La Figlia Oscura

The Lost Daughter

GRECIA, GRAN BRETAGNA, ISRAELE, USA - 2021
2/5
La Figlia Oscura
Durante una vacanza al mare da sola, Leda rimane incuriosita e affascinata da una giovane madre e dalla sua figlioletta mentre le osserva sulla spiaggia. Turbata dal loro irresistibile rapporto, (e dalla loro chiassosa e minacciosa famiglia allargata), Leda è sopraffatta dai suoi stessi ricordi personali dei sentimenti di terrore, confusione e intensità provati nelle prime fasi della maternità. Un gesto impulsivo sconvolge Leda e la proietta nello strano e sinistro mondo della sua stessa mente, dove è costretta ad affrontare le scelte non convenzionali che ha compiuto quando era una giovane madre e le loro conseguenze.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "La figlia oscura" di Elena Ferrante (ed. E/O)
  • Produzione: OSNAT HANDELSMAN-KEREN, TALIA KLEINHENDLER, MAGGIE GYLLENHAAL, CHARLIE DORFMAN PER IN THE CURRENT, PIE FILMS, FALIRO HOUSE PRODUCTION
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 7 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Sull’onda della “Ferrante Fever” che ha investito lettori e lettrici degli Stati Uniti, con La figlia oscura Maggie Gyllenhaal ha scelto di adattare liberamente il terzo romanzo della misteriosa (più o meno) scrittrice per il suo esordio dietro la macchina da presa, arrivando subito in concorso a Venezia 78.

E immediatamente, sin dalle prime scene, lo sguardo dell’attrice diventata regista rivela l’omaggio a marche e stilemi del nuovo cinema europeo degli anni Sessanta nella sua espressione filtrata anzi edulcorata dall’arthouse americano. Il punto di forza, tuttavia, è nell’armonia con Olivia Colman, splendida protagonista che innesta il tormento della sua Leda con un repertorio di capogiri improvvisi e battute cringe.

Professoressa di Letteratura comparata italiana a Cambridge, Leda Caruso ha 48 anni, due figlie sulla ventina e si concede una lunga vacanza a Corinto. Si dimentica di pranzare, fa amicizia con uno studente irlandese che arrotonda facendo il bagnino (Paul Mescal), non cede alle avances del maturo avventuriero sotto casa (Ed Harris).

Tutto cambia quando, in spiaggia, si trova a contatto con un clan familiare villano e sgradevole e comincia a osservare il rapporto tra una giovane madre (Dakota Johnson) e la figlia. E quando la bambina si perde, nella memoria di Leda riaffiorano i ricordi legati al disorientamento di fronte a una maternità messa alla prova delle legittime ambizioni professionali e del bisogno di emanciparsi dagli schemi imposti dagli altri (la sempre singolare Jessie Buckley è Leda da giovane).

THE LOST DAUGHTER (L-R): OLIVIA COLMAN as LEDA, PAUL MESCAL as WILL . CR: NETFLIX © 2021

Così, mentre il clan diventa sempre più minaccioso, per Leda la serena vacanza vista mare si trasforma in una discesa negli abissi della mente, un momento catartico in cui fare i conti con le zone d’ombra dell’essere madre. È giusto dare ancora voce alla “madre snaturata” che Leda crede di essere stata? Ma chi decide come essere madre?

Mélo con ambizioni d’autore dove il tempo si fa liquido per bagnare i tormenti della sconquassata protagonista, La figlia oscura riflette sul conflitto tra chi siamo e ciò che vorremmo essere, sulla percezione che ognuno ha di sé e gli effetti dello sguardo altrui.

Ricalcando modelli europei, Gyllenhaal mette su un reader’s digest del cinema d’auteur anni Sessanta e cerca di nascondere la confusione dell’andirivieni con la ricerca della frantumazione, affidandosi a valori formali coerenti con l’operazione quanto strumentali a una proposta blandamente arthouse (su tutti la fotografia di Hélène Louvart e il montaggio di Affonso Gonçalves). Dell’opera prima ha quasi tutto: la rivendicazione dei modelli, la generosità nel metraggio, il feeling con i personaggi.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA A MAGGIE GYLLENHAAL ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE OLIVIA COLMAN.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2022 PER: MIGLIOR REGIA E MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO (OLIVIA COLMAN).

- CANDIDATO AGLI OSCAR 2022 PER: MIGLIORE ATTRICE (OLIVIA COLMAN) E MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (JESSIE BUCKLEY), MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- INDEPENDENT SPIRIT AWARDS 2022 PER: MIGLIOR FILM, MIGLIORE REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA.

CRITICA

"(...) la storia di una donna che ha abdicato per sua volontà al compito di madre e ora, dopo anni, in vacanza in Grecia, ricorda il peso di quella scelta di cui ancora paga le conseguenze (...). Il romanzo della Ferrante è stato anglo americanizzato da Maggie Gyllenhaal che ci porta «altrove» rispetto alla napoletanità, tratteggia l'identikit di una «straniera» cui costa trovare una collocazione. La prof. si lascia possedere dai ricordi e il film inizia il suo ottovolante spazio temporale in cui la stupenda Olivia Colman (...) si rivede mamma «snaturata». Così la contaminazione diventa cinema un po' patinato nel caldo di un'estate fra turistica e spiritica." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 07 aprile 2022)

"'La figlia oscura' (...) è un lungo susseguirsi di enigmi sull'identità di una donna che si è concessa una vacanza-lavoro su un' isola greca (che non c' è), Kyopeli, e che nella solitudine tanto desiderata si ritrova, invece, in un vero e proprio ingorgo composto da varia umanità (...). 'La figlia oscura' è un film nel quale gli atti ostili si alternano ad azioni che sembrano indicare la via per una redenzione. E dove il passato sembra generare il presente o, all' opposto, il presente pare fornire l'occasione per rivisitare e reinterpretare il passato. (...) Il meccanismo narrativo che procede per frammenti utili a ricomporre l'intera figura, suggerisce di non andare oltre con le spiegazioni di alcuni elementi significativi. Arriveranno le risposte o, quanto meno, nel forsennato affastellarsi di scene al presente e flashback, tutto troverà una spiegazione. Uno sviluppo per certi versi deludente, che prevede programmaticamente la rottura di una narrazione lineare e di alcuni schemi esistenziali consolidati per poi confluire in un racconto prevedibile e tradizionale." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 07 aprile 2022)

"'La figlia oscura' è uno dei rarissimi film che interpellano lo spettatore su un soggetto tabu: il bisogno di una donna di allontanarsi da bambini in permanente domanda di attenzione. Chi lo prova è davvero - come pretende la vulgata - una cattiva madre? Leda capisce che anche Nina sta vivendo il suo stesso senso di asfissia; e, descrivendo la sensazione di quando se ne andò, confessa che fu "fantastica". Narrato in modo semplice e suggestivo, un film adulto, ottimamente recitato (anche dal ricco supporting cast) e che lascia intuire il grande potenziale di Maggie Gyllenhaal." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 07 aprile 2022)

"Del corpo di una donna di mezz' età, lontana dalla pacificazione della vecchiaia e ancora vicina ai fremiti della giovinezza, Olivia Colman (Leda) coglie, nella Figlia oscura di Maggie Gyllenhaal, tratto dall' omonimo best-seller di Elena Ferrante, insicurezze e turbamenti, che dalla mente si imprimono sulla carne. Gonfia, ammaccata, preda di sonni disturbati in cui riaffiorano i tormenti legati a una scelta che non ha ancora perdonato a se stessa, Leda osserva il mondo divisa tra i sentimenti cardine della liberazione femminile. Da una parte sorride, legge, prende il sole, gode appieno della sua autonomia. Dall' altra combatte contro malinconia e solitudine, ripensa a quando, anni prima, giovane, amata e desiderata ha lasciato compagno e figlie piccole per vivere un altro amore. Una ferita aperta, mai rimarginata, che accomuna Leda alle protagoniste dell'universo Ferrante, sempre pronte a pagare di persona il prezzo della loro emancipazione." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 07 marzo 2022)

"Un altro e ben più promozionato debutto è quello dell'attrice Maggie Gyllenhaal che (...) ha infatti scritto e diretto 'La figlia oscura' tratto dall' omonimo romanzo uscito cinque anni prima del clamoroso successo di 'L'amica geniale', dislocando la trama da una località balneare italiana alle isole Saroniche e affidando il ruolo principale a una regina delle scene come Olivia Colman: un trapianto animato da tanta buona volontà che non risulta, però, del tutto indolore perché il peso dell'imprinting ambientale nei romanzi della Ferrante non si limita mai a una funzione puramente ornamentale. (...) Mentre una parte del film si sforza di descrivere un personaggio misterioso e in qualche modo snaturato, l'altra parte si ostina a spiegare tutto, a trovare le giustificazioni necessarie per liberarlo, se non addirittura per scusarlo: impigliato, così, nella sua contraddizione psicologica di fondo, 'La figlia oscura' finisce col trasmettere l'opposto di quanto si prefissava e cioè il senso di una femminilità ingombrata da un arsenale di simboli e schemi sorpassati. Per di più la struttura episodica del film sembra rinviare troppo meccanicamente all'eventuale conoscenza della pagina scritta, un procedimento che indebolisce il crescendo emotivo: costituisce, per esempio, un grave difetto di trasposizione il fatto che nelle immagini non si percepisca mai sul serio il pericolo che pesa sull'antieroina a causa del contatto con quel gruppo familiare alieno. In compenso oltre alla Colman, molti altri interpreti sono intonati e credibili e l'eleganza dell' impaginazione rende onore all' intellettualismo letterario della Gyllenhaal." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 08 aprile 2022)
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