La stanza del vescovo

ITALIA, FRANCIA - 1977
La stanza del vescovo
Marco Maffei, un giovanotto che trascorre il tempo navigando senza meta sul Lago Maggiore con la Tinca, barca che ha acquistato d'occasione, viene avvicinato dallo stravagante Temistocle Mario Orimbelli che lo invita nella propria villa dove gli presenta la moglie Cleofe e la cognata Matilde, presunta vedova, poiché suo marito è disperso in Abissinia. Marco, che ha diverse amichette come Charlotte, Germaine e Landina, fa qualche gita con l'invadente Orimbelli. Una volta, pur essendosi accorto di un crescente affetto di Matilde, parte con lei e Mario al quale la cede, convinto che siano amanti. Nella stessa circostanza, mentre risiedono in un albergo di una cittadina posta a 18 km dalla villa, vengono avvisati che Cleofe è stata trovata annegata. Sul momento viene accettata la versione del suicidio; Orimbelli sposa Matilde e Marco continua a frequentare i nuovi amici. Tuttavia, la ricomparsa del fratello di Cleofe e marito di Matilde, dato per disperso, e i ripensamenti di Marco inducono il giudice a riaprire il caso e a provare l'assassinio compiuto da Temistocle. Questi si impicca e Marco, dopo aver passato la notte con Matilde, finisce però per abbandonarla.
  • Altri titoli:
    La chambre de l'évèque
    The Bishop's Bedroom
    The Bishop's Room
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: VISTAVISION, TELECOLOR
  • Tratto da: romanzo omonimo di Piero Chiara
  • Produzione: GIOVANNI BERTOLUCCI PER MEROPE, CARLTON FILM EXPORT (ROMA), SOCIETE' NOUVELLE DE C.IE (PARIGI)
  • Distribuzione: TITANUS - CREAZIONI HOME VIDEO - MONDADORI VIDEO

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1977 PER MIGLIORE SCENEGGIATURA (LEO BENVENUTI E PIERO DE BERNARDI).

- LA REVISIONE MINISTERIALE DELL'8 APRILE 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14.

CRITICA

"Bizzarra commedia, non del tutto riuscita ma con un suo ambiguo fascino, che Dino Risi ha tratto da un romanzo di Piero Chiara, ambientato, tanto per cambiare, sul suo amatissimo lago. Vagamente erotica, un po' scostumata, rappresenta uno spicchio d'Italia di sbalorditiva immoralità. Ugo Tognazzi è perfetto in uno dei personali più ignobili della carriera, Ornella Muti, a tratti anche vestita, e così bella da sembrare brava". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 febbraio 2001)
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