La bellezza del somaro

ITALIA - 2010
Marcello e Marina - lui architetto, lei psicologa - sono una coppia molto affiatata, dall'indole moderna e dinamica, sensibile nei confronti della salvaguardia dell'ambiente, con molti amici e una spiccata tolleranza verso tutti. I due hanno una figlia, la diciassettenne Rosa, lievemente dispotica ma brava a scuola e affezionata ai genitori. L'unico neo: il suo fidanzato, Luca, coetaneo carino e figlio di amici di famiglia, ma somaro a scuola, nervosetto e rimbambito dalle 'canne'. Quando la giovane coppia entra in crisi, Marcello e Marina cercheranno di scoprire l'identità del nuovo fidanzato di Rosa. Durante uno spensierato fine settimana con gli amici - e i pazienti di Marina - nella loro casa immersa nella campagna toscana, faranno conoscenza del nuovo amore della figlia: Armando...

CAST

NOTE

- BARBORA BOBULOVA E' STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2011 COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Il nuovo film di Sergio Castellitto è un oggetto da maneggiare criticamente con cura. (...) Forse 'La bellezza del somaro' è 'tremendo', ma non in senso qualitativo. Lo è nel giudizio morale che esprime sui suoi stessi personaggi, in modo consapevole: descrive con tremendo cipiglio un'Italia perduta, nella quale l'alta borghesia (...) ha perso ogni freno morale e ogni contatto con la realtà. 'Surreale' è un altro termine critico da maneggiare con cautela. Da Buñuel in poi, può voler dire tutto e il contrario di tutto. E però 'La bellezza del somaro' è qualcosa di più di una commedia grottesca, è proprio un film surreale, dove di tanto in tanto il regista/attore/autore guarda in macchina e si rivolge a noi spettatori, e dove il montaggio sempre acrobatico di Francesca Calvelli (...) crea associazioni visive sorprendenti. In breve: è chiarissimo cosa NON È. Non è una commedia all'italiana, non è un film natalizio. Più arduo dire cos'è. Forse un tentativo di importare Almodóvar nella borghesia italiana, o di ritrovare le atmosfere feroci di Ferreri (altro autore che Castellitto ha frequentato). Sicuramente è un film sfrontato, coraggioso, personalissimo. Solo Castellitto poteva farlo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 dicembre 2010)

"La commedia è un genere difficile che ha bisogno di rigore e persino di semplificazioni: altrimenti non funziona, seppur il copione è intelligente e servito da un bel cast. (...) Ambientata cechovianamente in un casale durante una vacanza, la commedia è ricca di spunti, e però fatica a trovare il ritmo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 dicembre 2010)

"Si respira aria di famiglia nei film natalizi, forse proprio per l'occasione, o forse come ciclicamente accade ecco che, a fronte di una mancanza di spunti, si rispolvera il tema più immortale. (...) Con l'archetipo di questi adulti abbastanza squallidi che si materializza nell'asino legato al bordo del giardino, di fronte al quale si consumano alcune scene madri, a cominciare dal bel ceffone che Castellitto molla alla figliola. E già, il punto alla fine è questo, la sberla-che-mai-mi-hai dato (o più bassamente quando ci vuole ci vuole)... perché lo schiaffo è segno d'amore (certo Milian nella 'Luna' di Bertolucci è altro). E dunque a causa dei genitori eterni ragazzi che i giovanissimi cercano l'Edipo nella figura del nonno? Il fatto è che Castellitto non sa da che parte cominciare, sceglie il film corale (alla Özpetek) e pensa che tutto funzioni meglio esasperando l'elemento grottesco di situazioni e personaggi (...) con risultato opposto. Nessun umorismo, nessuna cura per le sfumature, tutti sembrano capitati lì per caso. Il più 'alieno' è Jannacci, ma lui ci sta anche: surreale come un personaggio delle sue canzoni, è il deus-ex-machina che rimane sul bordo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 dicembre 2010)

"Esistenze disordinate, appagate, annoiate (non di rado disperate) alla ricerca di una soluzione apparente nell'azzurrissima estate toscana. Sergio Castellitto alle prese con una commedia allegra, a tratti scorretta, disegnata su un gruppo d'attori a loro agio nel continuo scambio di ruoli. (...) Se l'evoluzione del cinepanettone è l'ironia lieve, educata ed elegante, la rivoluzione è benvenuta." (M.P., 'Il Fatto Quotidiano', 17 dicembre 2010)
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