La kryptonite nella borsa

ITALIA - 2011
2/5
La kryptonite nella borsa
Napoli, anni 70. Peppino è un bambino di 9 anni che, a causa di una grave crisi coniugale dei suoi genitori, si troverà a passare il suo tempo libero in compagnia degli zii ventenni Titina e Salvatore. Infatti, mentre sua madre è chiusa in un silenzio incomprensibile e suo padre cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia, Titina e Salvatore non esitano a far entrare Peppino nel loro folle e colorato mondo fatto di balli di piazza, feste negli scantinati e collettivi femminili. Le nuove esperienze e i consigli del defunto cugino Gennaro - che gli appare come un Superman napoletano, ma dai poteri traballanti - Peppino riuscirà ad affrontare le vicende familiari e ad avvicinarsi al mondo degli adulti...
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ivan Cotroneo (ed. Bompiani)
  • Produzione: NICOLA GIULIANO E FRANCESCA CIMA PER INDIGO FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED - DVD E BLU-RAY: LUCKY RED (2012)
  • Data uscita 4 Novembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
E' stato probabilmente l'italiano più applaudito del concorso, almeno dalla stampa. E, rispetto ai suoi fratelli di bandiera, gli va riconosciuta una maggiore freschezza, un côté più definito, una cornice più accattivante e due-tre trovate riuscite. Ma a uno sguardo meno autarchico La kryptonite nella borsa - scritto e diretto da Ivan Cotroneo, tratto dal romanzo di Ivan Cotroneo, cotroneizzato insomma anche troppo - sembra un film che ristagna tra carineria e aurea mediocritas, cappa del moderno (?) cinema italiano. A suo modo esemplare nell'esplicitarne umori, ambizioni e limiti.
Siamo a Napoli, anni '70, in casa Sansone, spicchio di una famiglia allargata: non ci sono solo i genitori (Valeria Golino e Luca Zingaretti) di Peppino, 9 anni e protagonista di questa storia (Luigi Catani); ma i nonni materni custodi di tradizioni e folklore; gli zii più giovani, due fricchettoni (Cristiana Capotondi e Libero De Rienzo) e il "genio" di casa che si rivelerà un bamboccione (Gennaro Cuomo); il cugino Gennaro (Vincenzo Nemolato) che "si vede" Superman e poi muore...
Ma la macchina da presa di Cotroneo (all'esordio in regia) si spinge oltre, allargando lo spettro delle storie e la galleria dei caratteri - dall'amica sfigata della madre di Peppino, allo psichiatra interpretato da Fabrizio Gifuni - senza approfondire la visione, che resta indecisa tra il tipo e il personaggio, la favola e la commedia corale, la memoria e il folklore. Dopo un inizio promettente, il film si affloscia, incapace di andare avanti con brio. Smaltisce velocemente leggerezza e inventiva impantanandosi nel tipico psicologismo da fiction italiana (un esempio è la deriva depressiva della madre), nel melò all'acqua di rose o, se preferite, nella commedia triste. Perde per strada troppi personaggi (nonostante l'ottima prova di quasi tutti i suoi interpreti), non prende una direzione precisa né potrebbe, stretto com'è tra due intenzioni forti e litiganti: da una parte il racconto di maturazione, il bisogno di cambiare che hanno tutti; dall'altra la nostalgia, la malinconia compiaciuta del ricordo, il desiderio impossibile che tutto torni com'è.
Cambiare, non cambiare: questo è il problema. Del film in primis, che rinnova il look ma non la faccia rievocativa (e allusiva: fuga dal presente?) del cinema italiano di questi anni, da Notte prima degli esami a Mio fratello è figlio unico. Il nostalgismo non fa memoria e, al netto dell'ottimo lavoro di Luca Bigazzi (fotografia), Lino Fiorito (scenografia) e Rossano Marchi (Costumi) - grandi tecnici del "rivestimento", che lavorano sul make-up degli anni settanta, non sulla sostanza - la sceneggiatura resta materia grezza ed esile, con pochi giri e troppi (e troppo furbi) surrogati emozionali - le evergreen musicali come Lust for Life (Iggy Pop), Quand'ero piccola (Mina), Life on Mars? (David Bowie).
Pezze su un vestito sdrucito, a conferma che La kryptonite nella borsa del cinema italiano è la sceneggiatura: sempre più un problema in un sistema avaro di registi-Superman.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- IN CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2012 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO) E NON PROTAGONISTA (CRISTIANA CAPOTONDI), COSTUMI, TRUCCO (MAURIZIO FAZZINI) E ACCONCIATURE (MAURO TAMAGNINI).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2012 PER: MIGLIOR COMMEDIA, ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO) E COSTUMI.

CRITICA

"Reduce dal Festival di Roma arriva in sala l'opera prima di Ivan Cotroneo tratta dall'omonimo suo romanzo. A cavalcioni tra interni con parenti alla De Filippo, il vintage hair di Corsicato, la moda sesso droga rock'n'roll e qualche sospiro sentimentale alla Özpetek, l'educazione di Peppino, anni 70, ragazzino miope, 9 anni, famiglia in confusione, zii liberi e belli, cugino Superman. La fattura è molto professionale, è tutto assai furbo e carino, forse anche troppo, ma l'esordio è, anche per il cast, di stile." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 novembre 2011)

"Il debutto da regista di Ivan Cotroneo è di quelli che, sulla base di un ottima fattura e di un cordone di sostegno che va dalla fotografia di Luca Bigazzi a un cast estremamente accurato, ha i numeri per portare pubblico al cinema. Cotroneo usa la chiave della commedia per interpretare il mondo con una storia adulta vista ad altezza di bambino. Protagonista è Sansone Peppino da Napoli, colto da questa storia sulla soglia dei 9 anni nel 1973. Intorno a Peppino una famiglia multicolore (è il caso di dirlo: le ricercate mostruosità cromatiche della mostruosa moda di quelle stagioni sono parte importante del film) dove papà Luca Zingaretti tradisce impunemente mamma Valeria Golino che cade in uno stato di muto sgomento dal quale la risolleva il più che sollecito psichiatra Fabrizio Gifuni; mentre i due zii Cristiana Capotondi e Libero De Rienzo spupazzano il nipotino. Insomma un gran casino, simpatico e vitale. Che sa distillare, nella forma più accattivante ma non superficiale, una classica lezione di vita: sii sempre te stesso e segui la tua strada." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 4 novembre 2011)

"E' sulla base di un proprio romanzo edito da Bompiani che lo sceneggiatore Ivan Cotroneo ha scelto di esordire nella regia. Ed è stata idea giusta perché, essendo scritto sul filo dell'autobiografia, 'La kryptonite nella borsa' contiene un mondo di riferimenti noto, cosa che deve aver semplificato al neo-autore il compito di ritrovare sullo schermo atmosfere, luoghi, colori, caratteri. Per altri aspetti però si tratta di un soggetto non facile: gioca su un doppio registro reale-surreale, è un po' commedia di costume e un po' storia intimista, ovvero un piccolo romanzo di formazione con tanti personaggi da raccontare. E' riuscito Cotroneo a padroneggiare tutte queste fila? (...) La cornice di una Napoli piccolo borghese innestata di magmatici fermenti ribellistici, il buon livello di recitazione, l'umanità dei personaggi, alcuni felici spunti di regia: sono elementi che rendono la visione gradevole e inducono ad attendere con fiducia un'opera seconda." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 novembre 2011)

"C'è stato un tempo, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, in cui Napoli era luminosa, colorata, vivace, attraversata da mille influssi, avvolta dalle sue tante contraddizioni e contaminazioni, felicemente orgiastica, sicuramente verticale, proletaria e sotto-proletaria, una città con ancora un popolo, piena di bambini, di povertà e di mense, di vicoli malavitosi e impuniti, una Napoli ancora ingenua, sempre incurante del futuro, sorda al domani. Il cielo plumbeo che l'avrebbe attesa al varco dei decenni, fino a questo presente cupo e grigio, sembrava non potersi formare, sempre sciolto dalla pozione magica di incredulo ottimismo e molesto disfattismo. Questa è stata, un tempo, una città. Questa è la Napoli descritta da Ivan Cotroneo in 'La kryptonite nella borsa' (passato con successo al Festival di Roma e oggi nelle sale). È un film di strana bellezza perché si sostituisce alla nostalgia, portandoci nel cuore di un sentimento ancora pulsante. Quello di Cotroneo non è un viaggio nel tempo ma è il viaggio dentro l'emozione ancora viva di un momento specifico della vita, quando ancora bambini tutto sembra deforme e strano, ambiguo e alterno, e sempre senza una vera ragione. Non si può parlare di un film in costume (sebbene sia un film calato nella moda del tempo), non si può parlare di un film storico (sebbene sia ambientato agli inizi degli anni Settanta), non si può parlare di un film nostalgico (anche se gira intorno al rimpianto per quel che eravamo), non si può parlare di un film politico (perché quel rimpianto contiene una domanda su ciò che siamo)." (Dario Zonta, 'L'Unità', 4 novembre 2011)

"E bravo Ivan Cotroneo, deb coi fiocchi. Una commedia, tratta dal suo stesso romanzo, fresca e vivace, ambientata nella Napoli del '73. (...) Si ride e si sorride volentieri." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 novembre 2011)
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