Le crociate

Kingdom of Heaven

USA, SPAGNA, GRAN BRETAGNA - 2005
Le crociate
Balian è un giovane maniscalco francese solo e senza famiglia poiché ha perso da poco la moglie suicida in seguito alla morte del figlioletto. Tuttavia la sua vita sta per cambiare. Riceve infatti la visita di un nobile crociato, Goffredo di Ibelin, che dichiara di essere il suo vero padre e di essere tornato in patria dal lontano Oriente per portarlo con sé in Terra Santa. Dopo l'iniziale esitazione, Balian accetta l'offerta e intraprende un avventuroso viaggio verso Gerusalemme insieme a suo padre e ad una compagnia di cavalieri. Quando Goffredo viene ferito a morte durante una battaglia, Balian si ritrova a dover affrontare da solo il difficile compito di difendere la strada per la Città Santa percorsa da pellegrini di ogni fede. Alla corte di re Baldovino, il giovane francese entra in contatto con i personaggi più emblematici di Gerusalemme, dal consigliere del sovrano, Tiberias, alla sorella del re e moglie del cavaliere Templare Guy de Lusignac, la bella Sibylla che prende un posto speciale nel suo cuore. A seguito di un complotto ordito dagli alti dignitari della città, Balian dovrà affrontare l'esercito dei Saraceni capeggiato da Saladino, per evitare la conquista di Gerusalmme da parte dei mussulmani...
  • Altri titoli:
    The Crusades
  • Durata: 145'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, ARRIFLEX
  • Produzione: RIDLEY SCOTT PER 20TH CENTURY FOX, SCOTT FREE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 6 Maggio 2005

CRITICA

"Che gli dèi di ogni cielo benedicano Ridley Scott. Lo avevamo lasciato falco e patriottardo nel sanguinoso 'Black Hawk Down'; lo ritroviamo equilibrato e pacifista, a suo modo s'intende, in questo 'Le crociate'. Che passerà alla storia per esser il primo film hollywoodiano post-11 settembre a fornire un'immagine non offensiva, ma anzi complessa e conciliante di un leader islamico, qui nientemeno che il sultano Saladino. Giustamente attento allo spettacolo quanto al messaggio politico, il grande regista britannico cavalca un tema esplosivo scegliendo il breve periodo di pace intercorso fra la seconda e la terza crociata. (...) Il resto è azione sfrenata (peccato l'uso così convenzionale delle musiche), grande attenzione ai dettagli materiali (pozzi, condutture d'acqua, catapulte, torri d'assedio). E grandi attori: in testa il magnifico Saladino del siriano Ghassan Massoud, così magnanimo da inviare i suoi medici a curare il re nemico Baldovino (episodio storico, anche se Scott gioca con le date). Seguito da... Edward Norton, invisibile sotto la maschera del lebbroso. Un sacrificio, anzi un dono, davvero cavalleresco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 maggio 2005)

"Tutto si perdona per fede (cinefila), persino il falso storico a fin di bene (spettacolare); ma quello che davvero fa cadere le braccia è il tentativo, ahinoi ricorrente, di strumentalizzare il kolossal in costume per impartire la lezioncina contemporanea. Ridley Scott, d'altronde, è un abile regista che si fa spesso scappare di mano la sceneggiatura per poter inseguire il virtuosismo fine a se stesso: ne 'Le crociate' la dose di buonismo didascalico, di messaggini politicamente corretti, di inni al relativismo religioso risulta indigesta, anche perché non è credibile né serio ammiccare agli odierni guai mediorientali dando la colpa ai soliti cattivi. (...) Il semplicismo dei vecchi film hollywoodiani si riscattava, in un certo senso, con la purezza dello slancio mitico-simbolico; in questo caso, al contrario, lo sfarzo visivo e scenografico da 150 milioni di dollari affondano nella meschinità dell'assunto, nel pedante terzomondismo della morale: che fornisce per il buon peso una specie di scenetta-chiave, col Saladino carismatico e saggio che entra trionfante nella Città Santa e si ferma per raddrizzare un crocifisso finito a sghimbescio nell'infuriare dei combattimenti. Una ruffianata che neppure l'Oliver Stone di 'Alexander' avrebbe mai osato filmare. Intanto il film inanella altri inciampi, come quelli della sexy-regina Sibilla, del vescovo vile e disfattista, del commento musicale che da Bach scivola fino alla canzone di 'Blade II'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 maggio 2005)

""Saladino - col fez e lo spadino gran saracino - sei stato tu...". Su parole di Nizza Morbelli e musica del maestro Frustaci, così si cantava a metà degli anni ' 30 nella trasmissione 'I quattro moschettieri'. Diventato un antieroe di culto, 'Il feroce Saladino' si rivelò la figurina introvabile del famoso concorso Perugina Buitoni, legato al successo radiofonico, e Mario Bonnard gli intitolò un film con Angelo Musco. Ricordiamo la popolarità del personaggio a beneficio di chi mugugna perché il Saladino del film 'Le crociate' risulterebbe troppo 'politicamente corretto'. Ma già nel 1935, quando il regista Ridley Scott doveva ancora nascere, perfino Cecil B. De Mille (che non era certo pacifista) aveva esaltato nel suo film 'I crociati' il leader musulmano impersonato da Ian Keith. E nel '37 Mussolini sul cavallo bianco, visitando la Quarta sponda, brandì alta la spada dell'Islam fra le acclamazioni dei Giovani Arabi del Littorio. Stavolta il ruolo di Saladino, nemico rispettoso, tocca al carismatico attore siriano Ghassan Massoud, che pur entrando in scena dopo un'ora abbondante diventa l'ago della bilancia storico politica. (...) Suggestivo, corrusco, a tratti violento come un'epopea di Kurosawa, l'imponente spettacolo si ingolfa nel pelago delle psicologie e delle tematiche e smarrisce un po' il filo sulla durata (145 minuti, ma nel dvd saranno 220). Accoglienze miste di pubblico e critica alle anteprime Usa: su Bloom i pareri sono divisi fra chi lo giudica 'la risposta inglese a Keanu Reeves' e chi rimpiange il 'gladiatore' Russell Crowe." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 7 maggio 2005)

"Nell'impostazione dei personaggi e conflitti, nelle coreografie delle battaglie, nel largo respiro epico dell'inquadratura, 'Le crociate' somiglia come una goccia d'acqua al 'Gladiatore'. Buoni, buonissimi da una parte, ignobili bastardi dall'altra; conflitti ultracruenti, più la tentazione ricorrente d'istituire parallelismi tra in soggetto 'in costume' e l'oggi: nel kolossal romano, la dittatura e relativa ribellione; qui l'opposizione tra il fanatismo e la virtù, la brama di rapina e l'onore, che porta culture diverse a comprendersi. Quando si tratta di mettere in scena un mondo remoto e ferrigno, movimentandolo con imprese più-grandi-della-vita, Ridley Scott ha ben pochi rivali nel cinema odierno. Disturba soltanto che i nobili concetti del film vengano esposti dai personaggi a intervalli regolari, a mò di spot ideologici, in formule prevedibili come quelle dei bigliettini dei cioccolatini." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 maggio 2005)

"Se il marketing invita a pensare a Bush in Iraq, il film di Scott è il segno sogno del kolossal di un mezzo autore (ma anche del mezzo kolossal d'autore) in cui il regista di 'Blade Runner' e 'Il Gladiatore' fa esercizio di storia applicato alle varianti dei fattori umani. Colori tristi, più grigio che rosso sangue nelle belle scene di battaglia, ma è come se tutta la materia non riuscisse a prendere il via con una sua forma narrativa. Orlando Bloom obbedisce al carisma di divo emergente, ma il migliore è Edward Norton." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera, 14 maggio 2005)
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