Marcellino pane e vino

ITALIA, FRANCIA, SPAGNA - 1991
Nel 1600, tra il fuoco e le distruzioni di un antico castello assediato, un gruppo di frati accorsi dal vicino convento a dare l'assoluzione ai morti trova e salva un neonato. Nessuno dei paesani lo vuole in adozione ed allora il Padre Priore decide che lo allevi la comunità. Il bambino, battezzato Marcellino, cresce tra i frati, impara a leggere, fa qualche innocente scherzo a Fra Pappina e Fra Giocondo, ma è buono e legatissimo a quelli che lo hanno accolto. Soltanto, desidera incessantemente di trovare sua madre. Il convento è sotto la giurisdizione di un Conte che vive non lontano con la seconda moglie: quando il Nobile vede il fanciullo, non avendo progenie, afferma che Marcellino sia il figlio suo e della moglie defunta, perduto durante l'assedio del castello. Se lo porta allora al castello, lo fa rivestire ed educare: ma il piccolo non ama quella vita, rifiuta di cibarsi dei cervi uccisi a caccia e tanto fa che fugge attraverso folte boscaglie per tornare dagli amatissimi frati. Infuriato, il Conte con i suoi fidi va a riprenderselo, ma il Priore nega che Marcellino sia tornato all'asilo di un tempo. Invece è là, nascosto in soffitta, dove spesso parla con un grande Crocifisso tolto dalla Chiesa. Marcellino ha sognato una notte che Cristo gli rispondeva. Un giorno gli porta una fetta di pane che il frate cuoco ha cotto per la comunità ed un boccale di vino. Frattanto una coppia di falsi pellegrini (sono due sgherri del Conte) ospitati una sera nel convento, scopre che il bambino si trova là. Informatone, il Conte torna sul posto con i suoi, reclama la consegna del piccolo, riceve un rifiuto e allora assedia e dà alle fiamme l'edificio, ma un improvviso temporale spegne l'incendio, e fa impazzire il cavallo del nobile, trascinato via e sbattuto sui sassi. Saliti in soffitta per rallegrarsi con Marcellino dello scampato pericolo, i frati sbigottiti e commossi vedono che dalla Croce è scomparso il corpo di Gesù e che scomparso è pure il bambino. Poichè questi nei suoi pochi anni di vita ha sempre rimpianto la mancanza di una mamma, Gesù lo ha portato con sé in Paradiso.

CAST

NOTE

- COLLABORATRICE DEL REGISTA: FRANCESCA COMENCINI.

CRITICA

"Comencini sa tenersi ad uno stile sobrio e sempre vicino alla realtà da cui il miracolo trae forti effetti di emozione senza il minimo artificio." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')

"Comencini ha voluto inserirsi nella filosofia originaria, con uno sguardo nuovo e ironico: proponendo un contesto che potrebbe anche essere realistico e verosimile e sfocia non nel miracoloso ma nel fantastico e nel magico." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica')

"La trama resta d'un dolciastro che vieta ogni commozione." (Giovanni Grazzini, 'L'Indipendente')

"Lo stile terso, teso e semplice di Comencini, la sua straordinaria capacità di capire e far recitare i bambini, la sua pudica dolcezza di architetto dei sentimenti, non arrivano a salvare un'operazione anacronistica e inutile. Il protagonista Nicolò Paolucci è spigliato non banale, circondato da un impasto di realismo e di favola." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa')

"Diretto dal glorioso Luigi Comencini in collaborazione con la figlia Francesca il "remake" è tuttavia migliore dell'originale. Emulo vincente del famoso Pablito Calvo, il bambino Nicolò Paolucci rivive la favola con toccante spontaneità." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della sera')
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