La scelta

ITALIA - 2015
La scelta
Quella di Laura e Giorgio potrebbe essere una storia di normale felicità quotidiana, se un evento drammatico e improvviso non fosse arrivato a sconvolgere il loro equilibrio, portando alla luce le rispettive diversità caratteriali. Il destino metterà alla prova il loro amore, seminando il dubbio sulla paternità di un bimbo in arrivo. Con grande forza, i due coniugi dovranno affrontare ogni paura e fare alla fine una scelta.
  • Altri titoli:
    The Choice
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato alla commedia drammatica "L'innesto" di Luigi Pirandello
  • Produzione: FEDERICA VINCENTI PER GOLDENART E CHARLOT PRODUCTION, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 2 Aprile 2015

TRAILER

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON AVVENIA; IN ASSOCIAZIONE CON IFITALIA GRUPPO BNP PARIBAS, IN ASSOCIAZIONE CON RB PRODUZIONI; CON IL CONTRIBUTO DELL'APULIA FILM COMMISSION. INIZIATIVA CO-FINANZIATA DAL FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE (FESR) DELLA U.E. INVESTIAMO NEL VOSTRO FUTURO"; "FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA"; CON IL SUPPORTO DEL MIBACT.

CRITICA

"Alla regia, Michele Placido sceglie una strada rischiosa, ma forse tutto sommato l'unica perseguibile: asciuga il testo pirandelliano, lo rende quasi astratto, ci mette molta musica e scruta i suoi personaggi che lottano per non 'guastarsi'." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 9 aprile 2015)

"Placido (...) ha puntato su un'ampia pagina sentimentale ma anche con richiami erotici in cui la donna riesce ad averla vinta. Mentre però Pirandello, per giungere ad una conclusione simile, dandole spazi brevissimi, la faceva precedere da un altrettanto breve scontro fra i coniugi, lui sempre furente come lo era stato fin dall'inizio, lei dolente e invasa solo dall'amore, nel film ci si dilunga su quei momenti di seduzione che sembrano non più finire. (...) Nel film, senza proprio divagare, si privilegiano i tempi lunghi, le spiegazioni, gli studi ormai quasi superflui delle psicologie dei protagonisti, con risvolti quasi da thriller (...). Lodo gli sceneggiatori invece, per quei tagli a due episodi che, in Pirandello, proprio stonavano (...). Se però il film non mi ha convinto del tutto, apprezzo che un autore cinematografico dalle qualità serie di Placido si sia rivolto per un suo film a un monumento della nostra letteratura e del nostro teatro come Pirandello. Certo è il mondo di ieri ma, aggiornato, ha ancora molta attualità. Come Placido, a quanto ci racconta sul suo film, ha potuto verificare. Ha chiesto infatti in giro se gli uomini approvavano la generosa decisione del marito. Tutti gli hanno detto di no." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 aprile 2015)

"Placido dirige un aggiornamento libero di pregi e difetti. I pregi: l'attualità chiara della maternità programmata, la diffidenza maschile post violenza. Difetti: sceneggiatura incompleta su passaggi cruciali, iniezioni mélo sovrabbondanti, i tempi di metabolismo dell'aggressione e l'insanabile morbo televisivo in agguato. Inadeguato Bova, capace solo di sconcerto. Impegnata, ma non supportata dallo script, Ambra, che cerca un centro di santità permanente. Il film pensa a Kieslowski, ma parla barocco." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 3 aprile)

"La regia monotona di Placido impedisce di far decollare un film che non riesce mai a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Molto meglio Ambra del baffuto Raoul Bova." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 aprile 2015)

"Un film ambizioso e anche molto coraggioso. Perché racconta una storia d'amore coniugale, anzitutto, sentimento non troppo frequentato dal cinema degli ultimi anni. E perché, più che altro, affronta da una prospettiva insolita il tema dell'aborto, proponendo una soluzione molto diversa da quella prevedibilmente accettata dalla mentalità corrente. Certo, 'La scelta' di Michele Placido (...) ha anche i suoi limiti, che in sostanza si riducono a un'adesione fin troppo stretta all'originale di partenza. Alla base del film c'è infatti 'L'innesto', dramma familiare di Luigi Pirandello (...) Provocatoria un secolo fa, la storia appare oggi ancora più controcorrente. Placido (...) dev'esserne consapevole, tanto da riservare per sé il ruolo del paterno maresciallo dei carabinieri che cerca, in qualche modo, di mediare tra l'ostinazione di Laura e la fragilità di Giorgio. Un'apparente inversione dei ruoli più attuale che mai, anche se la sceneggiatura (...)finisce per riproporre senza variazioni lo schema psicologico fissato da Pirandello. Con il rischio che personaggi del 2015 adoperino categorie tipiche del 1919. Quello che importa, però, è il punto di arrivo: il piccolo, sorprendente inno alla vita che il film viene a comporre." (Alessandro Zaccuri, 'Avvenire', 1 aprile 2015)

"Ispirandosi al dramma di Pirandello, Michele Placido ha diretto (e interpretato) 'La scelta' (...), protagonisti due belle facce popolari, Ambra Angiolini e Raoul Bova, che riempiono lo schermo con espressioni d'amore, gelosia e sofferenza, purtroppo sussurrando sempre, non solo tra un bacio e l'altro, il che, per chi come me non ha un udito perfetto, al cinema rincorre disperato questo tipo di balbettio. Placido, al suo undicesimo film come regista e cinquantunesimo come attore, innesta la storia nel presente e nella cittadina pugliese di Bisceglie, si immagina per due ragioni: primo perché è bella, tutta antichi vicoli e solenni palazzi, poi perché il film tra una serie di indispensabili finanziatori (ormai per il cinema italiano non ci sono più soldi e bisogna raggranellarli qua e là) ha la generosa Apulia Film Commission, per cui abbondano le pubblicità locali, da scene nelle botteghe artigiane a quelle degli impianti eolici ai negozi di divani. (...) il film si fa un po' thriller, Placido è volutamente misterioso: cosa è successo in quel vicolo, dato che non mostra nulla? Quando potrebbe esserci del sesso anche coniugale, il regista resiste alla moda di mostrarlo: al massimo un gridolino. Chi dei due coniugi dimostrerà più amore verso l'altro? Oggi l'aborto non è più un reato ma è fonte di grandissimo dolore, vuoto, mancanza per le donne che non possono evitarlo. Forse nella situazione di Laura sarebbero in molte a preferirlo per non perdere l'amore del proprio uomo o perché è più forte l'orrore della violenza subita che il desiderio di maternità. Ma è curioso che anche oggi Placido, e ai primi del Novecento Pirandello, decidano che sia l'uomo a rifiutare una paternità non sempre eterologa'." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 1 aprile 2015)

"Il nuovo film di Michele Placido è un film ignobile. E lasciamo stare, che sarebbe comunque importante, il piano cinematografico, con le accelerazioni tipo maldigerita Mtv anni 90, gli attori a livelli imbarazzanti - Ambra Angiolini e Raoul Bova nei ruoli da protagonisti che pure altrove hanno dato prove migliori - l'uso della musica. Tutto questo basterebbe a renderlo «semplicemente» uno dei molti film senza qualità, italiani e non che capita di vedere. Ma no. Ciò che lo differenza è l'approccio alla sua materia narrativa, il «contenuto» come si diceva un tempo, che poi sta già nella forma, la sua fase suprema, nel retrogusto volgare di alcune scelte (il bianco e nero nella scena di sesso tra moglie e marito per dirne una), e dunque non dovremmo sorprenderci. La scelta, traduzione al presente dello «scandaloso» testo teatrale di Pirandello (sceneggiatura dello stesso Placido insieme a Giulia Calenda) 'L'innesto', risolve in un solo colpo i problemi della fecondazione assistita (e pure della 194) con l'ossessione della maternità che per la donna protagonista è tale da permettere tutto, anche lo stupro. Anzi visto che «una donna e un uomo senza figli si guastano» lo stupro diviene la soluzione. Anche se (o forse per questo) la parola «stupro» nel lessico di Placido non esiste, difatti la protagonista stuprata riuscirà a non farne menzione - e con lei tutti gli altri, familiari, poliziotti praticamente per l'intero film. (...)qui siamo nella cultura che ancora domina, che a tante fa vivere lo stupro con vergogna, le donne vengono colpevolizzate o spinte a colpevolizzarsi. Placido però non prende spunto per indagare questo femminile massacrato, l'ansia, la paura, il disgusto per il corpo, le lacerazioni emozionali più dolorose di quelle fisiche. (...) 'L'innesto'- con palese riferimento al lessico botanico, dell'innesto sulla pianta perché germogli (a proposito di donne) - è datato 1917, all'epoca venne molto criticato, forse perché con questa sua «provocazione» toccare nel profondo le relazioni di potere tra uomo e donna, i ruoli, i codici d'onore, la virilità e la femminilità, una sorta di danza che muta i caratteri del tutto assente nella lettura di Placido. Quella che è la ferita maschile, il tarlo del marito (...) diviene un po' la lente attraverso la quale ci viene presentato il personaggio della protagonista, nel quale appunto l'esaltazione della maternità mette da parte il trauma della violenza. Solo un accenno nella confidenza al collega un po' innamorato di lei, e quel sentivo qualcosa dentro di me che è cambiato sul filo della confusione tra la gravidanza e la violenza sessuale. Il personaggio femminile ci appare come un'isterica, e terribile è questa visione della maternità nella quale la violenza si cancella in nome della vita. Aiuto." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 aprile 2015)
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