Le mani forti

ITALIA - 1997
Le mani forti
Claudia, giovane psicoanalista agli inizi della carriera, ha in cura Tancredi, che sembra avere problemi quando racconta di un fatto di sangue al quale ha assistito, come inviato di un'agenzia giornalistica, in Bosnia in occasione dello scoppio di una bomba. Ma dopo alcune sedute, certi sospetti che erano venuti a Claudia trovano conferma: quella tragica circostanza non era successa in Bosnia ma in Italia in una piazza nella quale era rimasta uccisa la sorella di Claudia, e Tancredi non è un giornalista ma un esponente di quel gruppo di persone all'interno delle quali servizi deviati e criminalità politica comune si sovrappongono. Confidatasi con il suo insegnante e maestro, Claudia si accorge di essere spiata attraverso microfoni nascosti e allora accetta la sfida di conoscere la verità, lascia il lavoro, il fidanzato, cambia casa. Tancredi vuole rompere con il passato, prepara una testimonianza scritta sugli eventi criminali ai quali ha partecipato, Claudia la recapita ad un magistrato e, dopo molte incertezze, mentre Tancredi sparisce, viene aperto il processo che vede incriminati nomi eccellenti. Il processo è difficile e incerto. Solo la presenza di Tancredi potrebbe dare la svolta decisiva. E una mattina, quando Claudia viene accusata dalla difesa di essere una mitomane, arriva Tancredi. Claudia lo guarda con un misto di rabbia, orgoglio, soddisfazione.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO - ACHAB FILM
  • Distribuzione: MIKADO FILM - BUENA VISTA HOME ENTERTAINMENT

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1997

CRITICA

"Una struttura che segue spesso con toni sospesi, anche se con gratuite lacune e curiosi scompensi narrativi, la progressione sulle prime un po' misteriosa dei fatti, l'evoluzione dei personaggi (quelli, almeno, che poi non si perde per strada), il disegno pur in qualche momento incerto, dei loro caratteri: dosando i sentimenti e l'azione, i risentimenti civili e il loro intrecciarsi ai casi privati". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16/3/97)
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