La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley

Nightmare Alley

USA, MESSICO - 2021
3,5/5
La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley
Un giovane giostraio, ambizioso e grande manipolatore, frequenta una psichiatra che si scoprirà essere ancora più pericolosa di lui.
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Tratto da: romanzo "Nightmare Alley" di William Lindsay Gresham (ed. Sellerio)
  • Produzione: GUILLERMO DEL TORO, J. MILES DALE PER DOUBLE DARE YOU
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA; DVD, BLU-RAY SEARCHLIGHT PICTURES (2022)
  • Vietato 14
  • Data uscita 27 Gennaio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

L’illusione è uno strumento potente nelle mani del regista Guillermo del Toro. ll confine tra realtà e finzione è sempre misterioso, le immagini ingannano, si vede solo il lato oscuro delle cose. Forse La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è il suo film più teorico. Degli occhi non ci si può fidare. Il protagonista è un falso medium, un uomo che gioca con le tragedie degli altri per il proprio tornaconto, la chiave è credere o non fidarsi. Ma non siamo in Il labirinto del fauno, dove due mondi si sfioravano sotto il passo della dittatura franchista. Non ci sono case infestate (Crimson Peak) o creature rinchiuse in un laboratorio (La forma dell’acqua).

Del Toro non lavora più su ciò che è sotterraneo, qui il mostro è l’essere umano. Il cineasta messicano si ispira all’omonimo romanzo di William Lindsay Gresham, già portato sullo schermo nel 1947 da Edmund Goulding, con Tyrone Power. Mantiene le atmosfere ciniche, morbose, della versione degli anni Quaranta. Ma all’epoca la produzione aveva imposto dei risvolti narrativi meno cupi, invece adesso le atmosfere perdono i toni della favola nera. Lo capiamo fin dalle prime inquadrature, in cui l’antieroe trascina un cadavere per poi dargli fuoco. Più volte quelle fiamme verranno mostrate durante il film, ma al contrario. Si sviluppano dall’alto verso il basso. È la memoria, il trauma, che non dà scampo. C’è spazio solo per la colpa, non per la redenzione.

A dimostrarlo sono anche le cromature delle immagini. C’è un momento che La fiera delle illusioni sembra condividere con La forma dell’acqua: un viaggio in autobus. In La forma dell’acqua Sally Hawkins veniva accarezzata dalle luci al neon, mentre andava a lavorare nel segretissimo “bunker” al centro della vicenda. Qui invece Bradley Cooper si addormenta in pieno giorno, e si risveglia nel buio. Stupendo il campo lungo in cui Cooper si allontana dalla villetta da cui tutto inizia, ormai in fiamme. Del Toro annulla il concetto di distanza. Per tutto il film ciò che viene ripreso da lontano è in verità un’ossessione, un incubo a cui è impossibile sottrarsi. Con intelligenza il regista lavora sui paradossi.

 

Bradley Cooper in the film NIGHTMARE ALLEY. Photo by Kerry Hayes. © 2021 20th Century Studios All Rights Reserved

Il circo è sempre quello dei freak, l’uomo combatte contro il suo spirito animale, il suo essere “bestia”. L’attrazione più importante del macabro spettacolo gestito da Willem Dafoe è proprio una belva umana. Guardarlo mentre spezza il collo a una gallina costa un quarto di dollaro. Cooper lo osserva in silenzio, per i primi quindici minuti non parla. È come se si specchiasse in quell’abisso.

La fiera delle illusioni è una cronaca di abbracci impossibili, di tormenti irrisolti. Non c’è spazio per la bellezza. L’unica creatura pura ha il volto di Rooney Mara, e la sua massima vetta è fingere la morte su una sedia elettrica. E Cate Blanchett? Qui è più pericolosa di un serpente a sonagli. Sarebbe sbagliato parlare di un remake di un film d’altri tempi. La fiera delle illusioni è il riflesso della disperazione di oggi. Cambiano le guerre (non c’è più Roosevelt), cambiano le crisi (la Grande Depressione ha solo un’altra identità), ma l’inganno e il terrore della perdita restano i grandi protagonisti del nostro tempo. L’incanto si trasforma in disincanto, mentre si aspetta il prossimo numero di magia.

NOTE

- CANDIDATO AGLI OSCAR 2022 PER: MIGLIOR FILM, MIGLIORE FOTOGRAFIA, MIGLIORE SCENOGRAFIA, MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"(...) qui del Toro (anche sceneggiatore con la moglie Kim Morgan) sembra abdicare a quella lettura horror della realtà che aveva fatto la sua popolarità e opta per un ritratto ai limiti del didascalico dell' ascesa sempre più ambiziosa di un truffatore. Sparisce completamente quella componente noir che era presente nelle pagine del romanzo e che aveva fatto la forza della versione di Edmund Goulding del 1947 (...) a favore di una illustrazione più leggibile e meno ambigua. Il mondo in cui si muove Stan ha i colori pastello di certa pittura novecentesca americana (il Grant Wood più inquietante, l' Edward Hopper più notturno) dove il cielo è sempre corrusco e le nuvole - che portano solo temporali o nevicate - sembrano aver cancellato il sole, ma soprattutto ci svela un' umanità dove l' inganno e la creduloneria permettono a personaggi senza morale di prosperare. Fino a quando non incontrano persone ancora più ciniche e immorali. Ed è proprio nello scontro finale tra il truffatore e la sua (apparente) complice, l' algida psicologa Lilith, che il film svela fino in fondo le sue ambizioni, quelle di una favola morale che usa l'America a cavallo della Seconda guerra mondiale, tra povertà e paura (il film inizia alla fine degli anni Trenta e finisce nei primissimi Quaranta), per costringere lo spettatore a riflettere sulle sue debolezze. Perché sono proprio gli ingannati, i creduloni, gli illusi, i veri protagonisti del film: sono le loro paure, le loro debolezze quelle a cui finiamo per volerci appassionare, più che ai trucchetti di Stan che si ritroverà prigioniero di un ruolo che non potrà che tradirlo. Ma quasi senza dolore, sicuramente senza pentimento. Il vero dramma resterà per sempre fuori campo. Insieme a chi ha creduto ed è stato ingannato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 26 gennaio 2022)

"Del Toro ci porta nel piacere di riconoscere la potenza linguistica del cinema di oggi su quello di ieri, quando lo celebra e insieme lo arricchisce, lo sovradimensiona, quasi per abbatterlo(...). Scoprire trucchi e strategie di imbonitori e spiritisti "acchiappa", ed è metafora del contemporaneo. Cast felice di giocare al cinema, per lo spettatore postmodern una vera goduria." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 27 gennaio 2022)

"(...) Sebbene il film sia ambientato parecchi decenni fa, tematiche e caratteristiche umane come la manipolazione, la cupidigia, il cinismo, l' inganno, sono sempre tanto attuali. E Del Toro ha scelto di trattarle in modo più radicato alla realtà, rispetto ai suoi precedenti film che giocavano sulla fantasia e sull'immaginazione, attraverso il genere noir." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 27 gennaio 2022)

"(...)Questa volta il cineasta messicano manca il bersaglio. Pur esibendo un ricco cast e una regia di gran classe, sconta il prezzo di una sceneggiatura e di personaggi poco coinvolgenti, così che la trama tortuosa non riesce a instaurare una vera tensione narrativa. Uscito assieme a Spider-Man , il film è stato un flop." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 gennaio 2022)

"Quello di del Toro è opera di grande qualità(...) Nella "Fiera" manovra quasi tutti i registri dello spettacolo, rilanciandoli. Dunque il surreale, l' horror, la tensione generale, il visionario, soprattutto un' estetica potente, con momenti certo espressionisti, una "pittura" che può richiamare artisti come Munch, persino Goya, fino all'immancabile Edward Hopper." (Pino Farinotti, 'Libero', 06 febbraio 2022)
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