La scorta

ITALIA - 1993
La scorta
In seguito all'uccisione del sostituto procuratore Rizzo e del maresciallo Virzì, giunge a Trapani il magistrato Michele de Francesco. La sua scorta si compone di Angelo, originario del luogo, amico del maresciallo ucciso e deciso a far giustizia; di Andrea, capo scorta trapanese; di Fabio, un romano che mal accetta il rischioso incarico, ed i due autisti, Raffaele e Nicola. Ben presto il magistrato, indagando sull'approvvigionamento idrico della città e sulla costruzione di una grande diga, scopre pericolose collusioni tra mafia, politica e forze dell'ordine, nelle persone dell'onorevole Nestore Bonura, del Vice Prefetto Scavone e del boss Mazzaria. La decisione di chiudere i pozzi che riforniscono la città provoca uno scandalo al quale De Francesco decide di ripararsi, conferendo agli uomini della scorta poteri e prerogative che esautorano, di fatto, il personale della Procura, di cui l'ambiguo Polizzi sembra la probabile talpa. Dopo iniziali dissapori tra Angelo e Andrea, tra gli uomini della scorta nasce un'amicizia sempre più intensa, nel mezzo di un'odissea quotidiana fatta di estenuanti controlli telefonici, rischiosi spostamenti in auto, minacce. La figlioletta del giudice, giunta a Trapani per festeggiare il suo compleanno col padre, scampa miracolosamente ad un attentato dinamitardo alla vettura su cui doveva viaggiare. Muore così l'autista Raffaele. L'incalzare dell'inchiesta porta anche all'uccisione, da parte di Cosa Nostra, di Bonura, orami stretto da prove schiaccianti, nonostante l'omertà di un collega ed amico di De Francesco, il giudice Barresi di Caltanissetta. A nulla vale la rabbia degli uomini di scorta, che, ormai entrati in sintonia col magistrato, decidono, nonostante tutto, di rimanergli al fianco, compreso Fabio che rinuncerebbe persino al sospirato trasferimento. Un'ordinanza della magistratura trasferisce però d'ufficio il giudice, accusandolo di aver usato la scorta al di là dei suoi specifici compiti, di aver turbato l'ordine pubblico nonché offeso il prestigio del personale della Procura. Costretto dagli eventi De Francesco s'imbarca per il continente salutato dagli uomini della sua scorta che non l'hanno mai tradito.
  • Altri titoli:
    La escolta
    Die Eskorte
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: un'idea di Stefano Sidrié e Gianni Romoli
  • Produzione: CLAUDIO BONIVENTO PRODUCTION
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

NOTE

- IL FILM E' ISPIRATO ALLA STORIA DEL GIUDICE FRANCESCO TAURISANO E DEGLI UOMINI DELLA SUA SCORTA.

- 5 DAVID DI DONATELLO 1993 PER MIGLIOR REGIA (EX AEQUO CON ROBERTO FAENZA PER "JONA CHE VISSE NELLA BALENA"), MIGLIORE PRODUTTORE (CLAUDIO BONIVENTO), MIGLIORE FOTOGRAFIA, MIGLIOR MONTAGGIO (CARLA SIMONCELLI), MIGLIORE FONICO DI PRESA DIRETTA (REMO UGOLINELLI).

CRITICA

"Interessante, ben girato all'americana con uno stile nervoso e dinamico, 'La scorta' si concede molte licenze narrative rispetto alla realtà. Claudio Amendola e Enrico Lo Verso sono molto efficaci." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 aprile 1993).

"La forza della sua descrizione sta nella semplicità, nel ritmo, nell'umanità dell'osservazione, nella plausibilità delle psicologie. I puristi potranno osservare che non è invece molto plausibile che una scorta stia in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, né che venga comandata alle indagini. Ma sono difetti minori che si perdonano volentieri a un film stringato ed efficace mai retorico, benissimo girato - se non suonasse male si potrebbe dire 'all'americana' - fotografato splendidamente ma senza bellurie da Alessio Gelsini. Semmai, si potrebbe suggerire a Ricky Tognazzi di avere più fiducia in se stesso. Le emozioni della sua storia semplice sarebbero arrivate ugualmente a segno anche con un uso più parsimonioso della colonna musicale morriconiana che copre tutto il film rischiando di uniformarne i sapori." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 17 aprile 1993).

"Fra gli interpreti, un po' condizionati dalla convenzionalità dei caratteri, spicca il funzionario che fa Leo Gullotta ambiguo, servile, minaccioso." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 17 aprile 1993).

"Concorre ai meriti della regia un'interpretazione sapientemente contenuta e meditata, in cifre di intensa ma sempre sobria umanità." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo').
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy