La grande abbuffata

ITALIA, FRANCIA - 1973
Ugo cuoco, Michel produttore televisivo, Marcello pilota, Philippe magistrato, sono amici e membri di un ristretto club di buongustai. Per un week-end gastronomico essi raggiungono la fatiscente villa di Philippe ove un tempo soggiornò Boileau. Mentre iniziano i lauti pasti, Marcello fa giungere tre prostitute che, tuttavia, se ne vanno non appena s'avvedono dell'indifferenza ed estrema banalità degli ospiti. Solo Andrea, una maestra che ha condotto gli alunni ad ammirare il "tiglio di Boileau" accetta l'invito di tornare alla villa per tutta la durata della tragedia. Di tragedia, infatti si tratta, poiché il continuo, abbondante e raffinato "abbuffarsi" risulta fatale per i quattro. Marcello rimane congelato nel giardino di notte, su una rabberciata Bugatti. Michel tira le cuoia nel corso degli sforzi per liberarsi di gas intestinali. Ugo rimane stecchito tra le contrazioni dell'impossibile digestione e da una masturbazione meccanica praticatagli da Andrea, Philippe muore nel giardino, mangiando ancora. Mentre i cani ululano, i commessi della "macelleria" portano nuove vivande.

CAST

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 23 GENNAIO 1998 HA ABBASSATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DA 18 A 14 ANNI.

- IL PIANOFORTE SOLISTA E' SUONATO DA MICHEL PICCOLI.

CRITICA

"Ambizioso e barbosissimo apologo del provocatore nato Marco Ferreri, una grottesca allegoria contro la società del benessere destinata ad affogare i propri stravizi. Tra infinite flatulenze d'autore, le stesse che hanno fatto di Alvaro Vitali un esecrabile guitto, l'incolpevole spettatore ringrazia il cielo che la tecnologia non sia ancora riuscita a portarci gli odori al di qua dello schermo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 maggio 2001)
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