Marrakech Express

ITALIA - 1989
In una sera piovosa il trentenne Marco si vede arrivare a casa una ragazza spagnola, Teresa, che gli racconta di essere la fidanzata di Rudy, un amico che non vede da dieci anni. Rudy è nei guai: si trova in Marocco dove è stato coinvolto in una storia di droga, e ha bisogno di 30 milioni di lire. Superata la sorpresa iniziale, Marco decide di cercare gli amici di un tempo, gli unici che possono aiutarlo. Ponchia è diventato un venditore di auto usate; Cedro si è ritirato in montagna a meditare, mentre Paolino fa l'insegnante e ha sposato Elena, l'ex fidanzata di Cedro, con cui ha due bambine. I quattro decidono così di mettere insieme il denaro e partire a bordo di un'auto in direzione del Marocco, attraversando Francia, Spagna e lo Stretto di Gibilterra. A Marrakech, però, Teresa svanisce nel nulla, portando via con sé la macchina, il denaro e i loro passaporti. Quando i quattro amici scoprono che Rudy non ha mai avuto guai con la giustizia, decidono di andare alla ricerca dei due ladri. A volte, per far ritrovare amici perduti, la sorte compie strani giri...

CAST

NOTE

- FOTOGRAFO DI SCENA: ROMOLO EUCALITTO.

- IL FILM DOVEVA ESSERE DIRETTO PRIMA DA CARLO MAZZACURATI (CHE PERO' LITIGO' COL PRODUTTORE) E POI DA LUCIANO MANUZZI.

CRITICA

"Un film fotografia dell'ultima generazione in grado di credere nei sogni: Salvatores, senza pretendere di inventare, rinnova materiale già esistente, e lo fa con gusto, partecipazione e spirito. Tutti credibili e spontanei gli attori. Da ricordare la pregevole colonna sonora". (Francesco Mininni, 'Magazine italiano tv')

"E' un film dedicato all'amicizia dove non mancano momenti buoni con spunti interessanti e trovate simpatiche in cui il regista ha saputo fare un'ottima scelta dei brani musicali che suscitano suggestive atmosfere ed emozioni particolari nei trentenni che tornano al tempo della loro giovinezza". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 106, 1989)

"Non ha colpito il centro del bersaglio pur non sprecando le sue frecce. L'ampia tastiera di aneddoti, malinconici e allegri, che il film tocca disegnando alla svelta i diversi caratteri dei protagonisti (di per sé assai gustosi) non rimanda infatti suoni ben orchestrati. La comicità resta in sordina, diluita in un racconto allentato, e quello che voleva essere un 'viaggio alla scoperta di se stessi' alterna scene divertenti a zone scialbe puramente descrittive (...). Gabriele Salvatores, ormai alle soglie dei quaranta, ha comunque compiuto un passo avanti, come regista di cinema, rispetto a 'Kamikazen'. Il successivo dovrà essere inteso a serrare il ritmo, a caricare di senso le divagazioni, a valorizzare gli scorci poetici filogranati in certe inquadrature e demandati alle canzoni. Che la stoffa ci sia è detto da come, pur non elaborando al meglio la materia narrativa, ottiene buone prestazioni dagli interpreti". (Giovanni Grazzini, "Il Messaggero", 13 maggio 1989)
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