La doppia ora

ITALIA - 2009
La doppia ora
Sonia, una ragazza di origine slovena che lavora come cameriera in un hotel, e Guido, un ex poliziotto custode di una villa, si conoscono durante una seduta di 'speed date'. L'attrazione è subito molto forte e i due iniziano a frequentarsi, ma quando la storia comincia a trasformarsi in qualcosa di importante Guido muore. Sonia entra così in un vortice di disperazione dove tutto è diverso da ciò che sembra e persino lei inizia a dubitare di se stessa. Ma il destino ha in serbo per lei una seconda occasione.
  • Altri titoli:
    The Double Hour
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: NICOLA GIULIANO E FRANCESCA CIMA PER MEDUSA FILM, INDIGO FILM, IN COLLABORAZIONE CON SKY, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, MERCURIO CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 9 Ottobre 2009

TRAILER

NOTE

- GIRATO A TORINO.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- COPPA VOLPI A KSENIA RAPPOPORT PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE ALLA 66MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

- GIUSEPPE CAPOTONDI E' CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO E AL NASTRO D'ARGENTO (2010) COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

- PASQUALE CATALANO E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2010 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA (ANCHE PER "CHRISTINE CRISTINA" DI STEFANIA SANDRELLI).

CRITICA

"'La doppio ora', pur nella sua calcolata artificiosità sceneggiatori, tra rumori amplificati che fanno sobbalzare sulla sedia e fantasmatiche apparizioni nell'ombra, si inventa un percorso personale, a suo modo d'autore. E tuttavia quasi tutto torna sul piano della logica, quando i due piani - l'uno minaccioso e allucinato, l'altro realistico e criminale - torneranno a saldarsi in vista del malinconico epilogo. Anche qui, a ben vedere, sta la qualità del film, inconsueto nel panorama italiano, bene recitato, fotografato senza bellurie da Ted Radcliffe, ambientato in una Torino non convenzionale, scritto a sei mani da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 11 settembre 2009)

"La protagonista è sempre Ksenia Rappoport, qui nel ruolo di una cameriera d'albergo slovena anziché di una prostituta. Ma il lavoro onesto è una copertura. In realtà adesca uomini per agevolare i furti in villa compiuti dall'amante. Insomma, li raggira. Peccato Capotondi creda opportuno imitarla, facendo credere per quasi un'ora allo spettatore quello che non è. Sono quegli artifici alla maniera di Hitchcock che sarebbe meglio lasciare appunto a Hitchcock. E poi di thriller metafisici se ne sono visti anche troppi. Questo, poi, detto seriamente e non secondo le indicazioni del catalogo della Mostra, potrebbe essere un buon film di propaganda per la Lega, tanto suggerisce diffidenza per le straniere. Che cosa giustifica la sua presenza in concorso? Soprattutto il paragone coi film italiani che c'erano l'anno scorso e che si ricordano generalmente con raccapriccio. Quest'anno il livello e stato migliore. Ma avrebbe potuto essere peggiore?" (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 11 settembre 2009)

"Il regista affascina il pubblico con una storia furba che solo nel finale troverà una spiegazione. Propone carte truccate. Lo spettatore lo segue dando retta a una cameriera d'albergo , Sonia, dal passato meno limpido di quanto si creda. (...) Capotondi conduce abilmente il suo gioco (...) senza dubbio è regista abile e, con 'La doppia ora' e altri film che lo seguiranno, incontrerà il consenso del pubblico, da ultimo restio a vedere i film nazionali." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 11 settembre 2009)

"Molto deludente, 'La doppia ora' di Giuseppe Capotondi, un thriller nemmeno particolarmente originale la cui unica preoccupazione sembra quella di mescolare le carte (...) per strappare qualche soprassalto allo spettatore. Che invece vorrebbe chiedersi solo perché un film così sia finito in concorso." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 settembre 2009)

"Tutto è doppio ne 'La doppia ora', esordio di Giuseppe Capotondi. Sembra un thriller ma forse è un mystery (e viceversa). Di certo è un film inconsueto a casa nostra, nonché quello che ha suscitato maggior curiosità nella stampa straniera. È anche un bel film? Sì e no (per l'occasione saremo doppi anche noi). Le cose più interessanti sono la sceneggiatura di Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, con i suoi doppi e tripli fondi, e i protagonisti Ksenia Rappoport e Filippo Timi, che in apertura vediamo fare conoscenza in uno speed date. (...) Più che al mistero ci si appassiona a ciò che nasconde, ovvero alle psicologie di questi due personaggi, al loro rapporto con la solitudine, alla malinconia di due esistenze ingabbiate, sia pure in modo assai diverso; anche grazie alla bravura dei due attori e all'accortezza di una regia che estrae molte sfumature da pochi dettagli. Solo che il film si ferma stranamente a metà, contentandosi di contemplare (e servire) il meccanismo narrativo che ha messo in piedi, senza dare abbastanza profondità e fascino a queste due esistenze da renderle davvero interessanti. Un 'esercizio di stile', si diceva una volta, di quelli che convincono se spruzzati di esotismo. Venisse da un paese lontano, con attori e paesaggi sconosciuti, avrebbe sedotto anche noi. Così com'è resta il rimpianto che Capotondi, 41 anni, un mestiere forgiato fra Spagna e Inghilterra girando spot e clip, non abbia osato qualcosa di più personale. Va bene citare senza complessi, da buon regista di genere, i propri 'padrini'. Va meglio combinare un insieme così eterogeneo in dosi più spregiudicate. È il limite di tanto cinema di oggi, troppo consapevole per sbagliare, troppo controllato per emozionare davvero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 settembre 2009)

"Debutto coraggioso, quello del quarantunenne Giuseppe Capotondi arruolato in concorso con il noir 'La doppia ora'. In un quadro di cinema casalingo minimalistico e autoreferenziale (quando non sgangheratamente socio-politico), un film come questo, modulato con passione e competenza sull'eco di classici di genere alla Hitchcock o Lang, rappresenta infatti una sfida senz'altro da valorizzare. Capotondi punta forte su Ksenia Rappoport e Filippo Timi per intrecciare davanti e dietro ai loro e ai nostri occhi una spirale di minacciosi inganni, trance memoriali e slittamenti di personalità sullo sfondo di una Torino come astratta o stupefatta; e se qualche passaggio è telefonato, qualche coincidenza zoppica e qualche connessione s'inceppa, proprio il lavoro in chiaroscuro sui protagonisti riesce in complesso a supportare l'elegante tenuta di regia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 settembre 2009)

"Le spiegazioni, come d'uso, alla fine. I tasselli del mosaico, via via ricomposto non sono tutti chiari e qualche lacuna tra le pieghe del racconto rischia di proporsi, ma i climi angosciosi la regia li dosa con mano ferma facendo sempre leva su quella realtà non reale in cui nessuno, quasi mai, è quello che sembra: approdando a un poliziesco che non potrà non convincere: incuriosendo e interessando. Nelle vesti di Sonia c'è Ksenia Rappoport, Guido è Filippo Timi. Meritano attenzione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 settembre 2009)

"Giusta la struttura in tre atti per un film che funziona dalla prima scena - uno speed date raccontato con precisione e velocità - all'ultima. Filippo Timi fa la guardia giurata, Ksenia Rappoport la cameriera ai piani." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 11 settembre 2009)

"'La doppia ora' è un film di fantasmi. Le allucinazioni di Sonia troveranno una spiegazione razionale, che ovviamente non riveliamo. Non siamo di fronte né a una versione di 'Giro di vite' né a 'The Others'. Semmai, potremmo scherzare sul sommo Hitchcock e ribattezzare il film 'L'uomo che visse due volte'. Ma di tutti questi modelli, 'La doppia ora' non ha la compattezza narrativa che servirebbe: nell'arco di 95 minuti sembra di vedere due film, non molto legati l'uno all'altro. C'è però sapienza nel costruire sequenze e atmosfere, e un uso molto acuto del sonoro, che fanno della 'Doppia ora' un esercizio di stile ben realizzato." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 settembre 2009)
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