Lucy

FRANCIA, USA - 2014
2/5
Lucy
La giovane e spensierata studentessa Lucy viene ingannata dal fidanzato che la convince a consegnare una valigetta a un contatto d'affari. La ragazza si trova così coinvolta nei loschi traffici organizzati dallo spietato Mr. Jang, che non esita a farle impiantare chirurgicamente un pacchetto carico di una potente sostanza sintetica che, se liberata impropriamente, potrebbe rivelarsi letale. Trasformata in "mulo" per trasportare questo materiale di inestimabile valore, Lucy, insieme ad altri riluttanti portatori, viene mandata all'aeroporto con lo scopo di distribuire il prodotto in tutto il mondo. Tuttavia, la sostanza chimica accidentalmente si libera all'interno del corpo della ragazza che, assorbendola, inizia a vivere un'esperienza inimmaginabile: mentre il corpo comincia a percepire sensibilmente lo spazio, l'aria, le vibrazioni e la forza di gravità, ogni singolo angolo dormiente del suo cervello viene risvegliato e sbloccato e la sua capacità cerebrale aumenta a livelli sbalorditivi sviluppando tratti superumani come la telepatia, la telecinesi, una conoscenza allargata e un incredibile controllo sulla materia. Mentre tenta di comprendere e fare propri questi incredibili cambiamenti, e di sfuggire ai suoi ex catturatori decisi a recuperare la sostanza, Lucy, con l'aiuto del capitano della polizia francese Pierre Del Rio, inizia a vagare per il pianeta in cerca dell'unica persona sulla Terra capace di comprendere i fenomeni che la stanno trasformando: il Professor Samuel Norman, un luminare esperto sul potenziale del cervello...
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA
  • Produzione: LUC BESSON E CHRISTOPHE LAMBERT PER EUROPACORP, TF1 FILMS PRODUCTION
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 25 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
A Taiwan, dove risiede, la studentessa Lucy si vede costretta a consegnare una valigetta dal contenuto misterioso a Mr. Jang, criminale coreano. Ricevuto il materiale, Jang sequestra la ragazza e le fa inserire nel corpo uno dei pacchetti ricevuti che contiene una sostanza chimica. Quando Lucy in lacrime chiede ai rapitori di essere liberata perché inconsapevole, ma poi reagisce in modo adeguato, si ha la sensazione di essere dalle parti di Nikita, protagonista dell'action bessoniano del 1990. Anche lei finiva per mettere in gioco il proprio corpo, per esporlo a situazioni impreviste e piene di rischi.

Tra un inseguimento e l'altro, tra passaggi adrenalinici e atmosfere da thriller, Besson lancia piccoli, nitidi messaggi (para)filosofici (“Vuota la mente di tutti i pensieri”, “Io sono in ogni luogo”). Gioca, forse si diverte, oppure Lucy è ancora una volta una specie di Giovanna d'Arco del terzo millennio, sola contro tutti. Di certo lo spettacolo regge, appassiona, purché non si pretenda di ragionarci troppo sopra. E di apprezzare la disponibilità dinamica di Scarlett Johansson, una Lucy bella e vendicativa. E, a proposito di attori, Morgan Freeman quando uscirà dai ruoli di uomo vecchio, saggio, intelligente e dispensatore di saggezza?

NOTE

- FILM D'APERTURA, IN PIAZZA GRANDE, AL 67. FESTIVAL DI LOCARNO (2014).

CRITICA

"Thriller parascientifico con frammenti horror, schizza infine nel fantasy mistico. La solita valigetta piena di droga, i soliti clan armati, il solito innocente, ma speciale: la studentessa Lucy, Scarlett sexy Johansson. Contano le varianti. (...). E poi, l'idea filosofica affidata a un attonito Freeman: moltiplicatore delle facoltà mentali, come 'Limitless', scoppiando nel sangue di Lucy accende una stravagante e apocalittica ipotesi evoluzionista... Azione, divertimento e boutades tra 'Nikita' e 'Il quinto elemento'." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 26 settembre 2014)

"A Luc Besson le donne piacciono super. Da 'Nikita' a Aung San Suu Kyi ('The Lady'), passando per 'Giovanna d'Arco' e la Natalie Portman ragazzina di 'Léon', il suo cinema è fatto di femmine che pensano e agiscono meglio e più in fretta degli uomini. A volte a fin di bene, più spesso senza guardar troppo per il sottile. 'Business is business', qualche morto in più non fa differenza, specie se a uccidere sono le bellissime Anne Parillaud, Milla Jovovich e adesso Scarlett Johansson. Il gioco è così scoperto che 'Lucy', film molto personale malgrado le apparenze, salta i preliminari e va dritto al sodo. (...) Da un lato l'azione, dall'altro lo 'spiegone', con immagini stile National Geographic e altre in digitale per il sottotesto 'filosofico' (preistoria e ominidi così brutti non si vedevano da anni...). Poco importa il lato kubrickiano (si fa per dire), Lucy ha dalla sua la sempre splendida Johansson che a differenza di tanti supereroi sa di avere le ore contate. Il suo supercervello infatti sente, capisce, ricorda tutto ma proprio tutto, legge i pensieri di un estraneo solo toccandolo, comanda le onde elettromagnetiche inserendosi nelle telecomunicazioni... Ma sa pure che tutto ha un prezzo e lotta contro il tempo per compiere la sua missione prima di trasformarsi in chissà cosa. Qui Besson si fa interessante, anche perché la malinconia di Lucy è la sua, e in fondo il film parla del suo cinema. Antiquato e quasi risibile, poi sempre più frenetico, moderno, 'drogato' di immagini (e luoghi comuni) digitali. Quanto può 'durare' un regista d'azione? Che prezzo si paga consegnandosi agli effetti speciali? Carax ha risposto una volte per tutte in 'Holy Motors'. Questa, nel suo stile, è la versione di Besson." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 settembre 2014)

"Il soggetto più ambizioso rispetto ai soliti di Besson. (...) Dotata di poteri straordinari, Lucy diventa una macchina da guerra, una Nikita all'ennesima potenza, e stermina una legione di sicari orientali che neanche la Sposa di 'Kill Bill' Uma Thurman. Dalla sua parte ci sono il poliziotto francese Del Rio e lo scienziato Samuel Norman, cui presta la faccia Morgan Freeman. Sarà anche vero che, nell'immaginario del pubblico, Scarlett si posiziona come una delle attrici più sexy del momento; però poi - è bizzarro - i registi fanno a gara per renderla qualcosa di diverso da un essere umano. In 'Lei' di Spike Jonze era la voce di un software; in 'Under the Skin' di Jonathan Glazer, un'entità aliena incarnata in un corpo di donna; qui una biondina che prima diventa sovrumana, poi si trasforma in computer. Vero è che in questo caso (contrariamente agli altri due, dove è notevole) il film non le dà molto da fare quanto a recitazione: un po' nella prima parte, dopodiché Scarlett si limita ad agitare le braccia e, da un certo punto in avanti, se ne sta seduta immobile. Glissiamo sul presupposto 'scientifico' della storia, piuttosto tarocco e tuttavia efficiente come innesco per un film di fantascienza. Il fatto nuovo è che questa volta Besson non si contenta di una sci-fi ludica e dalla forza visiva di un fastoso videogioco (...): pare invece intenzionato a fare un discorso serio; del tipo che da lui non ci aspetteremmo. Regredisce agli albori del mondo (...) mostrandoti immagini dell'universo primordiale, con ominidi tipo '2001: Odissea nello spazio', immensità galattiche e animali selvatici; un po' come in 'The Tree of Life' di Terrence Malick. Però poi, a un certo punto, mette da parte l'intero strumentario (para)scientifico e si lancia in un action-thriller nel suo stile solito, con tanti bang-bang, un acrobatico inseguimento d'auto per rue de Rivoli e tutti gli altri ingredienti del repertorio. Che peraltro - perché negarlo? - sa usare a dovere." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 settembre 2014)

"Incassi record in Usa per il francese Besson, il fortunato della «generazione X», Beneix-Carax. Con slancio che sfiora temi religiosi e san Kubrick di '2001' (passi 'Inception'), l'autore di Nikita presenta Lucy (...): il suo cervello gira a pieno regime dice Morgan Freeman. Cosa che non si può dire di sceneggiatura e regia che puntano su effetti déjà vu da video gioco dove Scarlett Johansson per la terza volta nel corpo virtuale della bella bionda creatura senz'anima. II lato psichedelico è tutto della star coreana Min-sink Choi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2014)

"Affascinato dalla discussa teoria che del nostro cervello usiamo un mero dieci per cento, Luc Besson ha impaginato un fantascientifico di stilizzata violenza con il consueto corredo di carambole, sparatorie e schizzi di sangue, incastrandolo dentro un racconto a sfondo filosofico, quasi a voler ripercorrere il cammino evolutivo dell'umanità come il Kubrick di 'Odissea nello spazio'. (...) C'era da temere che il pubblico restasse deluso da un thriller che in realtà non è tale, ma il film ha fatto ottimi incassi ovunque; e bisogna dire che Besson quando promuove figure di eroine forti e guerriere, da Nikita a Giovanna d'Arco alla Leelo di 'Quinto elemento', difficilmente sbaglia il colpo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 25 settembre 2014)

"(...) un'avventura fantasy scandita dai ritmi del thriller. (...) il MacGuffin consiste in una valigetta contenente cristalli di Cph4, una potentissima droga che qualcuno ha sintetizzato. Il fatto che si tratti di una droga e il nome attribuito sono un'invenzione di Besson, in realtà il riferimento è a una molecola particolare che le donne in attesa trasmettono al figlio attorno al sesto mese di gravidanza. Racconta Besson che ne viene rilasciata una minuscola quantità, peraltro fondamentale per la crescita del bimbo. Ma qui siamo nella fiction, l'involucro che racchiude Chp4, piazzato sotto-pelle alla malcapitata Lucy, che dovrebbe fare da mulo, si rompe accidentalmente e lei ne assorbe notevoli quantità, così un po' alla volta acquisisce capacità davvero sorprendenti. La chiave starebbe nel fatto che noi usiamo solo una piccola percentuale delle possibilità del nostro cervello, mentre quella particolare molecola permetterebbe di raggiungere livelli fantastici con miliardi di neuroni che lavorano a ritmi sbalorditivi con risultati stupefacenti. Besson spruzza pillole di presunta scientificità con Morgan Freeman professore che pontifica «dall'evoluzione alla rivoluzione», piazza anche immagini naturalistiche in montaggio alternato a quel che succede nel film, ma i momenti più efficaci sono quelli in cui Lucy si sbarazza di alcuni cattivoni con il solo pensiero, capace di sgominare e mettere fuori gioco squadroni di criminali incalliti con le armi spianate, solo con un piccolo movimento della mano. L'azione reinventata con il fantasy è piuttosto divertente, meno interessante l'insistenza sull'aspetto scientifico e ancor meno quello filosofico. Detto questo Scarlett ritrova davvero se stessa nei panni della supereroina che pratica telepatia, telecinesi e altre diavolerie sinaptiche." (Antonello Catacchio. 'Il Manifesto', 25 settembre 2014)

"Piacerà a chi s'attende un'eroina affascinante e tanta, tanta azione come da sempre garantisce la pregiata ditta Luc Besson. Il primo tempo è splendido. Tutto sembra pronto per un altro 'Nikita'. Peccato che poi Luc si faccia tradire dalle ambizioni, carichi una storia che dovrebbe essere solo movimento di profondi (ma solo per lui) significati." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 settembre 2014)

"Prima o poi bisognerà fare l'antidoping all'ex genio Luc Besson. Stavolta naviga tra poliziesco e fantascienza in un pasticcio lontano parente dell'irripetibile 'Nikita'. (...) Dice bene un'amica della sbigottita protagonista: «Io non capisco niente»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 settembre 2014)

"Non stupitevi se l'avviso ai naviganti-spettatori promette e mantiene tempesta. E' cosa buona e giusta segnalare anche quando può scattare la tagliola della trappola, soprattutto se si fanno sentire sia il richiamo di una firma come quella di Luc Besson con molto passato dietro alle spalle ('Leon' e 'Nikita') sia la seduzione di una coccolatissima pin-up internazionale, Scarlett Johansson, e di un maestro dell'arte recitativa, Morgan Freeman. Peccato che la burrasca infuri, perché 'Lucy' (...) è un thriller fantascientifico da studiare per comprendere come un film possa andare alla deriva di un naufragio perfetto. (...) Lucy è una guerriera che lievita nella memoria e nel sapere, rasentando la dimensione dell'onnipotenza, captando voci, nozioni e sparando revolverate meglio di Nikita o dell'ispettore Callaghan. Gli effetti speciali dettagliano questa sua mutazione anche fisica che non può essere tenuta a bada se non con l'assunzione di un'ulteriore dose, come accade nella sequenza del volo in aereo che precipita non a terra ma nel ridicolo dell'horror mistico. 90 minuti (ma detratti i titoli di coda, per fortuna, la durata si accorcia) di delirio allo stato purissimo dove non si capisce se 'Lucy' abbia un messaggio socio-politico di speranza con il suo sacrificio o se lo spettacolo sia semplicemente un assemblaggio di situazioni che non stanno né insieme né per conto proprio. Come provare emozioni quando i personaggi sono delle virtualità prive di qualsiasi attrattiva, quando sono un qualcosa che non sussiste se non all'unico scopo di mandare avanti una narrativa assurda e ondivaga. La fantascienza e l'action nella gradazione scelta da Besson sono ridotte a brandelli: da una parte l'enunciazione di ipotesi e teorie e dall'altra segmenti da videogame. In più pulsioni new age legate alla mente e al cervello, contornate da contrappunti di immagini di animali feroci in caccia o con la chiamata in campo di un uomo preistorico. A metà tra una Giovanna D'Arco che ascolta tutti i sussurri del creato e che ha la sua splendente corazza nella possanza incredibile delle meningi, il ruolo di Lucy sarebbe stato impervio anche per interpreti più brave di Scarlett Johansson che, comunque, tenta di assestare al suo alter ego un minimo di dolente coscienza, subito rintuzzata da un copione che l'appiattisce senza tregua. La classe di Morgan Freeman è cristallina, ma pure lui, che affronterebbe con stile la lettura dell'elenco del telefono, finisce nel 'carcere' di un professor Norman vate preoccupato che i suoi simili tengano più all'avere che all'essere. E così pure la filosofia spicciola ha il suo angolino pedestre. La regia di Besson è come il trucco: c'è ma non si vede e quando capita di scorgerla è sempre nelle spire di una confusione labirintica da spot pubblicitario per tecnologia e affini (...), con il vezzo di mandare a tutto schermo la quota di percentuale alla quale è approdata la conoscenza di Lucy. 'Lucy' non soffre per il fattore CPH4, bensì per il BDB4, ovvero Bufala di Besson con il numero riferito al voto di merito in un giudizio di manica (troppo) larga. Al 1000 per cento." (Natalino Bruzzone, 'Il Secolo XIX', 23 settembre 2014)
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