La macchia umana

The Human Stain

USA, GERMANIA, FRANCIA - 2003
La macchia umana
Coleman Silk è un insegnante di studi classici con un terribile segreto. Quando la sua relazione con una giovane e bella bidella viene scoperta e lui viene accusato di razzismo nei confronti dei suoi allievi di colore, il tanto temuto segreto che Silk ha nascosto a tutti, anche a sua moglie, ai suoi figli e al suo collega, lo scrittore Nathan Zuckerman, viene alla luce con devastanti conseguenze. E' proprio Zuckerman a scoprire la vera identità dell'insospettabile insegnante dalla vita apparentemente irreprensibile.
  • Altri titoli:
    Der menschliche makel
    La couleur du mensonge
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER, ROMANTICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Philip Roth (ediz. Einaudi)
  • Produzione: LAKESHORE ENTERTAINMENT, MIRAMAX FILMS, STONE VILLAGE PRODUCTIONS, CINEPSILON, CINERENTA MEDIENBETEILIGUNGS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 19 Dicembre 2003

TRAILER

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003).

CRITICA

"Il segreto del protagonista, che si finge ebreo, è di essere un 'nero bianco'; e il gallese Anthony Hopkins, nonostante la sua nota versatilità e alcuni splendidi momenti, era una delle scelte meno plausibili per interpretarlo. Anche Nicole Kidman sembra fuori parte e le scene d'amore fra i protagonisti sono imbarazzanti. Pur rendendo omaggio al valore sfortunato degli interpreti, rimane difficile farsi piacere un film in cui troppo spesso la coppia divistica scompare per lasciar posto a lunghi flashback che sembrano girati da un regista molto al di sotto della buona reputazione di Benton". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2003).

"Insomma vedere 'La macchia umana', uno dei massimi romanzi di Philip Roth sull'America moderna, ridotto a un drammone d'appendice, è intollerabile. Alla regia il veterano Robert Benton non ha un guizzo (solo il dialogo finale sul ghiaccio dà qualche brivido) e i due protagonisti Anthony Hopkins, improbabile negro bianco, e Nicole Kidman, troppo bella e scarmigliata, sono fuori ruolo e fuori forma". (Claudio Carabba, Sette', 11 settembre 2003)

"Mai visto un film americano con personaggi tanto sfortunati. Sul pubblico prevarrà la forza del cast o l'esigenza degli scongiuri?". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 31 agosto 2003)

"A differenza dei negri di pelle nera, quelli di pelle bianca si sottraevano al razzismo, ma solo se rinnegavano la famiglia e rinunciavano a farsene una: un figlio avrebbe rivelato tutto. Negli Stati Uniti, da qualche decennio, la razza non è più una macchia, ma ciò non poteva più cambiare la vita ai nati negli anni Venti: troppo tardi per loro, che non potevano più passare dal rimuovere al rivendicare le origini. È un caso di simile rinuncia che racconta 'La macchia umana' di Robert Benton, tratto dal romanzo di Philip Roth ispirato alla reale vicenda di Anatole Broyard, critico letterario del 'New York Times'. Anthony Hopkins è un docente negro bianco di fede ebraica che ha nascosto la sua macchia integrandosi nel sistema. Anche troppo, perché sarà licenziato per aver chiamato packs due studenti assenteisti. Carriera finita per lui, morte per dolore della moglie; vedovo, Hopkins incontra Nicole Kidman, donna delle pulizie bellissima ma più sfortunata ancora di lui. Per le troppe disgrazie in troppo poco tempo 'La macchia umana' perde verosimiglianza. Dire cose giuste, ma nel modo sbagliato. Vero, più che verosimile, appare solo di che lacrime e di che sangue sia colmo il melting pot." (Maurizio Cabona, 'il Giornale Nuovo', 19 dicembre 2003)

"Se l'amour fou tra il vecchietto intellettuale e la giovane selvaggia scivola rapidamente nel repertorio convenzionale, il danno è aggravato dall'accostamento Hopkins-Kidman, una delle coppie di amanti più inesistenti a memoria di spettatore, se non nelle pretese del marketing e dei rotocalchi. Però la (mancata) alchimia dei protagonisti non esaurisce l'insipienza del lavoro di casting: pur incontestabilmente bravo nella sua gigioneria, Hopkins è una scelta geniale al contrario, l'attore che chiunque riconoscerebbe come il meno adatto per la parte di Silk scegliendo in una rosa di cento. Gary Sinise presta la faccia a uno scrittore, amico confidente del prof; Ed Harris fa il matto spiritato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 dicembre 2003)

"L'adattamento del romanzo, bello e crudele, di Philip Roth è la prova della difficoltà a tradurre le parole in immagini. Il film stenta a tenere a bada la complessa struttura del romanzo, errando confusamente fra piani temporali diversi: Anthony Hopkins non c'entra niente col personaggio di Silk; e ancor meno c'entra con la Kidman: finirà con la doppia 'nomination' per la più improbabile coppia di amanti dell'anno." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 gennaio 2004)
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