La terza stella

ITALIA - 2004
La terza stella
In un piccolo paese della provincia italiana, tutti gli abitanti sono in fermento poiché sta per aver luogo l'avvenimento dell'anno: la partita di scacchi vivente contro il paese vicino. Tra questi c'è Ale, proprietario dell'albergo 'Belvedere' insieme alla moglie Linda, che lavora sodo per poter aggiungere al suo hotel la fatidica "terza stella". Serio, deciso e razionale, Ale è tutto l'opposto del cognato Franz, il fratello di Linda, completamente stralunato. Franz lavora come addetto alle pulizie in un carcere, ma si installa con l'inganno nell'albergo con la scusa di voler aiutare, scatenando l'estremo disappunto di Ale. A complicare le cose arrivano tre misteriosi individui...
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: MARCO POCCIONI E MARCO VALSANIA PER PER RODEO DRIVE, ROBERTO BOSATRA PER SIFULUM
  • Distribuzione: MEDUSA (2005)
  • Data uscita 11 Marzo 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Ci sono cascati anche loro. Forti di un successo televisivo ormai consolidato, i comici Ale & Franz si alzano dalla panchina di Zelig e tentano la carta dell’avventura cinematografica. Coautori di soggetto e sceneggiatura, i due si mettono al servizio della regia di Ferrari (al suo secondo lungometraggio dopo Tra due donne) e trasportano su pellicola il proprio repertorio. Questa volta – dopo le piccole esperienze in La grande prugna e Bibo per sempre – da protagonisti: lo stralunato Franz, addetto alle pulizie di un carcere, inizia ad aiutare il cognato Ale nella conduzione dell’Hotel Belvedere. La loro già difficile convivenza sarà minata dall’arrivo di tre loschi individui, intenzionati a sfruttare i sotterranei dell’albergo per far evadere un compagno di prigione. Coinvolti in questa assurda vicenda, i due dovranno però continuare – insieme agli altri abitanti del paese – i preparativi per la sfida annuale di scacchi viventi. Almeno nelle intenzioni, l’intreccio di questo La terza stella – quella che Ale vorrebbe esporre sull’insegna dell’albergo – si serve della comicità del duo per evolversi narrativamente, sfruttando i vari sottotesti (i gangster, la femme fatale pronta alla “conversione”, gli intrighi amorosi della comunità) in maniera leggera ma non necessariamente banale. Il risultato, in realtà, è ben più modesto: si ride poco e male – gli sketch sono prevedibili, ripetitivi, innocui – mentre le tante digressioni del plot si accavallano superficialmente. Per fortuna privo di volgarità gratuite (non ci sono parolacce o maliziosi doppi sensi), il film è nulla di meglio rispetto a precedenti, analoghe operazioni: la trasmigrazione di anime televisive (Ficarra & Picone, Anna Maria Barbera e via discorrendo) verso il grande schermo non riesce a regalare, negli ultimi tempi, particolari emozioni. Curiosità: la colonna sonora curata da Massimiliano Pani si arricchisce di quattro brani interpretati da mamma Mina.

NOTE

- OPERA PRIMA.

CRITICA

"Lui e l'altro in 'La terza stella' sono Ale e Franz, coppia comica elettrizzante, caustica, pungente, ironica, surreale quando dà vita al botta e risposta sulla panchina di un parco qualsiasi che per magia si trasforma in palcoscenico di risate intelligenti. Come avviene, ad esempio, nello Zelig televisivo. Duo comico dal divertimento abbastanza annacquato e privo di spiazzante umorismo quando si mette in testa di voler fare il grande salto (?!) al cinema. Dilatando tempi e ritmi schiavi di una sovrastruttura narrativa che colora la commedia di giallo e che perde per strada proprio lui, il cabaret. Scegliendo volutamente di lanciarsi senza rete, lasciando a casa i loro inconfondibili marchi di fabbrica, come quei Gin e Fizz, rivisitazione del noir-poliziesco. L'augurio alla coppia è quello di trovare la giusta strada nel cinema. Il consiglio, di seguire sempre la buona stella del cabaret." (Leonardo Jattarelli, "Il Messaggero', 11 marzo 2005)

"Una cifra un po' astratta e deliberatamente ingenua, affidata alle infinite varianti del classicissimo rapporto tra l'elemento intelligente, che sopporta fino a che i suoi nervi non scoppiano, che quando non ne può più si fa scappare la battuta acida ma troppo intelligente per l'altro (Ale), e quello un po' tonto ma a suo modo originale, incosciente ma di buon cuore, tanto legnoso e stralunato quanto l'altro è scattante, reattivo, sensibile e autolesionista. Il loro garbo è benvenuto, il divertimento non è sempre assicurato. Mina canta quattro canzoni." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 11 marzo 2005)

"Che disastro. Ale & Franz sono simpatici, inutile negarlo, e anche bravi, lo dicono tutti. Il loro umorismo surreale funziona benissimo a 'Zelig', che ogni volta viene giù dagli applausi appena si siedono in panchina prima ancora che aprano bocca. Ma come molti altri colleghi fanno una terribile confusione fra tv e cinema. Perché un conto è uno sketch di cinque minuti, ma già nell'ospitata di Sanremo non è che il tandem avesse fatto faville, un altro è un film di un'ora e mezzo come questo gracilissimo. (...) Insomma, un pianto. Aspettiamo comunque al film d'appello. Peggio non potrà essere." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 marzo 2005)
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