La rivincita di Natale

ITALIA - 2003
La rivincita di Natale
Quindici anni dopo la disastrosa partita di poker della notte di Natale, Franco Mattioli viene a sapere che il suo amico Lele è gravemente malato. Decide di tornare a Bologna per andare a trovarlo e anche per cercare una donna. Ma c'è un terzo motivo, più nascosto: i fantasmi di quella notte del 1986 lo tormentano ancora e lui è in cerca della sua rivincita...
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE
  • Produzione: DUEA FILM, MEDUSA FILM, MEDUSA PRODUZIONE
  • Distribuzione: MEDUSA (2004)
  • Data uscita 30 Gennaio 2004

RECENSIONE

di Marina Sanna
Dare un seguito a un film così riuscito, come Regalo di Natale, che si chiudeva su Diego Abatantuono gabbato e tradito dagli amici, complici della sua rovina, era molto difficile. Pupi Avati ci ha pensato a lungo. Prima ha detto di no, poi di fronte alle pressioni di Gianni Cavina e Alessandro Haber ha tentennato e infine ha capitolato. Per entrare nel nuovo film ha immaginato come sarebbe diventato nel frattempo Franco (Abatantuono): un uomo ricco, molto ricco, proprietario di trenta sale cinematografiche, a Milano, che non ha mai abbandonato l'idea di vendicarsi, di prendersi la "rivincita". La sfida era: come. Ed ecco il pretesto: una cena a casa di conoscenti, un famoso oncologo accompagnato da una moglie bellissima (Petra Kurtz) riapre vecchie ferite. La notizia che Lele (Haber), il critico di serie b, ha pochi mesi di vita, è l'occasione per tornare sul luogo del delitto, a Bologna. Lele, già prima in disgrazia, è caduto ancora più in basso. Così Ugo (Cavina) che, Giuda due volte nel film precedente, da imbonitore televisivo è finito a fare il cameriere in uno squallido ristorante africano. Con loro Franco rimette in piedi il quintetto di quella vigilia di Natale. Stefano (George Eastman), che è diventato antiquario e vive con uomo ricchissimo, offre la casa. Tocca a Ugo recuperare il professionista Santelia (Carlo Delle Piane), lo stesso che diciotto anni prima aveva spennato Franco in combutta con Ugo. Dopo qualche resistenza anche Santelia accetta di essere di nuovo della partita: al tavolo da gioco la sera del 25 dicembre 2003 ci sono le stesse facce, un po' maturate (Abatantuono, Delle Piane), un po' disperate (Haber e Cavina), tutte invecchiate. E' cambiata invece la posta. I soldi, il significato di cifre che sono spaventosamente grandi. Milioni volano come fossero carta straccia, per ore (come in Regalo di Natale, Pupi Avati si è avvalso della consulenza di Giovanni Bruzzi, ex biscazziere ed esperto dei meccanismi psicologici che sono alla base dei comportamenti dei giocatori). Si rimane avvinti da questo gruppo di attori straordinari, che non si sono persi nel tempo e si lanciano battute al vetriolo (alcune molto divertenti), che continuano a essere affiatati e diretti con maestria dal regista, cosa rara in Italia. Nella seconda puntata (chissà che non ce ne sia una terza) scopriamo qualcosa in più dei personaggi: Santelia ad esempio, per una curiosa simmetria, è baro per passione e di mestiere fa il fabbricante di giocattoli. Gli indizi per svelare il gioco di alleanze ci sono, anche se è difficile capire chi sta ingannando chi perché nessuno è quello che sembra. Piccoli colpi di scena (e di carte) ci portano verso il finale, ancora più amaro del primo, in sintonia con il titolo del film. I tempi sono cambiati e anche le premesse: nessuno vince e nessuno perde (metaforicamente). In Rivincita di Natale il cinismo fa la parte del leone, uomini senza qualità se la vedono alla pari e ci si aspetta che il gioco si faccia sempre più duro. In Regalo di Natale c'era, se vogliamo, una suspense dei sentimenti: quando alla fine della storia l'ingenuità viene ricompensata con il raggiro, la solitudine di Franco, all'alba del nuovo giorno, è agghiacciante.

NOTE

- CONSULENTE POKER: GIOVANNI BRUZZI

CRITICA

"Curioso sequel, quello che Pupi Avati dedica a uno dei suoi film migliori. Il cinema italiano solitamente riserva le seconde puntate ai film comici (dai 'Soliti ignoti' a 'L'armata Brancaleone', da 'Amici miei' a 'Trinità' e 'Febbre da cavallo'). Qui invece siamo nell'Avati più nero e se si ride si ride amaro. Basterebbe la sequenza-gioiello dell'umiliante ritorno a casa di Cavina, riconosciuto a stento da ex-moglie e figli, a dire il tono funereo della rimpatriata. Anzi si direbbe che più del gioco e della sua spietata liturgia, ad Avati stiano a cuore i personaggi, il fatale degradarsi dei caratteri e dei rapporti, il comico squallore di quelle vite buttate via. Vedi Haber, che sogna di essere sepolto al Memorial Cemetery di Hollywood 'fra John Huston e De Mille'. O il danaroso Delle Piane, che dorme dalle suore, si nutre di patate lesse e sogna amori impossibili. Mentre la fatidica sfida a poker, che rovesciando identità e destini svela ulteriori abissi di umana miseria, resta un poco macchinosa e occupa una parte forse troppo contenuta del film. 'E' lecito non vendicarsi?', chiede in apertura una citazione da Cioran. Avati non risponde ma chiude cristianamente (beffardamente?) con un presepe. Lecito o meno, si può sempre sperare. Se non nel perdono, almeno nella provvidenza". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 gennaio 2004)
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