match Point' potrebbe essere ancora ricca di soddisfazioni per lui e per noi." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 gennaio 2006)

"Il quarantesimo film da regista di Woody Allen è uno dei suoi più belli. Si gioca con 'Zelig', con 'Crimini e misfatti', con 'Harry a pezzi' e con 'Mariti e mogli' il titolo di capolavoro della maturità, di miglior film del periodo successivo ai folgoranti esordi di 'Bananas', di 'Io e Annie' e di 'Manhattan'. (...) Woody Allen è, gli piaccia o no, un intellettuale e nel film abbondano i riferimenti a Dostoevskij, oltre che a Hitchcock. 'Matchpoint' può essere letto come un 'Delitto e castigo' ai margini della City. I temi, solenni, del Destino e della Colpa attraversano tutto il film, trattati con la lievità che contraddistingue il genio di Allen; la sua bravura nel parlare di delitto e di assassini con toni da commedia è risaputa, dai tempi di 'Crimini e misfatti' e di 'Misterioso omicidio a Manhattan'. Qui, il tutto è arricchito dalla profonda, miracolosa inglesità del film; sembra che Woody viva a Londra da cent'anni, per come racconta il rigido sistema di classi britannico, la sua alterigia nei confronti dei diversi e la sua violenza nell'escludere chi non sta al gioco. Film gelido e divertente, 'Matchpoint' schiera una squadra di interpreti sopraffini. Oltre ai citati, vorremmo lodare anche il riccone Brian Cox e il poliziotto cockney James Nesbitt. Ma come spesso accade nei film inglesi, anche l'ultima comparsa in fondo a destra è un genio. Non perdetelo, per a al mondo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 gennaio 2006)
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