La leggenda di Kaspar Hauser

ITALIA - 2012
3/5
La leggenda di Kaspar Hauser
In Sardegna, in una dimensione senza luogo né tempo, un corpo arriva su una spiaggia: è Kaspar Hauser, erede al trono fatto sparire dal potere quando era ancora piccolo. Sull'isola deserta abitano solo cinque personaggi: la Granduchessa divenuta regina, il Drago suo umile servo, il Dark Man, spacciatore tuttofare e amante della Duchessa, la Veggente e lo Sceriffo. Kaspar Hauser, accudito dallo Sceriffo nel suo fortino, verrà presto a conoscenza di chi sono i suoi amici e i suoi nemici...
  • Altri titoli:
    La leggenda di Kaspar Hauser Re dell'Asinara
    The Legend of Kaspar Hauser
  • Durata: 87'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BRUNO TRIBBIOLI E ALESSANDRO BONIFAZI PER BLUE FILM, DAVIDE MANULI PER SHOOTING HOPE PRODUCTIONS, IN COLLABORAZIONE CON FOURLAB
  • Distribuzione: MEDIAPLEX IN COLLABORAZIONE CON CINEAMA (2013)
  • Data uscita 13 Giugno 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la sua origine, misteriosa la sua morte”. Dall'epitaffio che ricorda il “fanciullo d'Europa” sulla lapide di Ansbach alla rilettura surreale e postmoderna, rigorosamente in bianco e nero, che ne fa sul grande schermo Davide Manuli: portato dal mare (anziché dal nulla e dal buio), appare su un lembo di terra di una Sardegna desolata Kaspar Hauser (interpretato dall'androgina Silvia Calderoni), erede al trono fatto sparire quando era ancora piccolo. Preso in custodia dallo sceriffo (Vincent Gallo), il ragazzo dovrà capire chi, in quella dimensione senza luogo né tempo, potrà considerare amico o meno: la volgare Granduchessa ora regina (Claudia Gerini)? Il suo amante spacciatore (ancora Gallo)? Il prete (Gifuni) o la veggente (Elisa Sednaoui)?
A breve distanza dal ritorno in sala di Beket, arriva sugli schermi l'opera seconda di Manuli: la continuità col precedente è manifesta, in termini di stile e ambientazione, così quanto è lontano il celebre lavoro di Herzog. Siamo in un altrove archetipico, sospeso nell'etereo “french touch” musicale del geniale Vitalic: Kaspar Hauser impara a fare il dj (con tanto di casco à la Daft Punk…) e diventa “music addicted”. Al pubblico si chiede molto, ma la suggestione è garantita.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA, ASSESSORATO DELLA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

CRITICA

"Fedele al non luogo beckettiano, identificato in Sardegna, Davide Manuli, riprendendo Herzog, presenta un Kaspar Mosè salvato dalle acque con la musica elettronica, ma diverso dagli altri (sceriffo, la granduchessa Gerini, pusher). Nel mare magnum di nonsense bianco nero, la ragazza scheletro (Silvia Calderoni), il prete in bici blaterante in pugliese Gifuni, Vincent Gallo. 'Becket' era un metafisico urlo, questo è un pasticciato oggetto misterioso." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 giugno 2013)

"Kaspar Hauser, il ragazzo misterioso che affascinò la Mitteleuropa dell'800, comparso dal nulla e perseguitato per motivi forse dinastici fino al suo assassinio, epilettico e incapace dopo gli anni passati incatenato al buio di affrontare luce e stimoli, a cui tutti si divertivano a insegnare qualcosa, diventa il corpo celeste del film di Manuli. Non può non venire in mente Herzog con il suo racconto bruciante: e non è casuale che abbia pensato a Kaspar Hauser, mente e corpo svuotati, in un momento di ricostruzione dello sguardo: il nuovo cinema tedesco fondava allora le sue icone, rimetteva in discussione stili e regole. Manuli con lo stesso desiderio di rifondare il nuovo ha ripreso la figura dell'adolescente puro (Silvia Calderoni) al centro di un paesaggio rinnovato, svuotato, decolorato, posizionandolo in relazione a pochi personaggi simbolici del potere, della struttura sociale. (...) La composizione delle inquadrature, il bianco e nero supercontrollato, l'interazione dei personaggi che comunicano secondo una ritmica particolare dovuta ai diversi linguaggi (...) ne fanno materia incandescente, con la musica di Vitalic, compositore francese di musica elettronica. Numerose le derive che lascia spalancate a chi vuole esplorare, dai riferimenti freudiani, spirituali, formali. Come un ritorno all'infanzia, dove nel pomeriggio deserto e assolato si comincia a giocare a sceriffi e cowboy, qualcuno ha la bici, le parole non contano, la madre chiama e infine inizia la lunga strada dell'indottrinamento. Manuli cancella, astrae, azzera e rimette in scena con uno sguardo degno di un nuovo mondo." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 13 giugno 2013)

"L'isola è la Sardegna, le immagini in bianco e nero, la musica elettronica del francese Vitalic, l'eco di Werner Herzog ('L'enigma di Kaspar Hauser', 1974) pallida: dopo 'Beket', Davide Manuli torna a raccontare la tragedia in un mondo che l'ha persa, prende il fanciullo d'Europa, Kaspar, e ne stempera la biografia in un futuro post-apocalittico, in cui ragione e follia, potere e marginalità, miracolo e nonsense guardano all'oggi. Mentre Gallo e Calderoni fanno i dj, il regista lavora sul cult: l'indipendenza paga, il mood è internazionale, il film per cinefili non bacchettoni. Kaspar vive ancora, Manuli lotta insieme a noi: da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 giugno 2013)
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