La grande scommessa

The Big Short

USA - 2016
4/5
La grande scommessa
Quando quattro investitori visionari - al contrario di quanto mostrato dalle grandi banche, dai media e dal governo stesso - intuiscono che l'andamento dei mercati finanziari avrebbe portato alla crisi mondiale dell'economia, mettono in atto La Grande Scommessa. I loro coraggiosi investimenti li porteranno nei meandri oscuri dei sistemi bancari moderni, facendoli dubitare di tutto e tutti.
  • Altri titoli:
    The Big Short: Inside the Doomsday Machine
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "The Big Short - Il grande scoperto" di Michael Lewis (ed. Rizzoli Etas, coll. Economia)
  • Produzione: BRAD PITT, DEDE GARDNER, JEREMY KLEINER, ARNON MILCHAN PER PLAN B ENTERTAINMENT, REGENCY ENTERPRISES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 7 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Miriam Mauti
Il big bang della crisi mondiale, registrato a Wall Street nel 2008 - e del quale si sentono ancora gli effetti in paesi come il nostro - è ormai diventato una saga al cinema: da Margin Call a Wolf of Wall Street, ma anche Inside Job o 99 Homes, gli autori hanno trovato una propria chiave per raccontare la tempesta che ha travolto milioni di persone. E l'ultimo capitolo è di quelli che non dimentichi: La grande scommessa (The Big Short), ispirato al  bestseller omonimo di Michael Lewis e diretto da Adam McKay, specializzato in commedie comiche che qui si trasforma in regista d'impegno politico, con un film che anche nella fotografia e nelle inquadrature paga un tributo al cinema degli anni '70, ma al ritmo forsennato di Wall Street.

La grande scommessa ci tiene con il fiato sospeso raccontandoci un meccanismo perverso, nel quale tutti giocano sulla pelle dei risparmiatori: protagonisti tre diversi gruppi di analisti che sin dal 2005 intuiscono che il sistema non potrà reggere, e a dispetto di chi gli ride dietro, agiscono prevedendo il collasso del castello di carte, diventando ricchissimi al crollo. Quella è la “grande scommessa” del titolo, quella contro il sistema economico corrotto e pronto ad implodere, travolgendo i risparmiatori. Il modo in cui lo fanno, resta francamente un mistero per gli spettatori non economisti, i dialoghi serratissimi infatti diventano talvolta incomprensibili, eppure si resta inchiodati alla poltrona, perché al di là del linguaggio tecnico, il film ci svela il funzionamento della macchina dalla quale dipendiamo tutti. Eroi? Decisamente no, visto che dietro i loro profitti ci sono i cittadini sul lastrico. Eppure si fa il tifo per loro, grazie al cast, coro di solisti che non sbaglia una nota: Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell sempre più bravo in ruoli drammatici, Brad Pitt. Star trasformate da parrucche e trucco, talvolta platealmente, e che - soprattutto nei personaggi di Pitt e Carell - si interrogano su cosa c'è dietro i numeri: case, lavoro, vita. La questione finanziaria si fa morale, e l’happy end non c’è.

NOTE

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2016 PER: MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL, MIGLIOR ATTORE (CHRISTIAN BALE E STEVE CARELL) E MIGLIOR SCENEGGIATURA.

- OSCAR 2016 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE NON PROTAGONISTA (CHRISTIAN BALE) E MONTAGGIO.

CRITICA

"Ci sono film che non si amano, ma si ammirano. È questa la sensazione che ci accompagna nel raccomandare attenzione per «La grande scommessa», una farsa acida, cinica, a tratti sguaiata e grottesca incentrata sugli annessi e i connessi della spaventosa crisi che devastò Wall Street nel 2008 e ancora oggi minaccia la stabilità anche politica mondiale. Non siamo ai livelli di «The Wolf of Wall Street» di Scorsese, però l'ex sceneggiatore del « Saturday Night Live» McKay ha congegnato un meccanismo formidabile di decostruzione stilistica: spezzoni di finto documentario, siparietti con gli attori che parlano in macchina, dialoghi svalvolati, show storici che sembrano deliri personali e viceversa, insomma un mega-mix immerso in un magma tutt'altro che serioso e moralistico eppure estremamente illuminante sulle logiche dell'idra finanziaria nutrita da un establishment pervertito ben al di là della famigerata truffa dei subprime. (...) un sapore spiazzante sul piano narrativo, ma davvero strepitoso su quello della satira." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 gennaio 2016)

"Incalzante e brutale, solo se appunto non ci si lascia troppo intimidire da un linguaggio apparentemente riguardante i giochi perversi di un manipolo di addetti, il film spiega cose che hanno pesantemente toccato la vita di milioni di persone." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 7 gennaio 2016)

"E' un grande film per tre motivi: quel che racconta, come lo racconta e, osiamo, perché lo racconta. Quali sono state le radici del collasso del mercato globale nel 2008? Lo vediamo attraverso gli occhi (undici) di sei addetti ai lavori che ne fiutarono le avvisaglie e agirono di conseguenza, arricchendosi parecchio. L'apripista è Michael Burry (Christian Bale, super), (...) il banchiere fighetto di Deutsche Bank Jared Vennett (Ryan Gosling, perfetto), (...) l'irascibile, abile e cazzuto Mark Baum (Steve Carell: 'Foxcatcher' non fu un caso, che attore!) (...). Infine, gli ultimi tre cavalieri di questa apocalisse finanziaria: dal Colorado i giovani Charles Geller (John Magaro) e James Shipley (Finn Wittrock) (...) e il loro passepartout Ben Rickert (Brad Pitt) (...). Sono loro i nostri eroi, ma - è una delle grandezze del film - McKay non lavora sulla immedesimazione, nei fatti impossibile, dello spettatore e nemmeno sull'empatia, che spetta al solo Baum/Carell. Veniamo, appunto, a come The BigShort racconta queste vicende: Vennett /Gosling a far da narratore e guardarci in camera, intromissioni di star quali Margot Robbie e Selena Gomez che provano a spiegarci operazioni e termini finanziari a mo' di tutorial, macchina da presa in costante e spesso frenetico movimento, riempitivi di 'found footage' (la tecnica di presentare un film come una serie di filmati ritrovati e testimonianze) per abbassare la tensione narrativa e, in primis, cognitiva, tutto concorre a una narrazione iperrealistica, quasi extraterrestre, che si attaglia perfettamente all'universo per noi alieno e incomprensibile della finanza. Vi girerà la testa, e potrebbe girarvi qualcos'altro, ma questo è il - migliore - cinema americano: indagare, informare, denunciare (le responsabilità degli organi di controllo governativi furono enormi) e, sperabilmente, far capire." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 gennaio 2016)

"(...) ritmo frenetico (...), tono da delirante commedia cameratesca (il bravo regista viene da ottimi demenziali con maschi idioti allo sbando come la saga 'Anchorman'), icone pop pronte a spiegare guardando nell'obiettivo astrusità economiche (geniale Margot Robbie di 'The Wolf of Wall Street' che ci chiarisce gli interessi delle banche nei mutui mentre è mezza nuda in vasca) e un cast pazzesco (...). A volte testosterone e comicità di testa vanno a braccetto. Ne esce fuori un film forse ancora più drammatico perché estremamente comico. L'Altman di 'M.A.S.H.' avrebbe apprezzato. (...) Nessun film aveva raccontato finora così bene la crisi finanziaria del 2008: né l'ottimo doc 'Inside Job' né il volenteroso dramma morale 'Margin Call'. Ci voleva un cineasta proveniente dalla commedia di pancia per descrivere un universo di maschi in grado di distruggere ridendo l'economia dell' Occidente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 gennaio 2016)

"Piacerà a chi d'ora in avanti non si farà perdere un exploit di Adam McKay finora conosciuto solo per la commediola 'Fratellastri a 40 anni'. Rodatosi con gli sketch di 'Saturday Night Live', Adam non ha rinunciato a raccontare una tragedia mondiale coi toni ribaldi della «commediassa» a mota libera (chi se la dimenticherà Margot Robbie che spiega gli azimut della Borsa nuda nella vasca?)" (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 gennaio 2016)

"Dopo tanti drammoni, ecco una commedia sui fatti, e misfatti, che nel 2008 provocarono il crollo di Wall Street. Però c'è poco da rallegrarsi, perché il linguaggio troppo tecnico rischia di soffocare l'umorismo. (...) Un film fitto di dialoghi, con l'ex buffone Steve Carell e il quasi irriconoscibile Christian Bale migliori in campo. Ma quanti sbadigli." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 7 gennaio 2016)
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