La banda degli onesti

ITALIA - 1956
Un ex impiegato della zecca, prima di morire, confida al portiere Antonio Bonocore di aver sottratto alla zecca, tempo addietro, un cliché per la fabbricazione dei biglietti da diecimila lire, e lo scongiura di gettare il predetto cliché nel Tevere. Attratto dalla lusinga di una facile ricchezza, Antonio decide invece di consegnare il cliché per servirsene. Per la vagheggiata impresa trova due soci nelle persone del tipografo Lo Turco e di un imbianchino, tale Cardoni. Per procurarsi un biglietto da diecimila lire, che serva da modello, Antonio deve vendere il suo vecchio orologio. La perfetta riuscita della stampa della prima banconota, che viene spacciata in una tabaccheria, lo compensa del sacrificio. La fabbricazione delle banconote si svolge febbrilmente la notte nella tipografia di Lo Turco e i tre soci si dividono il prodotto del loro lavoro, felici di poter finalmente soddisfare alcuni desideri. Ma un fatto imprevisto viene a turbare la loro gioia: il figlio d'Antonio, guardia di finanza, viene trasferito a Roma ed assegnato al servizio speciale per la lotta contro i falsari. Quando viene a sapere dal figlio che i finanzieri sono sulle tracce di una banda di spacciatori di biglietti falsi, Antonio avverte i suoi soci, perché si liberino delle banconote false. Convinto che le autorità abbiano dei sospetti sul suo conto, Antonio decide di costituirsi per non rovinare la carriera dei figlio; ma apprende che la banda degli spacciatori è già stata arrestata e scopre che l'unico biglietto da lui spacciato era quello buono, frutto della vendita dell'orologio, ch'egli aveva scambiato con un biglietto falso. Felice per la scoperta, corre dai suoi complici ed apprende che nessuno di loro aveva mai spacciato un biglietto falso. Riconosciuta la propria onestà, i tre soci si liberano del pacchetto delle banconote, che non avevano avuto il coraggio di mettere in circolazione.

CAST

NOTE

- DIRETTORE DI PRODUZIONE: VITTORIO MUSY GLORI.

- AIUTO REGIA: MAURO MORASSI.

- FONICO: FRANCO GROPPIONI.

CRITICA

"Nel panorama non troppo consolante dei nostri film comici, questa pellicola (...) merita una menzione onorevole. Spigliata, briosa, dotata di un dialogo vivace e di qualche genuina trovata, la storia corre diritta all'onesto scopo di suscitare risate (...)". (Vice, "Il Messaggero", 13/4/1956).
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