La ragazza di Bube

ITALIA, FRANCIA - 1963
In Toscana, nell'immediato dopoguerra, Mara, una ragazza di campagna, conosce Bube, un giovane partigiano alla faticosa ricerca di un inserimento nella società che va costruendosi coll'avvento della pace. Gli incontri tra i due giovani sono fuggevoli, ma ciò non toglie che la ragazza si senta ormai legata a Bube. Implicato in un assassinio politico, il ragazzo è costretto a fuggire e a rinunciare per il momento ai suoi propositi matrimoniali. La ragazza lo segue anche quando, ricercato dai carabinieri, il giovane deve nascondersi in attesa che i suoi compagni di partito organizzino la sua fuga all'estero. Giunge il momento di separarsi. Mara torna alla sua povera casa ed attende con impazienza notizie di Bube. Il lungo silenzio e la necessità di trovar lavoro spingono Mara ad accettare un'occupazione in città, dove conosce Stefano, un giovane operaio serio ed onesto, che s'innamora di lei e le propone di sposarlo. La ragazza sta per accettare, ma giunge improvvisa la notizia che Bube è stato arrestato ed è in attesa di processo. Mara comprende allora di non aver mai smesso di amarlo. Lo ritrova solo e disperato, abbandonato dai compagni di partito e in preda ad una profonda crisi morale. Mara capirà che il suo posto è accanto a lui, per confortarlo ed attenderlo fedelmente fino alla fine della lunga condanna.

CAST

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO PER LA MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA A CLAUDIA CARDINALE.

- DAVID DI DONATELLO 1964 COME MIGLIOR PRODUTTORE A FRANCO CRISTALDI.

CRITICA

"Il film traduce con fedeltà, a volte eccessiva, l'omonimo romanzo di Carlo Cassola. A brani di sicura efficacia narrativa e di acuta introspezione psicologica, si alternano parti più stanche e meno essenziali. La regia, precisa e attenta a ricostruire ambienti ed atmosfere, è coadiuvata dal buon impegno dei due protagonisti. Di eccellente livello formale la fotografia ed il commento musicale." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 55, 1964)

"L'illustrazione che egli [il regista] ne ha fornito [...] mentre per un verso impoverisce il romanzo [...] ha dall'altro il pregio di porne in spigolosa evidenza il sottile filo conduttore, il senso e la prospettiva della sua angolazione amara e sfiduciata. Ma il fondo di quel discorso resta, e la saldatura fra la 'delusione' di Cassola e il qualunquismo di Comencini si verifica appunto nella riscoperta di un piccolo mondo di anime belle, nel vagheggiamento di una angusta zona del sentimento." (Adelio Ferrero, 'Cinema Nuovo', 167, febbraio 1964)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy