La stanza delle meraviglie

Wonderstruck

USA - 2017
USA, 1927 e 1977. Ben e Rose sono due bambini di epoche diverse che segretamente desiderano una vita diversa dalla propria. Ben cerca il padre che non ha mai conosciuto, Rose sogna una misteriosa attrice di cui raccoglie foto e notizie nel suo album. Quando Ben scopre in casa un indizio sconcertante e Rose legge un allettante titolo sul giornale, i due ragazzini partono alla ricerca di quello che hanno perso con una simmetria ipnotica.

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE SANDY POWELL.

- IN CONCORSO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).

CRITICA

"Tratto dall'omonima graphic novel di Brian Selznick (che firma anche la sceneggiatura), il film traduce la diversità letteraria tra pagine scritte e disegnate (tipiche dell'autore, cui si deve anche 'La straordinaria invenzione di Hugo Cabret', filmato da Scorsese), alternando il bianco e nero muto per le scene nel 1927 e il colore parlato per quelle nel 1977. Che naturalmente a un certo momento troveranno il modo di intrecciarsi. Intanto vale la pena sottolineare come questa apparente storia per bambini - 'spielberghiana' verrebbe da dire - non tradisca le ambizioni autoriali di Todd Haynes: anche qui si parla di amori infelici (e in parte impossibili), si ritrova la stessa maniacale precisione nelle ricostruzioni d'ambiente (Ed Lachman ha fatto miracoli nel ritrovare i colori degli anni 70), la stessa ambizione di usare il passato per parlare del presente e di distruggere la piatta logica narrativa. Con in più un omaggio al cinema come abilità artigianale, capace di affascinare senza far ricorso alla tecnologia digitale, risposta nemmeno tanto mascherata a chi si ostina a pensare solo a un cinema fatto di effetti speciali." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2017)

"Selznick, nell'adattare il libro per lo schermo, ha immaginato che la parte disegnata dovesse essere messa in scena in bianco e nero e come un film muto con accompagnamento musicale. A dirigere è stato chiamato Todd Haynes, uno dei grandi registi americani di oggi, il cui mondo sembrava fatto apposta per incontrarsi con quello di 'Wonderstruck'. (...) Qui in effetti il regista mostra il consueto talento nella ricostruzione di una città vista parallelamente in due epoche del passato, gli anni Venti di film come 'La folla' e i Settanta di 'Taxi Driver' o 'La febbre del sabato sera'. Lo sguardo del bambino serve da effetto di straniamento per entrare in due mondi che sono fatti anzitutto di cinema del passato. Il problema è che, forse proprio perché è stato l'autore del romanzo a firmare la sceneggiatura, il film segue pedissequamente gli sviluppi del testo di partenza (che era già di suo, in pratica, un film disegnato), e il risultato è faticoso, pedante. Haynes vuol fare un film sperimentale, con una costruzione di montaggio complessa e una narrazione che punta quasi esclusivamente sulle immagini; ma non va fino in fondo, appoggiandosi troppo alla musica non esaltante di Carter Burwell e lasciandosi rapire dal gusto della ricostruzione d'epoca." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 19 maggio 2017)

"(...) sulla scia del cinema spielberghiano per famiglie, ci regala a partire da 'La stanza delle meraviglie', bellissima graphic novel di Brian Selznick (l'autore anche di 'Hugo Cabret') una storia di grande fascino e originalità. (...) Due storie parallele ambientate in periodi storici diversi - la prima negli anni Settanta, la seconda negli anni Venti, girata in bianco e nero, come fosse un film muto di Vidor o Murnau - destinate a incrociarsi in maniera inaspettata e rocambolesca. Prodotto da Amazon, il film interpretato tra gli altri da Julianne Moore, Michelle Williams e la piccola Millicent Simmonds (...) è un omaggio al cinema delle origini capace di restituire anche tutta la complessità del mondo infantile e la densità di quello silenzioso." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 maggio 2017)

"Una favola sospesa tra due epoche, un'avventura che celebra il coraggio dei più piccoli, un omaggio al grande schermo e alle sue infinite possibilità espressive. Con 'Wonderstruck' (...) Todd Haynes (...) si lancia in una serie di pericolosi salti mortali. II primo è nell'intreccio di due film, uno in bianco e nero e senza parole, ambientato nella New York del 1927, l'altro, movimentato e colorato, nel cuore della Grande mela Anni 70. II secondo è nel dirigere tre attori bambini, Oakes Fegley (Ben), Jaden Michael (Jamie) e la piccola sordomuta Millicent Simmonds (Rose), scelta dopo lunghe ricerche. Il terzo nel trasformare in immagini un racconto illustrato, nato dalla fantasia rigogliosa di Brian Selznick, autore anche di 'Hugo Cabret', da cui l'opera di Scorsese. Le sfide, insomma, erano tante e l'impressione è che 'Wonderstruck' le abbia vinte tutte, tenendo insieme il genio creativo del regista con la forza dei sentimenti, la raffinatezza della ricerca visuale con la carica emotiva di una storia basata su abbandoni e ritrovamenti familiari. Qualcuno ha già accusato Haynes di scelta «mainstream», in favore del grande pubblico, ma il bello di 'Wonderstruck' è proprio in questo, un film caldo e affettuoso in una cornice di assoluta perfezione formale." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 19 maggio 2017)

"Tra un mondo e l'altro, che si alternano continuamente, Haynes - aiutato anche dal compositore Carter Burwell, ma soprattutto da un intelligentissimo uso del silenzio che circonda i due protagonisti - crea un sistema di piccoli echi, richiami, dissonanze. Le avventure dei due bambini - nella città estranea e piena di sorprese che ricordano quella del Richie Andrusco in 'The Little Fugitive', di Morris Engel e Ruth Orkin, uno dei grandi film su New York, che chiaramente il regista conosce benissimo. (...) Haynes si diverte con la musica dei Seventies che aveva già celebrato in 'Velvet Goldmine'. 'Space Oddity' ritorna nei credit finali, ma cantata da un coro di bambini canadesi degli anni Settanta. E questa celebrazione del sapere inteso come gusto per la meraviglia, la scoperta, il viaggio della fantasia - o, secondo Wilde, il dono di saper guardare alle stelle- finisce in un altro luogo iconico della città, dedicato allo stesso sogno." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 19 maggio 2017)

"(...) elegante ma un poco inerte adattamento dell'omonimo libro di Brian Selznick (...). Lungo, accurato, seducente nelle parti in animazione, ma spesso prevedibile e lezioso. Il regista di 'Carol' ha fatto ben altro." (Fabio Ferzetti, 'Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2017)
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