LA CIECA DI SORRENTO

ITALIA - 1952
Mentre nel 1848 il Comitato rivoluzionario lotta contro il governo borbonico, il dott. Andrea Pisani, che ne fa parte, si reca un giorno a Sorrento dal marchesi di Rionero per prendere in consegna certi denari. Durante il suo soggiorno alla villa, la marchesa è uccisa da un ladro sorpreso a rubare. Accusato d'assassinio, il dott. Pisani, che non può rivelare la vera ragione della sua presenza, viene condannato a morte. Egli lascia un figlio giovinetto, Oliviero, che avviato agli studi per cura degli amici del padre, potrà laurearsi in medicina e divenire un oculista. La piccola figlia dell'assassinata, Beatrice, ha perduto la vista per un colpo ricevuto dall'assassino. A nulla hanno servito le cure prodigatele dal padre, che la disonestà del suo amministratore, il notaio Basileo, ha condotto alla rovina. Sono passati molti anni: Oliviero Pisani si trasferisce, sotto falso nome, a Sorrento, risoluto a riabilitare la memoria del padre e a fare ogni sforzo per ridare la vista a Beatrice. A questi progetti s'oppone Carlo Basileo, nipote del notaio, che è stato l'assassino della marchesa. Il notaio riesce persino a fargli sposare la marchesina, erede di un ricchissimo zio. Quando Oliviero opera Beatrice, Carlo tenta di farla uccidere per impedire ch'essa riconosca in lui l'assassino, ma ne è impedito da Oliviero. Carlo muore, mentre tenta di sottrarsi al castigo. Beatrice riacquista la vista e sposa Oliviero.

CAST

CRITICA

"Questa nuova versione del popolare romanzo di Mastriani è stata realizzata da Gentiomo con quella accortezza che la materia richiedeva e con quella sensibilità che il contenuto della trama consentiva. Si può dire perciò che (...) l'opera del regista, anche se non ripiegata da un risultato di un certo valore artistico, merita considerazione per le doti di misura e sobrietà (...)". (U. Tani, "Intermezzo", 9/10 del maggio/giugno/1953).
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