La balia

ITALIA - 1999
Roma, primi anni del Novecento. Il professor Ennio Mori, un medico affermato che si occupa di malattie mentali, e la moglie Vittoria hanno un bambino. Il parto è molto difficile, e l'avvenimento mette ben presto in crisi il rapporto tra marito e moglie. Il neonato non si attacca al seno della madre e Vittoria comincia a sentire una sorta di distacco dal figlio, che si traduce in una sostanziale mancanza d'amore. Mori si decide allora a prendere una balia e la scelta cade su Annetta, una ragazza siciliana fiera e volitiva, sposata con un uomo agli arresti per motivi politici. Annetta in breve tempo stabilisce col bambino un rapporto di grande intimità e fisicità, mentre Vittoria cade in un'angoscia sempre più profonda che infine la spinge a lasciare la casa e il marito. Mori nel frattempo è impegnato in ospedale a provare nuovi modi per curare i malati di mente. Un suo giovane assistente guarda anche con attenzione i cortei e le manifestazioni che riempiono le strade reclamando cambiamenti sociali e pensa che una nuova medicina debba andare di pari passo con una nuova società. Mori si avvicina di più ad Annetta, viene a conoscenza del fatto che è analfabeta e accetta di darle lezioni, anche se quando arriva il momento non sa da dove cominciare. Mori incontra di nuovo la moglie ma tra loro il dialogo risulta ormai difficile e faticoso. Annetta non riesce più a nascondere il fatto che, quando esce, va in una casa vicina ad allattare anche il proprio figlioletto. Mori però non la rimprovera. La presenza di Annetta ha ormai creato un solco profondo tra marito e moglie ma allo stesso tempo ha permesso di diradare il velo dell'incomprensione e di intraprendere la strada verso una maggiore chiarezza.

CAST

NOTE

- IL FILM E' STATO REALIZZATO CON IL CONCORSO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI-DIPARTIMENTO SPETTACOLO.

- ESORDIO DELL'ATTRICE MAYA SANSA.

- DAVID DI DONATELLO 2000 PER I MIGLIORI COSTUMI.

- CIAK D'ORO 2000 PER: MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (MAYA SANSA), MIGLIORE FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA E COSTUMI.

CRITICA

"E' vero che Bellocchio piega in parte il testo originale ai suoi temi, al suo sguardo, che si prodiga per attualizzarne dinamiche datate. Ma sembra appunto un intervento un po' meccanico, la cui pratica di routine passerebbe inosservata nel caso di un comune metteur en scene, che abbia avuto l'incarico di 'illustrare' con belle scenografie e bei costumi un romanzo ottocentesco. Non è in discussione la buona fede di Bellocchio (...) è in discussione l'efficacia del risultato. (...) Il racconto, che non manca di momenti belli e intensi, e che non manca altresì di una ricchezza di piani sociali, psicologici, emotivi, ideologici che rendono teoricamente il film molto interessante, finisce però con il non riuscire ad animarsi. Così come non si amano i personaggi, a parte la suggestiva e promettente presenza della giovane interprete del ruolo del titolo, Bentivoglio e ancor più Bruni Tedeschi risultano come ingessati, bloccati nei loro accurati costumi sullo sfondo degli accuratissimi ambienti". (Paolo D'Agostini, 'Annuario del cinema italiano' 1999/2000)
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