La mandragola

ITALIA, FRANCIA - 1965
La mandragola
Callimaco, un nobile giovanotto fiorentino, vive in Francia dove trascorre le sue giornate in cerca di nuove avventure sentimentali in compagni dei suoi amici perdigiorno. Attratto dalla fama della bellezza di Lucrezia, la moglie del notaio Nicia Calfucci, Callimaco decide di tornare a Firenze per provare a sedurla. Quando viene a sapere che il povero Nicia, preoccupato per la mancanza di un erede, è disposto a sperimentare ogni tipo di rimedio per guarire la presunta sterilità della moglie, Callimaco mette in atto un piano diabolico. Con l'aiuto di Ligurio, si spaccia per un luminare francese e propone a Nicia il suo infallibile rimedio. Per sconfiggere la sterilità, Lucrezia dovrà soltanto ingerire una pozione a base di mandragola. C'è un'unica controindicazione: il primo uomo che le si avvicinerà troverà la morte a causa degli influssi malefici della pianta. Che male ci sarebbe se il primo uomo fosse uno sconosciuto vagabondo passato lì per caso?
  • Durata: 103'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: ispirato alla commedia omonima (1518) di Niccolò Macchiavelli
  • Produzione: ALFREDO BINI PER ARCO FILM (ROMA), LUX DE FRANCE (PARIS)
  • Distribuzione: TITANUS - CD VIDEOSUONO

NOTE

- COLLABORAZIONE ARTISTICA: GIANCARLO ZAGNI.

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE/DICEMBRE 2002.

- TARGA D'ORO DEL DAVID DI DONATELLO 1966 A ROSANNA SCHIAFFINO.

CRITICA

"Il film, che si ispira molto liberamente al testo di Machiavelli, non soltanto fallisce nel tentativo di evocare il clima e l'ambiente della Firenze cinquecentesca, frettoloso, opaco e approssimativo com'è, ma disperde in trovate banali la feroce satira del Machiavelli, ne trascura le implicanze morali, politiche e sociali, privando la (...) vicenda del suo unico nerbo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 59, 1966)

"Se la materia è boccaccesca; se il tema è comico e triviale, lo spirito del lavoro è ben diverso e il riso che ne scaturisce è amaro, anzi agghiacciante (...). Lattuada, regista colto e raffinato (...) si è accostato al testo col debito rispetto e ha crcato visibilmente di arginare (...) le tentazioni suggerite dalle situazioni (...) che potevano farlo scivolare nella pochade in costume." (Giulio Cattivelli, 'Cinema Nuovo', febbraio 1966).
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