La cura del Gorilla

ITALIA - 2006
La cura del Gorilla
Sandrone, detto Gorilla, è un ragazzo che soffre di sdoppiamento della personalità: una bonaria cialtrona e ironica, e l'altra - il 'Socio' - razionale, fredda e violenta. Sandrone lavora come investigatore privato senza licenza, attività che si concilia perfettamente con la sua doppia vita. Uscito dall'ospedale dopo aver ricevuto l'ennesima ferita sul campo, Sandrone decide che è arrivato il momento di condurre un'esistenza più tranquilla e accetta di lavorare come accompagnatore di un vecchio attore americano giunto in Italia per partecipare ad una convention come ospite d'onore. Tuttavia, per Sandrone/il Socio non è ancora giunta l'ora di ritirarsi dall'attività di detective privato...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, NOIR
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Sandrone Dazieri (Ed. Mondadori)
  • Produzione: MAURIZIO TOTTI PER COLORADO FILM, WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2006)
  • Data uscita 3 Febbraio 2006

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Riuscito fumettone noir con patina d'antan. Dopo sette anni d'assenza, Claudio Bisio convince nel suo ritorno al cinema con La cura del Gorilla. Per lui addirittura un doppio ruolo, che ne esalta spessore e matrice teatrale. Come nel romanzo di Sandrone Dazieri a cui è ispirato il film dell'esordiente Carlo A. Sigon, nel Gorilla del titolo albergano fin da piccolo due opposte personalità: una ironica e bonaria, l'altra fredda e calcolatrice. Niente trasformazioni alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde però. La metamorfosi è quasi tutta interiore, le sfumature impercettibili: un sopracciglio inarcato, la profondità dello sguardo. Tanto basta a Bisio per passare da Sandrone al Socio: due facce dello stesso taciturno ragazzone, convertito al lavoro di bodyguard, dopo precedenti da investigatore privato. A lui il compito di scortare Jerry Warden, vecchio attore americano in Italia per la promozione di un videogioco. Lui è Ernest Borgnine: 88 anni di carica e contagioso entusiasmo, qui al primo ruolo in italiano. Esilarante nella sua lingua maccheronica, è irresistibile anche solo a guardarlo: diverte perché si capisce che si diverte. A complicare le cose, una serie di omicidi che porteranno le due anime del Gorilla a scontrarsi per una battagliera operatrice sociale col volto di Stefania Rocca. La vicenda si svolge in un sottobosco criminale popolato da clandestini albanesi morti ammazzati (il ballerino Kladi Klediu di Maria De Filippi), impresari traffichini e piccoli piccoli (Antonio Catania), hacker no-global da centro sociale (Gigio Alberti). Giò Pesce, Faccia di cane, il geco: i nomi parlano di personaggi volutamente a tinte forti. Siamo nel fumetto, però, e l'abile tratteggio spinge la caratterizzazione fino al limite, fermandosi sempre a un passo dalla macchietta. Complici le azzeccate scenografie degli interni e la calibrata fotografia di Federico Masiero, il risultato è un noir dalle atmosfere perennemente notturne e rivestito da una suggestiva patina retrò. Menzione speciale, tra i gregari, a un Gigio Alberti ritrovato. Il pirata telematico Luke sembra riportarlo all'habitat cinematografico d'elezione di Nirvana e dei primi Salvatores. Bravo e umile Sandrone Dazieri, che con Pasquale Plastino ha letteralmente smontato il suo romanzo, per adattarlo alla grammatica cinematografica. Non mancano sbavature e qualche salto narrativo, ma il passato pubblicitario di Carlo A. Sigon si sposa bene coi toni stralunati del film. Mai sopra le righe, sempre eccessivo fino al limite.

CRITICA

"Bravissimo Claudio Bisio nei panni del gorilla schizofrenico, con due personalità in lotta come nei vecchi melò per ladies, inventato letterariamente da Sandrone Dazieri e ora portato al cinema in un curioso, irrisolto poliziesco lombardo che costeggia molti elementi socialmente attuali, immigrazione e razzismo alla cremonese, oltre alla presenza della guest star americana, l'irresistibile 88enne ex cattivo Ernest Borgnine. Carlo Sigon, regista deb, tiene a bada la storia d' amore con la Rocca, il giallo extracomunitario, soffocando la vena di commedia che forse era più idonea al protagonista, peraltro intenso, esprimendo l'ambiguità singola e collettiva e la confusione odierna. Mancano la tonalità del film, la chiave, il volume e il registro degli effetti anche ideologici, ma il cast con Catania e Alberti è simpatico e proviene dagli amici del vecchio gruppo del teatro dell' Elfo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 febbraio 2006)

"'La cura del gorilla', esordio in un lungometraggio di Carlo A. Sigon, è uno 'spaghetti noir', tratto dall'omonimo romanzo di Sandrone Dazieri. Benché ci siano un morto, un'indagine e, alla fine, un colpevole, il film non porta mai gli elementi noir alle estreme conseguenze. Neanche lo sdoppiamento della personalità arriva ai limiti: si tratta piuttosto di una schizofrenia ideologica, non clinica e raramente tragica. Un film che profuma di impegno politico e di centri sociali e cerca di rovesciare il concetto di buoni e cattivi. Ma anche qui non si spinge troppo in fondo. La vera marcia in più sono i duetti fra Bisio e il grande Borgnine." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 3 febbraio 2006)

"E' bravo Claudio Bisio. Specialmente a scegliere i film sbagliati. Oddio, non è che 'La cura del gorilla' sia brutto come 'Asini', di sette anni prima. Però poco ci manca. Per cominciare, è una commedia o un thriller? Boh, Magari un fritto misto, con sì e no un paio di battute spiritose e una trama gialla più inconsistente di un budino, che il debuttante Carlo A. Sigon ha tratto dal romanzo omonimo di Sandrone Dazieri. (?) Nel film che si dipana con eccessiva flemma nel sottobosco della mala, tra immigrati e faccendieri di minimo cabotaggio, tipo l'esagerata macchietta Giò Pesce con parrucchino. Insomma una (mezza) delusione con l'invadente voce fuori campo di Bisio che cerca invano di spiegare tutto: 'Io non ho capito niente'. Peccato per l'ottantanovenne, glorioso e super arzillo Ernest Borgnine. Meritava di meglio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 febbraio 2006)

"Era un'impresa ridurre ad accettabile misura di film un intreccio sovrabbondante e tortuoso, una scrittura generosa ma debordante e barocca. Lo stesso romanziere si è autoridotto stringendo, eliminando, riassumendo più personaggi in uno. Ma il risultato resta un po' faticoso da seguire. Anche se la cura del regista e del direttore della fotografia esordienti è pulita, corretta, brillante. Anche se si è trovato inventivamente il modo di risolvere il problema di rendere la schizofrenia del personaggio, uomo dalla doppia personalità come il dottor Jeckill. Anche se Claudio Bisio aderisce come un guanto e si dimostra attore di valore, e attorno a lui si affiatano bene Stefania Rocca, Gigio Alberti, Antonio Catania. Pregiata partecipazione di un grande, Ernest Borgnine." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 febbraio 2006)
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